#2 – l’XJ750 Seca…

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…Già, “superlativo”, e non a caso.

Pur ammettendo di averlo strapagato e che con tutti i lavori che dovetti farci avrei potuto ambìre a ben altro mezzo, devo dirvi che questa è con ogni probabilità la moto a cui sono sentimentalmente più legato.

Gironzolavo da poco più di un anno con il CB400, ed al momento non desideravo qualcosa di pù sostanzioso…  L’occasione tentatrice, mio malgrado,  si materializzò nelle continue profferte di acquisto del mio CB da parte dell’allora boy-friend di mia sorella… Mi trovai, in pratica, nella circostanza di poter rendere soddisfatte due persone, e così feci.

Il Massimo, così si chiamava, ebbe la sua arrembante CB, ed io acquistai pochi giorni dopo questa XJ750 Seca da un mio collega che non ne poteva più di tenersela in garage a digerir polvere.

Ad onor di verità, devo dire che questa è stata la moto in peggior stato che io abbia mai rilevato. Gomme andate, telaio da rifare in alcune sezioni critiche pesantemente ossidate, cuscinetti di sterzo bloccati e cementati, una pinza freno del tutto inceppata… in compenso le vernici erano ineccepibili, ed il motore richiedeva solo una attenta manutenzione e pulizia della “stecca” di carburatori.  Dovetti smantellarla totalmente, sabbiare il telaio e farlo riverniciare con vernice epossidica a doppio spessore, cambiai tutte le tubazioni dei freni nonchè i calipers delle pinze ed i cuscinetti di sterzo, svuotai motore e cardano e cambiai tutti i lubrificanti e le guarnizioni e man mano che ricomponevo i pezzi del puzzle mi tornava il sorriso, finchè un bel giorno riuscii a ripristinare anche le ultime bubbole di natura elettrica, riattivai il selettore della chiave di accensione e riuscii a sentire per la prima volta la voce di questo motore… inutile dire che accendere un 4 cilindri pieno di olio di pulizia, e per giunta senza i silenziatori, è una cosa abbastanza “sonora” e “oleosa” tant’è che dovetti spegnere subito il contatto, ma furono pochi secondi che giustificarono le settimane ed i soldi profusi nel voler rianimare questo rottame.

Acquistai nella stessa serata un paio di scarichi Marving decisamente aperti, acciaio ed alluminio come li vedete in foto, e nonostante un decentissimo silenziamento posso assicurarvi che oltre i 5000 rpm erano decisamente una goduria… ;)

Gomme Pirelli Match, un sogno su questa ciclistica, un cupolino in puro stile “anni ‘80″ per allentare la morsa del freddo invernale, freni rifatti a puntino, ben ricarburata e sincronizzata,  era un assoluto delirio…  83CV all’albero, poco oltre 72 alla ruota, ma sufficienti a far superare di slancio i 200 orari a questo vecchio missile.

Ci ho fatto quasi 50000 km, e dopo un sacco di giri nazionali più o meno lunghi mi son fatto coraggio, ho valicato le Alpi e ci sono arrivato fino ad Hannover, e poi Brema, fino a planare su Fulda, ameno luogo in cui questa moto venne immatricolata per la prima volta nel lontano  1983…  Non so se avesse riconosciuto l’aria di casa, ma dopo un paio di giorni la moto sembrava avesse ben poche intenzioni di tornare in Italia ed io anche meno, ma il dovere ci imponeva un rapido ritorno, e così facemmo.

Dopo questo lungo viaggio dovetti convenire che l’albero cardanico di questa moto era perfetto… morbido e progressivo, mai una reazione strana nemmeno guidando alla “garibaldina”, viaggiando a velocità di crociera autostradale, tra i 140 ed i 160 orari, la moto raggiungeva un equilibrio invidiabile anche con le sue tre borse Krauser montate (diavolo di tedeschi… loro sì che le fanno bene ’ste cose…) che comportava una guida in totale relax, tanto che macinai il ritorno in tempi davvero ridotti e senza particolare fatica, con le uniche soste richieste dal rifornimento, pip-stop e vari caffettoni autostradali.

Grande moto, mi ha dato davvero tante soddisfazioni… stilosa, veloce ed elegante, si prestava a divenire una supertourer ma non disdegnava la “smanettata” sul misto, dove metteva sul piatto della bilancia il suo baricentro bassissimo che, a scapito dei suoi quasi 240 kg, permetteva una guida davvero divertente.

Fece una brutta fine, e non per mia scelta.

Avendo raggiunto un notevole chilometraggio ebbi la necessità di far eseguire un intervento di manutenzione straordinaria per cui all’epoca non ero attrezzato nè competente, così mi rivolsi al locale concessionario Yamaha per far eseguire l’intervento. Non sto a raccontarvi le mille raccomandazioni, l’attenzione, etc.etc… beh, finì che il sedicente meccanico sollevò il mio XJ750 sul banco idraulico per poterci lavorare, ma dimenticò di bloccare la botola anteriore.

Già, avete capito bene… la moto rovinò per terra da un’altezza di oltre un metro. Forcella e cerchio distrutti, telaio fracassato, serbatoio, codone e fianchi buoni solo per vedere il colore… Fine del gioco.

Il concessionario, vista la gravissima situazione ingeneratasi dovette venirmi particolarmente incontro, stante l’impossibilità logistica di ripristinare il mio XJ.

Mi accordai con lui per un prezzo di estremo favore se avessi acquistato una nuova moto (cosa già in programma, visto il già citato chilometraggio raggiunto) lasciandogli il rottame con una ulteriore supervalutazione, pena una inevitabile citazione per danni che in tutta sincerità, essendo in quel periodo piuttosto “intimo” con la figlia del conce stesso, cercai di evitare.

Fu così che, fortunosamente, acquistai il mio primo FJ… ma questa è un’altra storia. :D

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