Lettera ad una Compagna di Sella…

cat.jpg “Buonasera, Sorellina”.

Ho riflettuto a lungo su quanto mi hai detto via telefono, qualche sera fa.
Non tanto per le serie problematiche che stai affrontando e per le quali, come ben sai, ti sono vicino, ma perché nelle tue parole ho percepito oltre ad una grande tensione interiore peraltro ampiamente comprensibile, un oscuro messaggio che parla di “inadeguatezze” che sono avulse alla tua natura forte e determinata, ed anche di tanti dubbi sul come conciliare il tuo immediato futuro di madre, moglie e lavoratrice (oh, come odio questo vocabolo socialmente ambiguo…) ma soprattutto di dubbi su tue scelte antiche e su molte altre che dovrai affrontare nell’immediato.

Come te, anch’io mi trovo di fronte ad un bivio ed ho molti dubbi nell’affrontarlo.
Ho voglia di proseguire comunque il mio cammino ma non vedo strade proseguire oltre questo bivio e, in tutta sincerità, non trovo in me così tanta forza d’animo da poter sbagliar strada a cuor leggero.
Volevo solo esternarti questo mio stato d’animo, per farti meglio interpretare quanto ora scriverò.

Stamattina credo di essermi scoperto un pò più vecchio. Dentro, più che fuori.
Sto progressivamente perdendo il piacere di vivere, o sto lentamente abituandomi ad una sua qualità diversa e poco piacevole, e quel che è interessante è che da un pò di tempo percepisco un nuovo piacere insito in questa oscura consapevolezza, e giungo quasi a provare una qualche ludica forma di soddisfazione nel percepire questo drammatico cambiamento del’animo.
Non so se ci sia una logica in tutto ciò, se io possa considerarlo un sintomo di maturità raggiunta ed espressa, o di un nudo e spietato disincanto, o se più semplicemente sto osservando l’ultimo conato di vita dell’adolescente che da lungo tempo agonizza nel profondo dei miei recessi.

Tutto ciò che provo è un fiero dolore, una gioia oscura che trova la sua immagine eidetica nel vedere me stesso fermo lungo una strada in aperta campagna, in piedi vicino alla mia moto durante un furioso temporale con l’acqua che inizia a dissolvermi lentamente, inesorabilmente… e mentre il mio volto si dissolve dilavato dall’acqua battente e le mie dita cessano di avere consistenza, alzo verso il cielo il moncone che poco tempo prima era la mia mano ed un lampo pietoso scende dolcemente, in un caldo abbraccio nullificatore, per darmi tutta la pace dell’Universo nel musicale rombo di un tuono che si allontana.
A volte sogno intensamente questa scena, ed ogni volta che accade mi risveglio calmo, atarassico, “accompli”.
Forse, è semplicemente la chiamata all’annichilazione che ognuno di noi, nel suo inconscio, sa di dover accettare avendo adempiuto al proprio fine di vita… Io le ho dato questa forma-immagine, e devo dirti che essa me la rende soddisfacente, quasi rivestendola di un’aura di nobiltà.

E cosa c’entra tutto ciò con i miei dubbi, chiederai… forse nulla, però converrai che entrambi abbiamo vissuto i nostri anni dell’Onnipotenza attraverso un periodo di tempo in cui tutti i valori morali positivi sono stati man mano rimossi, se non addirittura trasformati in autentici handicaps sociali, dei cattivi modelli da cui tenersi accuratamente alla larga.

Le sane abitudini del buon vivere, i modelli comportamentali di giustizia e morale, libertà e rispetto, sono stati rimossi dalla psiche collettiva per essere rimpiazzati da “altri” più consoni ad un mondo decisamente meno propenso ad accettare chi lotta per salvaguardare la propria identità e le proprie convinzioni interiori.

In tal senso, tutto ciò ha a che fare con te perchè in te e nei tuoi dubbi vedo uno specchio che evidenzia i miei.

La differenza tra noi e gli “altri” è che noi, anche se controvoglia, crediamo.

Certo, magari non crediamo esattamente in quel Dio buono e misericordioso delle Sacre Scritture, l’Ineffabile Uno che tutto e tutti perdona, e consola tutti i derelitti ed i sofferenti che verso di Lui anelano, ma cerchiamo di attenerci a quei precetti del saggio e gentil vivere, scolpiti tanti anni fa nei nostri giovani animi, quando il mondo era ancora bello e la speranza aveva ancora casa nel cuore degli uomini, anche nel nostro.

