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…Ci mancava solo il Netbook! :D

Posted in Attualità on 20 Settembre 2009 by Saponetto

lorenzator …Ok, d’accordo, è uno sfizio!

Ero partito con questa idea, anzi, veramente nemmeno con quella…

Mi trovavo in un noto ipermarket della zona facendo un pò di spesine con la mia dolce mogliettina, e dopo aver glissato con grazia tutti gli scaffali di articoli informatici trincerandomi dietro la patetica scusa del “non mi serve niente, ho già tutto quel che mi occorre” mi stavo concentrando nella recensione della migliore carta igienica profumata, quando lei mi ricorda con fare innocente “guarda che oggi c’è una promozione del 20% di sconto sugli articoli non alimentari… la brucio sui 40 kg di carta igienica o devi acquistare qualcosa per cui valga la pena di usare il buono?”

Lì per lì mi son ripetuto con l’insistenza di un mantra la sopracitata scusa per sfuggire ad eventuali tentazioni, ma proprio lei mi ha fatto notare che il 20% di risparmio su pochi euro è quel che è, e che in fondo era un pezzo che stavo ronzando intorno agli stand dei netbook.

Già, i netbook…

Ovviamente il LED di “acquisto imminente” s’era già acceso da un pezzo nonostante cercassi di togliermelo dal campo ottico, e per mediare con questa pulsione mi sono imposto di terminare l’incetta di articoli di spesuccia ordinaria sperando che nel frattempo il LED, annoiato dall’attesa, si spegnesse.

Nulla da fare.

Nonostante fossi saltato ripetutamente e con leggiadrìa dal bancone dei panificati a quello degli articoli dolciari passando non senza voluttà davanti all’espositore dell’intimo femminile, il maledetto LED restava sempre ben acceso… mi rimaneva solo una cosa da tentare per sfuggire alla morsa dell’acquisto: snervarmi con la fila chilometrica dei clienti appollaiati nella zona informatica.

Prendo dal turn-o-matic il mio bravo numerello e con gioia apprendo che c’è una pletora di clienti da servire prima di me, pertanto mi rilasso un pò e con nonchalance addirittura elargisco consigli amichevoli a tutti coloro che stanno sbavando sulle teche in plexiglass al di sotto delle quali i netbooks occhieggiano voluttuosamente, erudendoli sulle performances del processore, sulla durata teorica delle batterie e sulla dotazione tecnica.

E’ una sorta di gestalt, una esteriorizzazione delle mie pulsioni che, come è a me ben noto, affievolisce non poco la luminosità dello stramaledetto LED di acquisto imminente…
A rovinare i miei piani di auto-snervamento, sfortunatamente, il destino ha posto prima di me molte persone assai poco pazienti che dopo alcuni minuti di attesa rinunciano, lasciando numerosi posti liberi… il display del turn-o-matic gira impietoso, e dopo pochi secondi il “BEEP” segnala l’uscita del mio numero.

Mi nascondo lesto dietro uno stand di gruppi di continuità sperando che la commessa passi oltre, ma improvvisamente la mia dolce metà, ben conoscendo i miei trucchi per evitare gli acquisti, mi strappona con forza lanciandomi letteralmente sul banco dove la commessa, strappandomi lesta di mano il numerello, esordisce ammiccante con la solita, temibile frase: “Allora, cosa desidera?”

Il distacco è totale…mi vedo lontano due metri mentre con fare garrulo chiedo alla sorridente commessa se mi fa vedere qualche modello di netbook mentre cerco di fermarmi o almeno di gridare “ehi, non darmi retta, non sono io quello che ti sta parlando!”, ma non sortisco alcun effetto.

Mi vedo estrarre la carta di credito dal wallet ed effettuare la transazione, e finalmente il dannato LED si spegne.
Torno in me giusto in tempo per sentirmi dire dalla ammiccante commessa “ottimo acquisto!”, e per ritrovarmi in mano lo scatolo del gingillo.

Ok, l’accesso psicotico è terminato, non provo nemmeno complessi di colpa per l’acquisto e questo è male perchè senza un minimo di senso di colpa non c’è soddisfazione… riprendo il carrello e, sottobraccio a mia moglie, trotterello via con il solito ghigno di soddisfazione decerebrata che mi si stampa in volto quando mi concedo uno sfizio.

Tornato a casa apro lo scatolo con un filo di sospetto… ’sti apparecchi di ultima generazione pesano così poco che c’è sempre il sospetto che il box sia vuoto, ma invece eccolo quì!
Piccolo, leggero, snello e con due chili di layers protettivi addosso… sembra “La Mummia III – La Formattazione”!

Monto la batteria, lascio il tutto in carica per una decina di minuti e premo il tasto ON… beh, beh… promette bene! Il video è decisamente brillante, l’avvio è rapido ed anche l’edizione di XP Home non sembra particolarmente”pasticciata”…

Bene, se il buongiorno si vede dal mattino direi che non mi separerò più da questo gingillo… Già sento che ne diventerò dipendente!
Cerco freneticamente una pochette atta a contenere il netbook durante i trasporti nella mia borsa da moto, e spulciando nella mia ampia collezione reperisco tanti di quei borsini perfettamente “fit-on” che improvvisamente ho la netta sensazione che l’acquisto di questo netbook fosse evidentemente già scritto da tempo negli astri informatici.

La prima riflessione dopo circa una mezz’ora di satisfatorio uso è stata: “ma allora perchè continuano a tirar fuori portatili sembre più grandi e potenti che gli occorrono batterie come quella all’idrogeno di Terminator solo per fare il boot?”

Alla fin fine, con un netbook fai praticamente tutto quel che normalmente fai con un notebook ed anche di un PC desktop, a parte visualizzare film in Full-HD per ovvi limiti logistici e di monitor… in ogni caso ufficio, multimedia ed archiviazione su USB divengono eventi rapidi, disponibili e immediatamente trasferibili sul web grazie ad una interfaccia WiFi che fino ad un anno fa sembrava roba da fantascienza.

Vedendo i modesti volumi di vendita relativi a questi articoli, mi vien da supporre che questi netbook siano macchine che non sono state “capite” fino in fondo dal mercato, pur essendo capaci di offrire un servizio di prim’ordine ai loro utenti.

Sarà probabilmente anche per questo motivo che i primi, essenzialissimi netbook con disco fisso solid-state e Linux sono rapidamente evoluti per divenire quanto più possibile simili ad un convenzionale notebook così da risultare appetibili anche per quel bacino di utenza che si aspetta un pò di “sostanza” dal suo PC ultra-portatile.

In ogni caso, a mio modesto parere, “in medio stat virtus”:

Dieci pollici di diagonale video sono a mio parere il limite oltre il quale si dovrebbe considerare molto positivamente l’acquisto di un notebook invece di un netbook.

Considerando l’impagabile vantaggio di poterlo ancora facilmente trasportare in una borsetta superando comunque il limite invalicabile dei palmari di non avere una tastiera degna di tal nome su cui poter esercitare attività di ufficio, questa soluzione “ibrida” a metà tra un palmare ed un notebook mi appare come l’unico possibile futuro dell’informatica portatile.

Per male che vada, il mercato del netbook potrà sempre contare su tutti coloro che soffrono di crisi di astinenza da chat… ;)

Work in progress II – Diamoci dentro!

Posted in Attualità on 27 Giugno 2009 by Saponetto

lecter …Perchè porsi un limite?

In fondo, se è vero che l’appetito vien mangiando allora è anche vero che una volta montato il primo accessorio non si smette più di desiderarne di nuovi, più belli e satisfatori della nostra immaginifica sfera moto-erotica.

Non pago del parabrezza Dart nè tanto meno sazio dei mirifici specchietti bar-end Oberon ho compiuto il passo ed ho cambiato gli ammortizzatori posteriori sostituendo l’obbrobriosa coppia stock con un paio di leggerissimi ed efficientissimi Gazi, e compiaciuto della qualità di guida ottenuta ho ritenuto necessario completare questo settore di operazioni pre-estive con un manubrio atto a magnificarne il piacere di essere in sella.

Il tempo di farmi un giretto sul web, ed ecco occhieggiarmi dal monitor un manubrio atto allo scopo… un “dragbar” da 80 cm da 1″ di diametro,  atto ad essere installato sul mio Speedmaster.

Quando sento di aver trovato ciò che sto cercando difficilmente riprendo le ricerche per cercare qualcosa di migliore o a più buon mercato, questo non per mancanza di rispetto verso il vil metallo ma perchè mi fido molto delle mie sensazioni visto che tante passate esperienze me ne han dato ampio motivo.

Due clic, una transazione via Paypal ed ecco partire il “dragbar” da 80 cm ed uno “scopino” da 60 cm...  due giorni dopo un solerte corriere privato mi consegna questo pacco di inusitate dimensioni:  Sembra uno di quei bustoni sac-boll usati per spedire in busta articoli delicati, ma questo è lungo circa un metro e largo una quarantina di centimetri… lo sguardo a metà tra l’assonnato ed il lascivo del corriere mi rammenta che similari involucri sono utilizzati per le consegne a domicilio effettuate per conto di qualche sexy shop, la qual cosa mi porta a lavorare un pò di fantasia su cosa di sufficientemente cochon possa potenzialmente entrare in siffatto involucro.

Porgo un fazzolettino al corriere e lo saluto con uno sguardo colmo di lussuria poi, una volta soddisfatte le attese del figuro, mi reco in garage con la mercanzia in mano dove la mia amata compagna Clarice approfitta per ricordarmi che prima o poi queste messinscene con i corrieri finiranno per mettermi nei guai…

Bene, vediamo da dove iniziare… punto sulla situazione precedente!

oberon2

Questa era la piega del manubrio stock, validissima con la guida “low rider” ma poco piacevole, per non dire affaticante, dopo l’installazione degli ammortizzatori Gazi.   Quale ulteriore controindicazione, mi costringeva a posizionare piuttosto in basso gli specchi Oberon riducendone notevolmente la potenziale copertura ottica.

Intervento rapido… rimuovo tutte le infrastrutture e posiziono su un trolley il blocchetto comandi destro con la pinza freno bloccata in posizione verticale così da evitare il pescaggio di eventuali bolle d’aria da parte del cilindretto frenante, quindi sblocco i risers, mi libero del tubo stock e rimonto lestamente il nuovo tubo.

Nell’occasione vorrei montare lo “scopino” da 60 cm acquistato insieme al “dragbar” da 80 cm ma preferisco un approccio meno estremo per poter meglio valutare le differenze di maneggevolezza, pertanto dopo un rapido confronto “in situ” decido di installare il “dragbar”.

Cautamente, Clarice ed io allineiamo i registri sulla linea di mezzeria dei risers e poi blocchiamo il tubo in posizione di lavoro. Mi piace condividere questi lavoretti con lei, mi esalta e rende possibile unire questi due mondi, la Moto e la Donna, entro i confini del mio Palazzo della Mente. Sto tergiversando, e voi siete impazienti, me ne scuso…

Eccovi il nuovo tubo Highway Hawk in tutto il suo splendore.

Dragbar-1

Decisamente più aperto del precedente, posiziona le manopole ad una decina di centimetri di avanzamento pur mantenendo la originale elevazione,  il che mi consente di mantenere in puro assetto “street” gli specchi Oberon pur garantendo loro una apertura visuale assolutamente degna di nota.

Dragbar-2

La notevole apertura dei bracci del manubrio, oltre a garantire strumentalmente una migliore manovrabilità al prezzo di qualche cm di ingombro laterale in più, ridimensiona anche la presenza dell’ aggressivo tachimetro rendendolo più organico con le infrastrutture e, last but not least, mi garantisce “spazio sul tubo” sufficiente per l’installazione di qualche stiloso accessorio da manubrio della Touratech, operazione questa precedentemente preclusa a causa di una curvatura abbastanza infelice del tubo stock.

Dragbar-3

L’unica autentica variazione degna di nota è l’eliminazione di quelle orribili e dozzinali staffette in metallo nero stampato preposte a sostenere gli indicatori di direzione, a favore di due staffine ben più “discrete”, realizzate nel mio laboratorio in acciaio spazzolato da 3mm di spessore ed adeguatamente dimensionate e lavorate al fine di allineare correttamente i due grossi indicatori di direzione avvicinandoli considerevolmente ai blocchetti dei comandi a manubrio, contribuendo così ad un ulteriore alleggerimento ottico dell’avantreno.

Dragbar-4

Una volta rimontati i lunghi contrappesi in alluminio ed eliminate dalle superfici tutte le tracce di lavorazione, l’imponente manubrio assume un look davvero impagabile, e già da fermo l’incremento del braccio di leva rende le manovre di garage estremamente facili.

Ora basta, è ora di collaudare in strada! ;)

La prima impressione, peraltro amplificata dall’innalzamento del retrotreno dovuto ad una ulteriore regolazione dell’interasse degli ammortizzatori Gazi eseguita poco dopo il montaggio del manubrio, è che adesso si possa azzardare qualche piega degna di tal nome… ad occhio e croce, sembra di essere in sella ad una grossa enduro bicilindrica che va condotta in piega più con il manubrio che con il corpo, e difatti questo sembra essere l’approccio più pagante in termini di divertimento di guida.

Lo spostamento del peso verso l’avantreno è decisamente rilevabile… dove precedentemente era necessaria una lieve correzione di traiettoria per chiudere la curva adesso è possibile preimpostare la stessa con una notevole sicurezza percepita, con la solida complicità dei Gazi a sostenerne la percorrenza.

Curve, “esse” e tornanti sono macinati con una naturalezza disarmante e più se ne percorrono, più vorresti trovarne davanti a te…  adesso sì che questa moto merita il nome “Speedmaster” che campeggia orgoglioso sul fianchetto appena al di sopra del piccolo Union Jack,  unico puntino colorato in bianco-rosso-blu che staglia sulla nera ombra che ricopre ogni superficie di questa moto.

A posteriori concludo che avrei dovuto fare molto prima questo piccolo intervento… resto sempre sorpreso di come piccoli cambiamenti comportino così grandi variazioni delle nostre percezioni di ciò che ci dà piacere.

Bene, il tempo è tiranno… vi consiglio l’acquisto e vi saluto…

Attendo un amico per cena… ;)

Work in Progress… ;)

Posted in Attualità on 18 Giugno 2009 by Saponetto

vicodin Non ho resistito…

Avevo una mezza ideuzza di alzare ed alleggerire il retrotreno (Vedasi “Il Vampirone”).
Tutto lì… era giusto un vezzo, più estetico che funzionale, con il benefit di migliorare anche il comfort di marcia vista la scarsa qualità degli ammortizzatori posteriori di primo equipaggiamento, accidenti alle economie di scala!

Beh, c’è stato un cambiamento di priorità!

Dopo un divertente giretto lungo le amene stradine montane che conducono verso Passo San Leonardo, percorse peraltro ad andatura decisamente allegra, mi sono accorto non solo della totale inefficienza degli ammortizzatori posteriori, ma anche dell’eccessivo impegno psico-fisico necessario per tenere in strada lo Speedmaster.

Con l’innalzamento progressivo della temperatura il percorrere una curva “in appoggio” era divenuto troppo impegnativo, perchè significava incorrere sistematicamente nell’eccessivo schiacciamento degli ammortizzatori che senza beneficiare di alcun freno idraulico “palleggiavano” disinvoltamente fino al fondo corsa costringendomi ad interrompere l’azione a metà curva ed inventarmi qualcosa al volo per chiudere la traiettoria senza finire “per fratte“, come si usa dire qu’ nel circondario.

Mi sono pertanto ripromesso di porre subito rimedio a queste problematiche caratteriali della moto e dopo un ampio giro di ricerche online ho trovato una coppia di ammortizzatori Gazi atta alla bisogna…  Bè, detto fatto, due telefonate, due e-mail ed ecco arrivare il paccozzo croccante!  :D

Certo, il dover aspettare il termine della giornata per procedere all’installazione è una sofferenza titanica, ma seppur lenta e pesante essa passa, inesorabilmente… ed eccomi finalmente in officina, pacco in mano, mentre lascio raffreddare per qualche minuto  il motone!

Poggio il bastone sul tavolo, isso il Vampirone sul sollevatore fino a scaricare gli ammortizzatori del tutto, poi con circospezione sblocco le viti di serraggio e rimuovo gli ammortizzatori… bestia!  Solo uno degli ammortizzatori originali pesa molto più della coppia di Gazi, e si capisce il perchè… ferraccio grezzo contro seriche fusioni di alluminio, boccole rifinitissime contro ghiere ricavate da tondino metallico generico: la differenza si vede e si sente, diavolo!

Due colpetti col martello gommato sugli occhielli, ed ecco gli ammortizzatori in posizione di lavoro!

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Urca, centimetro alla mano direi che il retrotreno è altissimo, sicuramente salito oltre  i 35mm, e ce ne sono almeno altri 20 disponibili giocando con l’interasse regolabile.  Altro che low rider, di questo passo sarà come avere trapiantato il culetto di una Daytona!  ;)

Goccino di frenafiletto blu sulle viti di serraggio, chiave dinamometrica settata a 28 Nm ed opllà… tutto fatto!
Abbasso con circospezione il sollevatore, e già appare la prima differenza: non scende, e meno male che il precarico è ancora regolato al minimo!

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Mi accomodo in sella,  c’è un certo frinire di molle contro i coperchi cromati antipolvere ma non dispiace affatto, anzi, fa molto anni ‘50…  La posizione di guida è del tutto cambiata, la sella porta il corpo molto avanti e le stesse pedane avanzate sembrano adesso molto più vicine.  Non resisto oltre, prendo il casco ed apro il cancello del garage… orpo, la moto sembra più leggera di almeno una trentina di chili, e lo sterzo… addirittura sterza!  ;)

Avvio il motore, monto in sella e qualora mi fosse rimasto un residuo dubbio sull’entità di innalzamento del tetrotreno, esso viene sedato e rimosso dal riflesso degli specchi retrovisori che guardano senza ritegno l’azzurra vastità del cielo… infilo la prima, lascio la frizione e già così sembra di non avere alcuna reazione dal retrotreno… la moto avanza senza che la coppia possa schiacciare  il posteriore al suolo, e la curva di immissione viene fatta in modo così repentino da non farmi rimpianger troppo la manovrabilità del vecchio GSR.

Con un filo di saliva che fuoriesce dall’angolo della bocca imbocco il mio Road Test, un percorso composto di misto strettissimo, curve in appoggio, un paio di rettilinei dove c’è sempre il rischio di trovare qualche solerte tutore dell’ordine con un velox atto a difendere talpe e scoiattoli dal mio passaggio eccessivamente veloce, ed una volta riuscito dietro un ameno paesino dell’interno mi trovo a pensare che ho fatto il miglior acquisto dell’anno… accosto, tiro fuori dal marsupio la chiave a settore e comincio a precaricare le molle.

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Inutile dire che visto il tono della molla bastano tre o quattro giri della ghiera per mandare l’assetto quasi a battuta sul fondo corsa superiore, quindi lascio un centimetro abbondante e mi fermo così, blocco con la chiave a settore la ghiera di serraggio e riprendo il mio giretto di collaudo.

C’è dell’incredibile… posta sotto un peso non più soggetto a repentine variazioni di assetto, la gomma finalmente può essere amministrata nella traiettoria! Posso nuovamente permettermi di fare curve anche veloci in appoggio senza dover smuovere la solita coorte angelica per rimanere in strada!… yessss!

Rientro a piccolo trotto a casa, pago della sensazione di guida e sempre più convinto di aver acquistato un buon prodotto. Seguiranno molti altri giri, decisamente più lunghi ed impegnativi, per completare i test dinamici e tracciare un quadro completo di questi ammortizzatori posteriori.

Ovviamente seguiranno debiti aggiornamenti. Per il momento, invece, vi dico… “Acquisto Consigliato!!!  ;D

Ciao!!!

Il Ladro di Moto, questo sconosciuto… :/

Posted in Attualità on 30 Aprile 2009 by Saponetto

banda_bassotti Magari fossero loro, il problema!

Alcune sere fa, annoiato e snervato da una giornata di ininterrotta pioggia, “zappavo” distrattamente da un canale all’altro della TV digitale in cerca di qualche paesaggio asciutto così da poter almeno essiccare l’animo, se non il corpo. All’improvviso, senza nemmeno discernere ciò che passava in quell’istante sul 46″ appeso al muro, uno spot pubblicitario di una nota compagnia assicuratrice attraeva la mia attenzione, soprattutto nella sua sezione “esempi traumatici” in cui, nel giro di tre o quattro secondi appare un tizio alquanto disattento che, appena sceso di sella, non si avvede del ladro che con un rapido zompo gli gratta la Triumph Bonneville letteralmente sotto il naso, e fugge eseguendo una gloriosa “penna” lasciandosi alle spalle un traumatizzato “ex-proprietario”. Ok, direte… “lo abbiamo visto anche noi, compreso quel mamozzo arancio che un attimo dopo lascia nelle mani dello sventurato e disattento motociclista un sacchetto di pecunia quale indennizzo per il furto appena subìto… embè?”

Embè?

Iniziamo col dire che se fossimo nel mondo reale, al di fuori di un mellifluo e suadente spot pubblicitario, non credo proprio che senza poter presentare le chiavi della moto maltolta alla compagnia assicuratrice il mamozzo arancio avrebbe effettuato con gioia il gran balzo con annesso sacchetto pecuniario in mano, ma non è questo di cui vorrei parlare… sono più interessato alle tipologie dei ladri di moto, come dire: “Conosci il tuo nemico”! Premettendo che nessuno di noi si augura di dover ricorrere al mamozzo arancio o altri similari enti liquidatori, punterei il mio faro anteriore su alcune tipiche categorie di “operatori del crimine”, spesso colpevoli più di sottrarci l’oggetto del nostro desiderio che del fatto di privarci di un bene commerciale e, come tale, assolutamente alienabile.

1- L’Occasionale – Non siate paranoici, non vi stava puntando da settimane in paziente attesa di un vostro errore fatale… siete stati semplicemente disattenti, lui passavi di lì e s’è trovato davanti la vostra supersportiva con le chiavi nel quadro ed addirittura il casco sulla sella. Fortunatamente il portafogli e l’ iPhone vi servivano per far i vostri affarucci nel bistrot sull’altro lato della strada, altrimenti il ladro avrebbe avuto anche di che festeggiare, magari in altro localino alla moda poco lontano, chiamando a raduno i suoi amici con il vostro cellulare…

2- Il Perfezionista – Lui sì che è un ladro serio… se deve rubare una moto, lungi da lui poter essere scambiato per un ladro occasionale! (vedi cat.1) Scende sulla vostra innocente motocicletta dopo averci volteggiato intorno come un condor per almeno una mezz’ora, si guarda attorno con il Nokia serie N in mano fingendo di videochiacchierare con un amico particolarmente ciarliero, mentre nel frattempo il suo occhietto da rapace scansiona la superficie del blocchetto di accensione al fine di determinarne tipologia, anno, numero di serie, codici di sblocco  e tipo di passe-partout necessario per violare il bloccasterzo, da voi diligentemente armato prima di allontanarvi.  Il suo indice di fallibilità è molto basso, ed i pochi colpi andati male nella sua luminosamente torbida carriera sono quelli in cui, dopo aver forzato abilmente tutti i sistemi di difesa della moto quasi meglio di Tom Cruise in Missione Impossibile, dimentica il microscopico bloccadisco infilato nel disco posteriore.  Non cade mai, per salvaguardia dell’orgoglio professionale, ma spesso frantuma gli incisivi sul bordo rinforzato del cupolino e deve successivamente dimostrare di essere molto versato nelle fughe a piedi, per le quali si fa olimpicamente vanto di un notevole 9″81 sui 100 metri piani.

3-L’Organizzato - Pensa di essere Keanu Reeves in Matrix… non sorride mai, basta guardarlo mentre passa per capire perchè è lì e cosa sta guardando da dietro le sue lenti scure…  il suo spolverino in cuoio nero ha 12 doppi fondi nei quali nasconde una intera ferramenta con strumenti da taglio quali frese, mole diamantate, cesoie al corindone ed ogni sorta di spadino per violare i blocchetti di accensione più riottosi. Nella parte bassa dell’indumento, lontano da scossoni, conserva addirittura una fiala di azoto liquido con i cui -273 °C riesce ad aver ragione delle serrature dei bloccadischi più impenetrabili. Il suo record di effrazione è 7″03, mai più eguagliato per rottura delle costole da parte del padrone del mezzo da record, un noto karateka assai poco trattabile. Il suo unico punto debole è la necessità di guardarsi riflesso nello specchietto retrovisore mentre compie il furto, la qual cosa lo rende immediatamente riconoscibile alle forze dell’ordine, se gli va bene. Dal sopracitato padrone della moto, se per lui non è una gran giornata…

4- L’azzardone – Mica lo fa per soldi, LUI… nel suo ambiente, anzi, si fa gran vanto di essere stato proprio lui ad avviare il “mercato del ricambi” parallelo, e che se non ci fosse lui in circolazione il mercato dei ricambi sarebbe fortemente ridimensionato.  E’ un megalomane, non utilizza alcun strumento di effrazione perchè raggiunge il piacere fisico quando riesce a “soffiare” la moto nel momento in cui il suo pilota è fermo al semaforo con almeno un migliaio di persone molto nervose intorno… il rischio lo esalta, e la folla che lo guarda minacciosa è il suo vero premio.  Il fatto di ricavare un sacco di soldi “rivendendo al trancio” i pezzi delle motociclette che ruba è per lui un fattore secondario, ed il suo punto debole è proprio l’edonismo che lo porta a commettere i furti apparendo improvvisamente dinanzi ai proprietari delle moto che concupisce indossando fantasiosi ed elaborati costumi atti ad incutere timore e soggezione nei malcapitati che finiscono nel suo mirino… comunque sia, nella sua contorta mente il furto è solo una piccola parte di un lavoro molto più grande e nobile che porta avanti per guadagnare il suo meritato posto nella storia… come recluso a San Vittore, con ogni probabilità.

5- L’Affamato – Lui, invece, lo fa esclusivamente per i soldi…  il più delle volte si rende conto di non essere in grado di rubare la motocicletta che ha adocchiato perchè la sua attrezzatura non va oltre un paio di giravite precedentemente rubati in ferramenta, pertanto si limita a smontare tutto ciò che è in grado di rimuovere e portarsi via il frutto del suo furto quotidiano nella borsa o sotto il paltò.  La costante paura di essere scoperto e malmenato mentre smonta un fanale posteriore o una coppia di specchietti Rizoma lo porta a fare spesso danni da eccessiva fretta o, peggio, a perdere viti e bulloni preziosi per i suoi possibili incauti acquirenti. Se ne evince pertanto che gli Affamati sono la categoria di ladri più pericolosa in quanto, se la statistica rassicura sull’elevatissima fallibilità dei loro “colpi”, dall’altra conferma ineluttabilmente che dove passano loro, subito dopo passa con inquietante sistematicità il carrozziere… Il sospetto di complicità tra queste categorie non è ovviamente provabile, ma è pertinente.

Ci sono anche quelli che passano con il furgone, e “ritirano” moto e scooters appetibili direttamente sui marciapiedi, altri che preferiscono “prelevare” la moto nel garage poichè in esso si trovano sempre accessori che fanno “quadrare il bilancio”, ed altri ancora che sollevano e scappano portandosi appresso la moto, sempre che quel popò di ferraglia non gli faccia venire una bell’ernia…

Potrei continuare, ma ritengo sia inutile.

In qualsivoglia caso sopra citato voi possiate ritrovarvi… ok all’assicurazione ed ok alla kasko accessoria, ma ricordate… i ladri sono lì fuori.

Cercate di rendergli almeno la vita difficile! Usate il blocca sterzo ed un buon bloccadisco, attivate l’allarme se lo avete installato a bordo della moto o nel garage che la ospita, e soprattutto non parcheggiate la vostra bella in aree troppo isolate con sopra un bel cartello “ciao, prendimi” .

L’occasione, si sà,  fa l’uomo ladro.  :)

…Alfin giungemmo al “centoventicinque”! ;)

Posted in Attualità on 2 Marzo 2009 by Saponetto

smilesss Ugh… sapevo che sarebbe stata solo questione di tempo.

Quel che non avevo considerato è che non avrei avuto i canonici due anni di tempo per prepararmi alle domande che il Giovin Motardo mi ha posto dopo aver fatto la sua brevissima “gavetta” sul cinquantino superperformante…

Ricordate il mio giovanissimo nipote (La moto serve ancora per acchiappare?)  e la sua prima, sofferta cavalcatura a due ruote, suppongo…  bene, dopo quelle chiacchiere da garage è passato diverso tempo,  difatti  il galletto ha “esordito in sella” a 15 anni suonati.   Quelle anime perdute dei genitori si sono conseguentemente trovate a dover fare nuovamente i conti con quintali di depliant, riviste del settore, brochures e poster delle centoventicinque più gettonate ed “in”, parcheggiati in ogni angolo strategico di casa, con l’aggravante econo-psicologica di trovarsi solo a pochi mesi dall’ aver cestinato gli equivalenti cartigli dedicati ai cinquantini…

Va detto a loro parziale discolpa che tutto sembra più difficile rispetto all’acquisto di un cinquantino ed inoltre, con le rigide normative vigenti, essendo tutti i “motozzi” di questa categoria regimati ad una potenza massima di 15 CV si rende necessario trovare nuovi parametri argomentali atti a “filtrare” e, ove possibile, “indirizzare”  le scelte del pargolo verso modelli consoni ad un quasi-principiante con poca simpatia per la leva del freno…  Cosa possono fare dunque i poveri genitori trovandosi con una belva assatanata che gira per casa “piegando” ad ogni stipite di porta e che preferisce la rivista ufficiale della MotoGP a quelle più ormonalmente compatibili alla sua età, ovvero Max o il sempiterno Playboy?

Ma è ovvio… mollano la patata bollente allo Zio Saponetto! :/

Ok, d’accordo,  una missione non si rifiuta mai… una di soccorso, poi, è immorale  anche pensarlo e  poi l’ho già fatto quando s’è trattato di acquistare il cinquantino e per giunta mi sono anche divertito però…  cappero, non credevo facesse parte dei compito di Zietto accompagnarlo per concessionarie a far razzia di depliants nel tentativo di abbassare la sua pressione endocranica! D’altro canto, Zietto provvederà a fornirgli i criteri di scelta evitando di indirizzarlo verso qualche ingestibile sport-production, e promette solennemente anche di procurare tutte le informazioni utili per sostenere l’esame per conseguire la patente di guida A1.

Problema… quale moto?

Il pargolo guida attualmente un HM50 SM ed ha già espresso l’intento di passare ad una naked snobbando tutte le proposte super-mega-hypersport buone solo per rompersi un disco vertebrale al solo tentar di raggiungere i semimanubri, pertanto il campo di ricerca si restringe parecchio, per mia fortuna… Derbi Terra o Mulhacèn, Hyosung Comet 125 o (piacendo i 2T) la Cagiva Raptor 125.

E’ anche da dire che il pargolo non mi ha mai fatto misteri di preferire una guida più stradale che enduro quindi, anche se a  malincuore, la bella Derbi Terra esce fuori dal sorteggio, e stessa fine segue la Raptor a causa di un suono di scarico duetempistico che gli è ormai divenuto inviso (buongustaio! …)

Derbi, la Mulhacen 125, bella come poche e con una gran guida, ben dimensionata visto che il giovinotto non è esattamente asfittico (alto come me, ma con il “pagnottame” muscolare di Goku…), potrebbe essere una scelta vincente ma costa un botto, e da quel che mi perviene non credo che 4000-e-passa euro siano il budget che i suoi genitori abbiano in mente…

Hyosung, la Comet 125 Roadster MY2008 con quell’unghia sul faro, una ciclistica a dir poco sovradimensionata e, soprattutto, con un motore bicilindrico che fa la differenza con tutto il resto del parco delle ottavo di litro papabili… inutile dirlo, sarebbe un autentico jackpot. Gran guida, comoda, sicura, motore “romboso” ed una ciclistica a prova di bomba… e costa anche pochino!

Bene, dieci punti e prosegui…

Diciamo che la scelta potrebbe considerarsi fatta ed a giudicare dal filo di saliva che esce dall’angolo della bocca del pargolo ogni qual volta sul monitor appare questa Comettina, non credo che ci saranno ulteriori incertezze, d’ora in avanti.

Passiamo alla burocrazia, dai… Patente A1… spiacente, con il patentino puoi a malapena farci un segnalibro!

L’esame di teoria e pratica è richiesto, quindi smettila di dar retta a quei cervelli annacquati dei tuoi amici ed inizia a studiare! Test su test, meglio se su un bel sito di patenti online, così da prendere le misure al problema e valutare l’impegno necessario, e soprattutto fatti portare da “papi” a far quattro chiacchiere con il responsabile di una buona autoscuola… in questi casi vale sempre la pena spendere qualche biglietto da dieci in più, invece che mettersi a correre come dei desperados per uffici.

Oh, parere personale, beninteso… ;)

Battute a parte, il mondo delle 125 è il vero biglietto di ingresso nel mondo della Moto… guida, potenza e burocrazia esigono alla guida non ragazzini, ma piloti formati nel crogiolo dell’esperienza e della capacità di discernere e decidere al meglio per guidare in piena sicurezza.  Salire su una 125 deve significare il lasciare un abito mentale fatto di gratuità infantili, pericolose ed inutili, per indossarne un altro ben più pesante,  intessuto di responsabilità e cucito con il sottile filo della maturità che, se in precedenza veniva semplicemente richiesta, da questo punto in avanti viene esatta con forza quasi fosse la benzina con cui riempire il serbatoio.

Sono esperienze importanti e formative, ed il concedere ad un ragazzo l’esercizio di una discrezionalità importante, quale è quella richiesta per condurre ed amministrare un motoveicolo, è a mio modesto parere una delle forme più alte con cui dimostrare di aver fiducia nella propria progenie.

Non ho la sfera di cristallo nè pretendo di leggere i fondi del caffè, ma posso almeno sperare che questa faccenda vada in porto nelle sue naturali tempistiche… il pargolo ha dato ampia prova di saper superare di slancio i limiti derivanti dal fatto di essere prepuberi durante questo particolare periodo storico, quindi è lecito da parte mia augurargli che questo sogno possa divenire una tangibile realtà.

Per ora, quel che posso fare è dargli qualche consiglio… Può sembrare strano, ma noi adulti a volte abbiamo margini di libertà decisamente inferiori rispetto ai ragazzi. Forse accade perchè sappiamo di avere poco tempo per trasferire loro ciò che riteniamo importante essi sappiano.

Forse, più semplicemente, perchè ci piace vedere nei loro occhi quella luce che anche noi avevamo, tanti anni fa…

In gamba… ;)

Dell’animo Umano…

Posted in Attualità on 13 Febbraio 2009 by Saponetto

lecter …i recenti avvenimenti? Nulla di nuovo, sotto il sole dell’Anima!

Già… la donna è morta, e che sia stata aiutata o meno poco importa. Quel che è grave è lo sciacallaggio a tutti i livelli condotto non sulla vicenda che può essere toccante oppure no a seconda del vezzo di chi la racconta, ma sulle spalle ignare di chi deve subìre la notizia. Inorridito da questa barbarie mediatica inutile, volgare e quanto meno irrispettosa di quel che è il mio ideale archetipico della vita e della morte, ho iniziato a cercare qualche risposta atta a placare il mio animo inquieto… e come spesso accade, è la mano gentile di una vecchia amica a porgermi un calice ristoratore sotto la forma di un testo chiarificatore.  …Si,  avete supposto bene, è sempre la stessa vecchia amica Harleysta che, quando vuole, sa solleticarmi l’anima come mi aspetto sia capace, essendo una persona che conosce il significato del termine “perdita”.

Cosa può essere più lontano da uno psicodramma collettivo di un testo sulle torture e le punizioni corporali, e quali impossibili agganci potrei mai trovare tra il dolore nobile del singolo e quello osceno mediatico?   Più di quanti potessi preliminarmente supporre… ma iniziamo con ordine.

“Oggi non può accadere”… così uno di questi testi esordisce, con questa locuzione colma di sdegno che evoca il fiero raccapriccio che lo spettacolo di un corpo percosso con metodo ed efficacia quasi burocratizzati genera nell’animo umano. La verità, come spesso accade, è invece  nettamente diversa dal serico velo della decenza e del pudore che con ammirevole impegno cerca di coprirla.
Pudore che impedisce di accettare che noi siamo bisognosi di sofferenza non per una vena malata, sadica o violenta ma per soddisfare qualcosa di ben più antico e potente… la gioiosa e vivifica consapevolezza che se il dolore è esterno a te, esso non è in te. E’ un esorcismo gestaltico, un Capro Espiatorio su cui scaricare le proprie colpe ed assistere, soddisfatti, all’aver luogo della propria punizione traslata, che monda la coscienza chiedendo in pegno una lacrima di coccodrillo.

Sarà forse questa gioia impura che unisce eros e thanatos e che ci fa vivere infliggendo dolore e morte allo scopo di purificare la nostra anima mondandola dal peggiore dei delitti: l’essere al mondo senza sapere perchè.    Ecco quindi, posta su un piatto d’argento, la risposta al perchè sia più facile far soffrire che soffrire… L’insano piacere, il divertimento in odor di sadismo, sono solo corollari atti a nascondere la penosa natura del nostro essere, incapace di accettare che è fatto di dolore.   Ecco anche perchè periodicamente correnti di pensiero neopuritane si affacciano, anche ai nostri giorni, per chiedere con forza la santa applicazione del dolore curativo, della sofferenza redentrice che porta all’accettazione (confessione?) delle proprie colpe.

Mi chiedo, quindi… sarà mai possibile se non l’eliminare, almeno concepire la rimozione della necessità del dolore come elemento psicologicamente stabilizzante? Probabilmente no, la storia è costruita sulla sopraffazione e sul dolore inflitto ed il più intimo, bestiale e possente mezzo di percezione di potere è la consapevolezza di poter infliggere dolore a piacimento.

Appare pertanto provocatoriamente ovvia la stretta connivenza storica tra potere e tortura, entrambi contemporaneamente attori e strumenti.
Lo so, sento che dietro quel monitor c’è chi ipotizza che io mi appresti a snocciolare qualche melensissimo concione buonista contro Guantanamo, Abu Ghraib ed altre amene località di soggiorno obbligato, o che addirittura mi rivesta dell’abito del Mahatma Gandhi per parlare della pace e della necessità del parlarsi invece che infliggersi dolore…  non sono un santo nè un illuminato, tuttavia credo che ci sia un motivo preciso per cui la nostra mente fa di tutto per sottrarsi al dolore, giungendo in casi estremi anche a morire prima che il corpo possa fare altrettanto.

Il dolore è infatti interno, è una “cosa” senza forma e sostanza che il corpo riporta diligentemente al suo controllore che ne analizza la consistenza e l’intensità ed in base a parametri precisi decide il livello di reazione necessario selezionandolo tra sussulti, urla, pianto, privazione sensoria, annichilazione e morte.  Esatto, avete compreso perfettamente: la fuga non è una opzione contemplata perchè parliamo di tortura, mica di una battuta di caccia grossa con cacciatori armati di tutto punto e prede terrorizzate che fuggono… si parla di vittima e carnefice, di agnello ed officiante, di reato e confessione, di peccato ed espiazione. Tutto naturalmente sotto l’Alta Egida di chi si innalza al ruolo di Santo Amministratore Delegato dell’Uman Dolore.  Al corpo è pertanto demandata la semplice responsabilità del farsi carico della Sofferenza, ovvero l’aspetto biologico ed exoterico del Dolore… ed in tal senso la Sofferenza è ciò che l’uomo può somministrare nel tentativo di esorcizzare il Dolore, quasi fosse un perverso rimedio omeopatico.

Appare pertanto palese perchè l’arte dell’ infliggere scientemente e misuratamente la sofferenza si sia nel corso dei secoli mirabilmente evoluta divenendo un genuino e richiesto servizio sociale il cui benefico influsso magnifica, nobilita e rende storicamente accetto e necessario il compito delle Inquisizioni e delle grandi Scuole di Pensiero da cui fuoriuscirono ampollose dissertazioni sulla necessità di soffrire per potersi arrogare il diritto di proclamarsi vivi. Diritto… ovviamente non quello insito “nell’Uomo” che non ha bisogno di essere scritto su carta, bensì quello “dell’Uomo”, fatto a sua immagine e somiglianza e finalizzato a garantire la sussistenza della logica correttiva del somministrare sofferenza.

La paurosa prospettica della sofferenza imminente è difatti il succo stesso del concetto di applicazione normalizzata del dolore (coercizione) e della sua utilità quale strumento di accertamento della verità (tortura). In questo contesto socio-storico la coercizione dolorosa appare palesemente utile quale strumento di indottrinamento a mezzo esemplare, e la stessa radice del culto appare squallidamente ovvia, costruita com’è sulla metallica dicotomia punizione-salvezza… Diviene pertanto necessario soffrire per poter essere degni della salvezza.

Bella logica… fortunatamente dentro me non albergano più da lungo tempo recessi morali atti ad accogliere simili equazioni indubbiamente degne di un asceta che voglia rinunciare a sè stesso nel perseguire la ricerca dell’illuminazione, ma pariteticamente del tutto inaccettabili per chi vede solo l’Uno nel corpo e nell’anima, braccio e mente uniti per forgiare, insieme, il Destino.

A questo punto non è più così difficile intercettare quante e quali correlazioni esistano tra questo libro e quanto ci hanno raccontato ultimamente a proposito di quella povera donna, vero?   Analogamente comprenderete che quella povera donna potrebbe e dovrebbe essere considerata come vittima se ad essa si associa un evento di sofferenza percepibile come tale, diversamente la si dovrà considerare come semplicemente “spenta” o più freddamente “disattivata” qualora sia stata valutata come incapace di fornire risposte ad un intervento esterno di natura atto a generare danno e conseguentemente dolore e lì, per colmo di cinismo, termina tutto il suo apporto a questa drammatica vicenda lasciando a chi ancora ha attività cerebrale conclamata il compito di chiudere questo osceno cerchio.

Come si può, quindi, pensare di cercare un colpevole se la sua colpa non è punibile?

E come si può ritenere moralmente accettabile l’inorridirsi per una morte da denutrizione quando tutto il circo mediatico, seguendo esattamente lo stesso principio che ha legittimato e glorificato nel corso dei secoli le punizioni corporali e le torture, ha goduriosamente e perversamente assorbito la “particola sofferenziale” emanata da quella povera donna come se in essa nuovamente la collettività potesse vivere l’esperienza mistica di un Agnello Sacrificale che purifica con la tradizionale ( e sovrapponibile) morte per denutrizione e stenti nel Deserto?

Perversamente e volutamente dimenticando che  questo dramma assurto alla dignità della pubblica opinione a causa di un desiderio malato, di una hubris fornicatoria inespressa degna del peggiore “panem et circenses”, è NIENTE rispetto all’Orrore, quello vero che non provoca eccitazione perversa ma “solo” umanissima e provatissima sofferenza, indegna di salire all’onore degli altari massmediatici?

Provo solo disgusto per tutti coloro che si sono arrogati il diritto di giudicare le scelte di un padre disperato, così come ne provo uno ancor più grande per chi, dal massimo Soglio fino al più modesto dei palinsesti, ha abusato di questo dramma personale.

Se fino a pochi giorni fa ritenevo che nulla potesse essere più rivoltante del vedere le gesta lascive di un gruppo di reclusi a pagamento tenuti come criceti in una casa di Cinecittà ripiena di telecamere, adesso ho maturato l’assoluta convinzione che non c’è limite allo schifo che molti insistono nel nascondere dietro il termine “audience”.

Se fino a pochi giorni fa ero del tutto certo che poco o nulla potesse esser ritenuto più molesto di quel capellone occhialuto con le tasche piene di preservativi che rovinava i servizi dei telegiornali, adesso ho realizzato che codesto ragazzone è un puro di cuore, un vero dilettante rispetto a coloro che, con una protervia malata, si procacciano lo sguardo del Benefico e Verifico Dio Monocolo mentre con la candela in una mano ed il cellulare nell’altra telefonano a mammà per  dirle “guarda, ci sono anch’io in tivù”.

Se prima c’era chi poteva incensarsi la fronte del titolo di “giusto”, “savio”,  ”moderato” o addirittura “rispettabile”, dopo questo evento nessuno potrà più ritenersi Vergine, mediaticamente parlando… e non ci sarà tortura, esecuzione pubblica o ecatombe che possa ancora  facilmente fungere da Agnello Sacrificale.  D’ora in avanti si dovrà lavorare al rialzo, e si dovranno sempre e comunque fare i conti con l’immagine un pò sfocata di una ragazza dai lunghi capelli con un largo sorriso che appare sotto un cappello a tesa larga.

Questa volta l’Amministratore del Dolore ha commesso un errore.

Stasera continuerò a leggere questo libro, così non arrecherò ulteriori turbamenti morali se non a me stesso.   Visti gli effetti, spero di non doverlo restituire troppo presto alla mia buona amica… :)

Ad Maiora!

Fresco fresco dall’EICMA…

Posted in Attualità on 2 Dicembre 2008 by Saponetto

smilesss (… e meno male che non volevo andarci!)

Dunque… ricorderete che mi accingevo ad andare a Rho con una certa demotivazione di fondo, complici le riviste del settore che avevano ormai presentato in tutte le salse ogni possibile novità a due ruote… Oggettivamente devo dire che la mia sensazione è stata ampiamente dimostrata. Non per l’organizzazione che stavolta ha corretto e limato per bene molte delle sbavature e cadute di tono che lo scorso anno fecero gridare allo scandalo molti partecipanti, sia tra le fila degli espositori che tra le ben più numerose fila dei visitatori paganti, ma per la partecipazione a dir poco miserella degli standisti stessi, in confronto con la precedente edizione. Per carità, nulla da dire sui grandi Brand che nella loro migliore tradizione hanno sfoderato stand, standiste e personale come forse neanche a Colonia si sarà visto, ma erano del tutto assenti o ingiustamente ridimensionati dei marchi storici dell’accessoristica specializzata. Mi son comunque rifatto accumulando una più che adeguata collezione di numeri di telefono, fax ed e-mail di piccoli fornitori di chicche accessoristiche assolutamente semi-artigianali, che provvederò a contattare al più presto al fine di ottenere qualche preventivo per “addobbare” il mio SpeedMaster per l’imminente Natale.

Vabbè, procediamo con ordine… per quest’anno Kawasaki non ha portato enormi novità se non un godibile restyling della sua entry level modaiola ER-6N, che guadagna una più efficiente (e solida, aggiungerei…)parte telaistica ed un look più tradizionalista ed allineato al  “family feeling” della Casa. Come già visto negli anni precedenti sarà improbabile che questa motina stilosa e furba diventi un blockbuster, ma è da dire che il prodotto è ben fatto, e di un certo pregio… sempre piacevoli da vedere, le supertourer della gamma ZZR confermano il loro ruolo di aspiranti incursori nel mercato teutonico. Honda ha puntato tutto sullo stand, ipertecnologico e bi-level, con giro sopraelevato e postazione fotografica privilegiata. Bellissimo il prototipo concept V4, ma ancor più accattivanti ed emozionalmente coinvolgenti i due proto di prossimo ingresso in produzione, ovvero il supercruiser con meccanica Valkyrie che confermerà il boxer a 6 cilindri anche per il secondo decennio del 2000, ed una leziosissima ma schifosamente bella rilettura del classico CB con carena Bol D’Or, condita con un bellissimo motore raffreddato ad aria/olio ed il più classico dei 4 in 1 di joebariana memoria. Certo, il restyling del leggendario SH150 lascerà molti dei suoi tradizionali utenti con la bocca storta, ma si sa… le economie di scala sono spietate, anche nei confronti di autentiche “leggende metropolitane” come l’SH. Sembra invece del tutto sparito l’entusiasmo rilevato l’anno scorso nei riguardi della CB1000R (chi ne ha comprata una?) e della “melanzana”, ovvero il misticheggiante ibrido perfetto, il DN-01, relegato nel classico angolino. Suzuki è sembrata concentrata a veicolare nuove gamme cromatiche per le naked e super-naked piuttosto che a valorizzare i nuovi modelli hypersport. Bel ritorno stilistico (l’ultimo, probabilmente) della gamma Bandit… come si usa dire abusando di un termine preso da un vecchissimo numero di MCN, “enduring endearing”… I quasi 12 kgm di coppia a meno di 3000 rpm del B-1250 come al solito catturano più dell’ultima grafica race-replica delle nuove GSX-R. Chissà come mai, invece, hanno buttato nell’angolo più buio del loro stand le GSR… a meno che non la considerino ormai tramontata come interesse a favore della Gladius, commercialmente molto più veicolabile essendo dotata di un bicilindrico che non ha bisogno di essere presentato, visto il suo generosissimo carattere.  BMW s’è presa come al solito mezzo padiglione, ed anche stavolta non c’è stato verso di avvicinarsi alla bella di turno, la 1000S Pista che nella prossima stagione battaglierà nel campionato SBK. Bella kermesse di modelli, con le consuete GS a farla da padrona come modelle da personalizzare, e la nuova naked K800R che al suo arrivo nelle concessionarie strapperà via molti clienti dal mercato delle supernaked. Fossi nel marketing della Triumph, io starei attento… Ah, già… Triumph “ha toppato“, e non poco. Non credo abbia senso parlare di nuovi modelli, visto che la Nuova Bonneville SE con lo straparlato look anni ‘70 (penoso…)è stata ottenuta semplicemente estirpando i meravigliosi cerchi a raggi della T100 e trapiantando al loro posto degli anonimissimi cerchietti in lega, che se in teoria “ringiovaniscono” il look complessivo del mezzo, visti nel contesto globale sono semplicemente fuori posto come, se non peggio, di quell’abominio di disco freno anteriore che, abbandonata ogni seriosità, sembra provenire dritto dritto da uno scooter utilitario coreano. Ok, l’idea di coprire di fango una Scrambler era buona, ma chi è quel folle che la userà mai per farci qualcosa più di uno sterrato? dai, siamo seri… La Thunderbird, con quel nome “rubato” alla Storia per motivi di marchetta al mercato nordamericano, si è dimostrata quel che tutti temevano: un abortone in salsa Harley con un 1700cc raffreddato a liquido, concepito al solo scopo di “grattare” dalla gamma Dyna qualche cliente in vena di stranezze. Mi auguro che venga subito rimossa dal mercato o, al limite, che le venga affiancato qualche autentico power-cruiser con la medesima motorizzazione. Meno male che c’è sempre la Speed Triple con uno special look per i 15 anni di produzione a tener su la bandiera d’Albione… Harley-Davidson, dal canto suo, ha lavorato parecchio per presentare le nuove versioni “muscle” della VRSC V-Rod in una full-immersion nel V-Twin Pensiero, condita con tante chiccose colorazioni per le gamme Dyna ed Electra. Nessuna novità di rilievo invece per la gamma Sportster che, come si usa dire,  “si vende da sè”.  Aprilia ha dato gran risalto alla sua SBK RSV4, e visti i contenuti c’è di che aspettarsi una gran performance, sia sui circuiti che nei concessionari, al di là del suo prezzo non esattamente alla portata di tutti. Sempre in casa di Noale grande spolvero, è il caso di sottolinearlo, per la Dorsoduro e soprattutto per la Shiver GT, caso più unico che raro in cui trapiantando un cupolino su una naked il risultato finale è migliore dell’originale. Ducati tira un bel respiro limitandosi saggiamente a presentare la sua bellissima Streetfighter per consolidare il suo bacino di utenti arrabbiati, visto che l’avvento delle nuove Monsters non ha comportato sensibili incrementi di fatturato e che il blockbuster della scorsa stagione, la Hypermotard, sembra avere ormai convinto molti dei suoi potenziali acquirenti che è il caso di cambiare brand (leggi Aprilia SXV…) causa una certa refrattarietà alla guida “garibaldina” che ci si aspetta di poter fare con siffatta tipologia di mezzi. Yamaha, come lo scorso anno, ha riproposto il consueto stilema di esposizione, senza ravanare più di tanto sul recente ritorno all’iride del buon Valentino… cosa dire? La R1 ormai è una MotoGP fatta e finita, targa e luci a parte, gran bella novità la entry level  XJ6… se qualcuno si aspettava una FZ6 dei poveri avrà di che ricredersi, viste le finiture e la qualità dell’assemblaggio. E’ auspicabile, avendo questa moto dinnanzi, che la gamma Yamaha verrà diversificata, magari dando alla FZ6 qualche centimetro cubico in più per buttar giù dalla rupe la Kawa Z750… ah, vale la pena di citare la nuova cruiser XV950 Midnight Star… anche se un pò troppo vistosa per i miei gusti, devo ammettere che ha un discreto appeal. Il nuovo V-Max, invece, non fa storia… di V-Max ce n’è stato uno, tanti anni fa, e non tornerà. Devo invece ammettere di aver lasciato il cuore nel meraviglioso stand di Samurai Chopper, una divisione della PLOT Inc. ( ex Over...) che ha messo in produzione una ristrettissima gamma di modelli motorizzati H-D ed allestiti in un modo così certosino che non posso non definire queste motociclette come pezzi unici. Le mirabili finiture e le soluzioni tecniche ad hoc giustificheranno qualsivoglia prezzo la loro struttura commerciale possa valutare come proponibile sul mercato europeo. Un piccolo, sentito applauso per lo stand Royal Enfield… allestito in vintage style come si confà al mezzo, proponeva la gamma 2009 di questa piccola, immortale motocicletta che valica i secoli e le epoche, sopravvivendo alle sue stesse limitazioni grazie a brillanti preparatori come Fritz Egli, ed a sagaci importatori che hanno ben veicolato quella che, senza ombra di dubbio, è l’unica moto sul mercato che possa definirsi senza tema di smentita una vera “Classica Moderna”.

Vabbè, lasciamo perdere i brand più blasonati, e parliamo della vera anima di questa manifestazione… quest’anno non ci sono stati interi stand ricolmi di anonimi espositori cinesi che in mancanza di traders commerciali si accontentavano anche di dettagliare ad eventuali acquirenti del momento, il che ha aperto spazi enormi a tanti espositori degni di nota, alcuni orientali, altri medio-orientali… c’erano due stand gestiti da rappresentanti iraniani forse un pò troppo in abito mentale tradizionale che, oltre ad intimidire con il loro aspetto gli avventori, esponevano accessori e tute in pelle di loro produzione che, a primo contatto, direi avessero ben poco da invidiare alla migliore produzione europea. Tanti stand di accessoristica dedicata HD e Triumph, una grande piazzola dove era possibile provare moto e scooters elettrici e, dopo, pensare che forse ormai non sono più giocattoli da bambini, ma mezzi di trasporti maturi per la circolazione stradale.

Come avevo esordito, non sapevo esattamente cosa avrei trovato all’EICMA… in ogni caso anche quest’anno ho trovato di che soddisfare gli occhi e la mente, e soprattutto di che chiedermi perchè continui, anno dopo anno, ad apprezzare oggetti così strani, pericolosi ed al contempo meravigliosi come le motociclette.

Il 2009 sarò un anno interessante, nonostante i venti di burrasca…

Il Brand… ovvero, “a me mi piasce”…

Posted in Attualità on 4 Ottobre 2008 by Saponetto

Il Brand… ovvero, “a me mi piasce”…

No, restate comodi… non è l’ora del caffè Squimbo.

Semmai sarebbe il momento giusto per chiedersi perchè e percome le nostre scelte in campo motociclistico quasi sempre non si confacciano a quelle che sono le nostre effettive necessità dueruotesche.

L’EICMA si avvicina, tra circa un mese dovrò armarmi di fotocamera e dittafono per prendere il consueto lotto di appunti e foto on-site, ma mai come quest’anno ho le idee confuse… sarà che è la prima volta che in meno di due anni ho cambiato genere di moto per ben due volte, sarà anche per i primi segni di cedimento delle mie facoltà cerebrali, ma quest’anno andrò a Rho senza alcuna idea su cosa vorrei vedere e quali selle mi piacerebbe provare. Mi sento quanto mai lontano dalle supersport e dai secondi per passare da 0 a 100, probabilmente a causa delle mie attuali preferenze motociclistiche che, forti di altre argomentazioni fatte di sensazioni, vibrazioni e chilogrammetri, cominciano lentamente a permearmi l’animo rendendolo progressivamente sempre più vicino al mondo delle moto lunghe, nere e raffreddate ad aria, che vanno guidate prendendole per le corna e stringendo i denti.

Il brand è importante, è il biglietto da visita della moto.  Informa il possibile acquirente su chi è, di quale filosofia è figlia, cosa aspettarsi dalla sua guida e le caratteristiche che sono tipiche della sua genìa. Compri BMW per il boxer e la tecnologia, