Work in Progress V – La Comodità…

…Questa sconosciuta.

Ok che la moto dev’essere pura e dura… ok che il minimalismo fa eleganza… ok che meno roba c’è e meno peso porti appresso… ma almeno questo concedetemelo… DOVE METTO IL BLOCCADISCO? :|

“Un vero motociclista non abbandona mai la sua cavalcatura, al limite se ne allontana rimanendo comunque a portata di lancio del casco!…” oppure, per i tradizionalisti,  “c’è sempre lo zainetto, che è un must per il vero biker tutto d’un pezzo…”

Per carità, avete ragione ma tutte queste elucubrazioni passano in secondo piano quando, come nel mio caso, ci si scontra con la vibrata protesta della consorte che dice “ad ogni accelerazione scivolo via da questa sella farlocca !”

In effetti,  non sempre si può girare con la passeggera adesa alla schiena stile zainetto, e questo  è  doppiamente valido dovendo mediare con il torrido clima di questi giorni e con un sellino davvero poco accogliente.

Due problemi per i quali occorre trovare una soluzione drastica… temo che stavolta non potrò evitare di considerare l’acquisto di un portapacchi, magari integrato con un sissybar piccolo piccolo, insomma quanto basta per mantenere mia moglie saldamente assisa in sella.

Cielo, già inorridisco al solo pensiero… un ciarpamone cromato montato sullo snellissimo codone della mia cavalcatura!  Vabbè, chiudo gli occhi, accendo il netbook ed inizio a girovagare sui cataloghi di accessori Triumph

Ugh.

… eeeeh?

E questi sarebbero dei portapacchi – sissybar?

Non li monterebbe nemmeno un prepubere in vena di cialtronerie gratuite, del tipo frange di pelle ai terminali dei manubri, teschioni dipinti sul serbatoio o miriadi di luci e lucette da fare invidia perfino alla Lambretta di un Mod!

Poi, se devo dirla tutta, vendere due sfigatissimi tubetti di metallo cromato a cifre molto superiori ai trecento euro mi sembra qualcosa di molto, molto assimilabile ad un latrocinio… Vabbè, vediamo se sull’aftermarket si trova qualcosa di umanamente abbordabile.

Cerchiamo ancora, non scoraggiamoci!

…  … oh, ma che è?

Nooo, per carità… devo trovare qualcosa di solido, semplice e filante che garantisca un minimo di capacità di carico, in pratica quanto basta per legarci su uno zainetto con le straps, e che naturalmente fornisca un minimo di supporto per la schiena di mia moglie, non certo queste assurde cosacce che servono a scimmiottare, per giunta in modo alquanto goffo e sgraziato, altre moto.

Evidentemente questo genere di articoli ha una enorme diffusione, ben più ampia rispetto ad altre categorie di accessoristica per moto… Il solo eseguire una ricerca tra gli “universali” ti toglie qualsivoglia stimolo per la ricerca, visto l’incredibile numero di articoli disponibili e di ditte che li producono.

Continuo la mia ricerca con alterne fortune fino a che, come già avvenne per il manubrio M-Bar (vedere “Work in progress IV”), il Sig. Norman Hyde accorre in mio soccorso!

Piccolo, “de-sissyzzabile” alla bisogna, realizzato in solidissimo acciaio inox triplo cromato e, soprattutto, comprensivo di tutto l’hardware necessario alla perfetta installazione, il kit Norman Hyde comprende una bella piastra in tubolare atta ad accogliere in tutta sicurezza il necessaire per il mattino in ufficio o, con un minimo di accortezza ed un paio di reti elastiche, anche un bel “tubo” per i bagagli da viaggio.

APPROVATO!… Anche in questo caso, Paypal interviene con solerzia per soddisfare le mie pulsioni!

Come di consueto, le tempistiche di spedizione dalla Perfida Albione sembrano prolungarsi  intenzionalmente per stimolare il desiderio… in ogni caso, dopo poco meno di due settimane, la consegna ha luogo.

E’ un pacco faraonico, e lo porta il solito corriere che mi guarda con l’occhio suino, magari pensando che all’interno ci sia chissà quale sorta di voluminoso sex-toy,  ed in effetti non ha poi sbagliato di molto…

Scarto rapidamente il box e la prima impressione è:  “e questo cos’è?”

Orpolì, è un blocco monolitico di acciaio, niente flange o pezzi da montare in stile Ikea! In pratica, nel box ci sono due assiemi: la piastra con le flange monolitiche comprensiva di tutto l’hardware per il fissaggio sulla moto, ed a parte c’è lo schienalino con il suo set di dadi in acciaio per consentirne il fissaggio sul telaio… Esamino sommariamente le superfici, ed una volta rassicurato sullo stato di perfezione dei materiali mi appresto all’installazione.

Ok, la prudenza prima di tutto.

Applico del nastro da carrozziere su ogni superficie coinvolta e rivesto con lo stesso nastro le guide laterali cromate che sostengono il parafango posteriore, al fine di evitare ogni possibile graffio durante la fase di montaggio.

Allento con la chiave a bussola da 12 mm  le quattro viti OEM che vincolano il parafango alle guide cromate laterali, e rimuovo le viti iniziando dalle due più vicine al motore.

Si deve porre una certa attenzione eseguendo questa operazione… se si rimuovono con la bussola da 12 mm tutte le quattro viti OEM è piuttosto facile che il parafango, abbastanza pesante del suo essendo realizzato in solido metallo, possa scivolare in basso contro la ruota e così facendo rimanere in qualche modo danneggiato.

Per evitare ciò basta porre una scatola, o un altro spessore a scelta sotto il bordo posteriore del parafango così da impedirne la repentina discesa.

Prelevo il modulo principale del portapacchi e, con delicatezza, rimuovo le bullonerie dalle loro posizioni di default così da consentire alle piastre di fissaggio di scivolare al di sopra delle guide laterali cromate della moto.

E’ consigliabile farsi aiutare da un assistente durante questo posizionamento preliminare.

Iniziando dalle sedi vite più vicine al motore, posizionare gli spessori di dimensioni minori tra le piastre di fissaggio e le guide laterali cromate della moto, quindi infilare le viti a brugola più corte ed avvitare a mano per qualche giro di filettatura.

In caso non troviate più i fori filettati, state tranquilli… si è semplicemente spostato il parafango.

Facendovi aiutare dal vostro assistente, alzate o abbassate leggermente il parafango finchè le viti impegneranno nuovamente le filettature del parafango.

Avvitate a mano le viti lasciandovi spazio sufficiente per poter manovrare il telaio portapacchi, quindi ripetete l’operazione per i due fori più vicini alla targa, ovviamente utilizzando i rimanenti spessori e le viti a brugola di maggiore dimensione.

Una volta centrate tutte le filettature, portate a battuta le quattro viti a brugola ed hoplà… il portapacchi è ON!

Perfetto…  e grazie alla struttura monolitica cade a piombo sul codone dello Speedmaster senza richiedere alcun riallineamento.

E’ la prima volta che mi capita un accessorio aftermarket che si monta praticamente da sé.  Monto rapidamente il sissybar, serro i quattro dadi con una chiave a bussola da 13mm e, con un certo timore, guardo con la coda dell’occhio il risultato finale.

Uau… una volta montato, l’imponente telaio sembra letteralmente dissolversi sulle curve del parafango, ed anche lo schienalino è tutto sommato piuttosto discreto, sporgendo solo di pochissimo dal piano della sella e non ostacolando in alcun modo la salita/discesa dalla moto, nonostante il retrotreno sia innalzato dalla coppia di ammortizzatori Gazi.

Centimetro alla mano, mi accorgo che se la targa fosse ancora posizionata in alto come era in origine (vedere “Work in progress III”) non sarei mai riuscito a montare il portapacchi.

Vista la ridotta luce disponibile, infatti, il contatto tra la targa e la piastra di carico del portapacchi sarebbe stato inevitabile.

Serro tutte le viterie con la brugola e con la bussola da 13 mm, pulisco il telaio del portapacchi con un pannetto umettato di WD-40 e mi prendo un istante per valutare il colpo d’occhio d’insieme… sì, non è affatto invadente.  Nonostante le ampie superfici cromate, il complessivo è piuttosto discreto, il look è molto “anni ’70” per la sagoma, le finiture e per la qualità globale delle saldature…  è un oggettino pratico, affidabile e, last but not least,  costa molto, molto meno di un bruttissimo OEM Triumph.

Poi, è qualità Norman Hyde! :D

In tutta sincerità, originariamente pensavo ad un utilizzo di questo portapacchi del tipo “mordi e fuggi”, ovvero che l’avrei montato solo in funzione delle necessità di trasporto ma, a posteriori, direi che potrà tranquillamente rimanere al suo posto, non inficiando il look globale dello Speedmaster.

Sembra che sia sempre stato lì.

Al solito, Norman Hyde non si smentisce… niente sofisticherie, roba semplice per moto semplici, costruita avendo in mente una idea di perfezione realizzativa che deve oltrepassare il tempo grazie a materiali di prima scelta, ma soprattutto grazie ad un centro stile che sa riproporre il look di qualche decennio fa in una rilettura che fa del taglio laser e della cromatura a triplo strato la sua migliore interpretazione.

Per una moto semplice ed onesta come questa, una soluzione diversa sarebbe impensabile.

Alla prossima! :D

P.S.

avevo dimenticato il bloccadisco… è bastato aggiungere un borsellino da fissare utilizzando le viti del lato posteriore della piastra del sissybar.

Uno scherzetto da un paio di euro, ed il bloccadisco ha finalmente trovato la sua naturale sistemazione!

Ariciao!

 


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