Sai, credo che in fondo siamo davvero povere cose se non troviamo, o peggio, se perdiamo il fine della vita… e poichè non c’è religione che sappia corroborare l’animo in sua assenza, né esiste alcun credo interiore che ne valorizzi gli aspetti rendendo ad esso un senso o una logica utile per poterlo sostituire, ecco che per quelli come noi il mondo è semplicemente divenuto troppo piccolo per contenere la consapevolezza del nulla.
Troppo scontato per chi come noi cerca ancora disperatamente il mistero.
Troppo stereotipato per chi come noi ancora cerca di essere l’Uno al di sopra del Bene e del Male.
Troppo limitativo per chi come noi agogna una vita degna di essere vissuta.

Ed ecco, quasi a giustificare il mio sproloquio, è in questo preciso momento che nelle nostre anime appare il temibile bivio che ogni essere intelligente deve affrontare… in passato, i buoni Cattolici lo chiamavano “esame di coscienza”, altri meno gentili addirittura “resa dei conti”, e certi animisti convinti lo rivestivano della parola “resurrezione”, ma al di là del nome imposto, il suo originale significato era la “morte iniziatica”.

Ecco il vero messaggio, che impegna in toto la mente ed esige risposta ad ogni costo, che consuma l’animo ed il corpo finchè non venga posta la “quistione”, quella domanda che Parsifal non riusciva a porre/porsi per riuscire a riconquistare il Grail.
Perché è sempre del calice amarissimo che si parla… il Sangue Reale, la Vita infusa, il Fine dell’Essere. Nulla di magico o soprannaturale, ma sicuramente in esso riposa tutta la mistica del nostro Essere.

Ed io, oggi, faccio un passo per fermarmi in mezzo a questo bivio e scopro che in realtà non vi sono due strade, ma semplicemente una che arriva dove mi trovo, e la stessa che proprio da questo punto riparte.

Passato e futuro si incontrano quì ed adesso… E come vedi, mia gentile amica, una volta fatto il primo passo attraverso di esso, ti avvedi che in realtà non esiste nessun bivio e non c’è alcuna scelta da fare in sua relazione.

E’ semplicemente la lunga strada della Vita, ed è solo perchè ogni volta che facciamo una scelta si aprono nuove vie, che essa ci appare come un bivio. Ed è solo perchè ad un certo punto della nostra Vita iniziamo a riflettere sulle tante scelte fatte che improvvisamente diveniamo coscienti della nostra fatica di scegliere, ed in quell’istante iniziamo a percepire la presenza del bivio.

Non è un segno di decadimento, è semplicemente il prendere coscienza del fatto che alcuni dei nostri assiomi mentali hanno terminato la loro finalità d’esistenza e lasciano pertanto spazio, nel nostro Palazzo della Mente, a nuove dinamiche mentali, ed a nuovi pensieri ad esse correlati, per le quali, come per ogni cosa a noi ancora incognita, proviamo un ancestrale timore.

Io stesso, ora, mi scopro inadatto a porre la Quistione di Parsifal e non riesco a realizzare la mia vita.
Sono solo un uomo con un cuore che esplode di un amore che sa di non poter più esprimere, che sogna e desidera tornare bambino non per sfuggire alle sue responsabilità, ma per tornare indietro nel tempo perchè brama di tornare ad essere parte di un mondo più buono, un mondo che sapeva gioire della sua semplicità e che era popolato di gente vera, con sentimenti ed emozioni vere.

Non sono Parsifal, che si mette in gioco per riscattare il Re dal suo stato inane e conseguentemente innalzare sé stesso al grado di Nobiltà dell’Essere che gli compete per il fatto di essere venuto al mondo, puro nell’animo. Non so porre la domanda, cerco solo la risposta ad essa e probabilmente è per questo che non la troverò… Vorrei solo avere, ancora una volta, la possibilità di porre la Domanda e cercare ancora di salvare questo mondo, e me stesso, da sè stesso.

E’ troppo chieder ciò? …Dici che non è in mio potere, che non sono Dio, mia buona amica?
E’ vero, ma credo che dovremmo tutti tendere verso di esso, e non come ci dicono altri che si professano suoi messi, annichilandoci e soffrendo in suo nome, ma elevando noi stessi e riguadagnando come Parsifal la “nostra” Nobiltà, tornando ad essere quegli invincibili ed ieratici Cavalieri dell’Anima a cui in passato l’Umanità anelava, speranzosa oltre ogni logica terrena. Dov’è il peccato, se l’Orgoglio ha come unico scopo il renderci simili a Dio?

Soffriamo, e nel far ciò impugnamo il patto di Vita che c’è tra gli Dei e gli Uomini… un patto che in tempi remoti altri hanno contratto in nostra vece e che oggi, per noi, non ha e non può più avere alcun valore.
Moriamo, divenendo consapevoli che non fummo noi a violare il patto ma gli Dei stessi, divenuti gelosi di dover condividere l’Eternità con chi mai vollero considerare loro pari. Ed ecco che appare, laggiù, l’alta sagoma dell’Albero del Bene e del Male… l’unica, vera sapienza.

Ed allora, se dobbiamo soccombere, facciamolo cercando di divenire Dei.
Lottiamo per il cuore come Parsifal, soffriamo per amore come Yashu-ha-Nozri (Gesù), immoliamoci per passione come Bradamante e moriamo per la gloria come Leonida. Per uno scopo, sempre.

Perché la Questione è tutta lì… esser degni –non- di avere la risposta, ma di –porre- la domanda… In quel momento, con la Parola di Potenza che risuona nel nostro petto, gli stessi Dei si prostrano al nostro cospetto perché nulla, neanche oltre il Ponte dell’Arcobaleno che nasconde il loro Valhalla ai nostri mortali occhi, nulla può opporsi alla richiesta di -giustificare-, di chiedere il perchè della loro esistenza.

Veniamo in questa dimensione come piccoli agglomerati cellulari, e durante il nostro sonno cosmico di nove lune diveniamo pesci, rettili, anuri, cani, scimmie e nasciamo come uomini, affratellati nel sangue e nell’amnios… ed allora perché non dovremmo –continuare- ad evolvere iniziando a volare, innalzandoci dall’aspro oceano della contingenza sulle ali della consapevolezza per prendere il -nostro- posto in mezzo agli Dei? Cosa c’è di sbagliato in questa legittima aspirazione, se non uno stantìo luogo comune che ci vuole succubi della Divinità?… Divinità che, peraltro, noi stessi abbiamo creato?

Moriamo solo per noi stessi, non per un Dio, quotidianamente straziati tra il desiderio di migliorarci e la conscia impossibilità di poterlo fare… corriamo a perdifiato sapendo che il tempo a nostra disposizione non ci basterà e che non ci sarà data una seconda possibilità.

Ma pensi mai a ciò che fai? Metti su un pò di musica degli anni ’80 per ritrovare un po’ di energia residua ed invece muori ancora un po’ ricordando quanto di te è legato a quelle note… l’emozione che ti schiantava il petto la prima volta che sei andata da sola in bicicletta, il turbamento della prima volta che hai fatto l’amore, gli amici che ti hanno tradita e poi nuovamente cercata, le giornate di sole che non passavano mai e la sensazione di eternità che ti dava forza, la libertà di fare ciò che volevi e la paura/gioia di essere madre… poi ti rianimi, ti guardi intorno e trasali ricordando che tutti si aspettano qualcosa da te, o almeno così ti appare, e ti senti improvvisamente inadatta, obsoleta e troppo debole per sostenere il carico degli impegni a cui dovresti far fronte… ed allora provi a correre ancor di più, senza fiato, fino a cadere per terra tramortita. Scopri di non essere imbattibile, che non tutto può passare attraverso di te, che devi iniziare a fidarti di chi ti ama ed è sempre al tuo fianco, e capisci che forse non avresti dovuto commettere l’errore di pensare di essere onnipotente.

La differenza tra l’essere maturi ed il non esserlo risiede solo in questo, mia buona e gentile amica.
La realtà è che siamo di carne e sangue, e che dovremmo onorare questo Padre e questa Madre al solo fine di poter innalzare il nostro Spirito al di sopra di essi, così come in natura tutti i figli lasciano i genitori per propellersi verso la loro Vita.

Non soffrire per il tempo che passa, non soffrire per avversità su cui non hai potere, soffri solo per ciò che è in tuo potere controllare. Sarà molto più facile dominare i dubbi, e le incertezze torneranno ad essere semplici scelte come erano in principio, quando il tempo per te ancora non esisteva.

Continua a far le tue scelte con l’oculatezza e la lungimiranza che ti contraddistinguono, e guarda molto più spesso negli occhi di chi ti vuol bene…

Vi troverai riflessa la tua immagine e vedrai che essa annuirà, contenta di una scelta che già si è fatta strada nel tuo cuore.

Ripensa al momento in cui, insieme ai tuoi amichetti d’infanzia, vedevi scendere lentamente il paracadutino giallo-rosso con appeso il titillo lanciato da un aereo che passava sulla battigia, in una giornata di sole di un tempo che per te era ancora fermo, e prova ancora una volta l’attimo estatico in cui, dopo il tuo salto per catturarlo, esso si poggiava tra le tue dita.

La vita era tutta in quell’attimo, e tutte le tue gioie, i desideri, le aspirazioni, le emozioni, sono nate in quello stesso attimo…. Ti auguro ogni felicità, ed anche se adesso ti sembra preclusa, essa arriverà.

Con amicizia e stima.

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