Giocattoli

nutella_lrg… ci si dovrebbe pensare, ogni tanto.

Tra le molteplici attività umane, il divertimento è con ogni probabilità ciò che più definisce la qualità ed il senso della nostra esistenza.
Divertirsi è l’autoaffermazione del fatto di essersi affrancati dalla necessità, ed in tal senso è ovvio che una importante parte delle nostre vite sia incentrata sull’uso dei giocattoli quali strumenti con cui procacciarsi questo sottile piacere interiore.
Noi adulti abbiamo pertanto molti giocattoli, sicuramente più dei bambini…  Autovetture, cellulari, case, soldini, animali, e chi più ne ha più ne metta.

Il mio giocattolo preferito è la motocicletta.

Così come da bambino fantasticavo con i miei balocchi sollevandoli verso il cielo così da perdermi nella loro immagine stagliata contro il cielo, analogamente faccio adesso con la mia moto sedendomi in sella, carezzandone il serbatoio ed accucciandomi al suo fianco per vederla più grande e possente e, oh, sì…  guidandola, con nell’animo il puro piacere del gioco che solo un bimbo che ancora conosce il significato della parola “incanto” può provare.

Gioco senza fine, e senza fini… Tornare ad essere il bimbo che cavalca il suo destriero immaginario, mentre i contorni della realtà vengono modificati e plasmati dalla forza di una fantasia senza limiti. Questo è il vero senso del gioco, e del divertimento… fare, e disfare libero da vincoli, soprattutto quelli da te stesso creati.

Nell’ambito delle due ruote vale lo stesso principio… divertirsi, comunque e dovunque, facendo volentieri a meno delle convenzioni, dando briglia sciolta alla fantasia.  Mi piace il fatto che da questo messaggio orfico si sia tratta addirittura una pubblicazione periodica, a dichiarato fine “bike style” e con sconfinamenti nel campo del culto del buon vivere, perchè significa che almeno tra noi motociclisti c’è ancora l’anelito ad un mondo in cui vivere significhi qualcosa di nettamente diverso dal sopravvivere o, peggio, dall’essere vissuti da altri.

C’è chi dice che si è “veri motociclisti” solo se s’è fatta almeno una Dakar, c’è chi invece ritiene che ci si possa fregiare di tal titolo, chiamiamolo così, se s’è partecipato ad una edizione del TT, altri ritengono che faccia molto “motard”  il totale controllo di una leggerissima trial ed altri ancora dicono che il vero moticiclista  è quello che, manetta al massimo, rischia la pelle sempre, comunque ed oltre qualsiasi logica.

Ce ne sono tanti altri, lo so… ed ogni tipologia citabile ha senza dubbio il “suo” particolare modo di essere motociclista.

Personalmente mi sento molto Motociclista, anche se ho lasciato perdere da un pò di tempo le sportive e le super-GT e vedo con poca o nessuna simpatia le ruote tassellate.

Gironzolo con una paciosa moto da una sessantina di cavalli e quasi due quintali e mezzo di peso, con un interasse da motocarro Ape e la manovrabilità di un carro armato, ma mi diverto parecchio… in un modo che non pensavo fosse per me ancora possibile.

Il mio tipico profilo di missione comprende assiomaticamente la chiacchiera in marcia con i miei compagni di scorribanda, il “controllo qualitativo” degli agriturismo che incontro durante il mio vagabondare, ed il mio concetto di relax è basilarmente incentrato sull’usare quanto più possibile la mia moto, essendo notoriamente allergico alle quattro ruote.

Mi sento davvero molto “motociclista”  quando aiuto mio nipote a tensionare la catena della sua endurina o nel rimontare l’ennesima freccia demolita in una scivolata, quando scambio colorite opinioni sulle amene stradine dell’interno d’Abruzzo e quando ricordo insieme ai miei amici folli il rischio e l’adrenalina di quel dannato tratto di strada ghiacciato in cui sentivamo che tutti gli angeli del continente s’erano dati appuntamento lì per aiutarci a tenere la moto dritta… ed il ricordo del doppio cordiale che prendemmo per rianimarci dopo quel tremendo giro al freddo, quello sì che era roba etilicamente “motard”…

E poi la tensione nervosa di quando “metti mano” per la prima volta alla moto nuova ed hai una paura matta che le chiavi rovinino i dadi intonsi, oh, sì, anche questo è molto, molto “motard”.

Proprio come la carezza, un pò amorevole, un pò lascìva, fatta sul serbatoio della moto prima di salirle in sella, e l’odore del panno di daino ben umido riposto nella tracolla per ripulire sommariamente il cupolino appena fermi,  la bottiglia di WD40 che finisce sempre quando maggiormente serve,  la borsa persa in velocità lungo l’autostrada e fortunosamente recuperata da un amico che sopraggiunge,  il sottile piacere nel montare l’accessorio appena arrivato dall’Inghilterra… tutto questo è essere motociclisti.

E’  l’emozione e la gioia dell’avere una moto che ti attende in garage, è il piacere di vestirsi la mattina sapendo che tra poco diverrai padrone del vento, è l’orgoglio di spiarsi riflesso nelle cromature e rubare lo sguardo dell’amico un pò invidioso, è l’edonismo fatto metallo e cuoio che esalta l’individualità e magnifica l’ego.

E’  l’eterno sogno dell’adolescente che è in noi.

Non a caso Rider significa Cavaliere. ;)

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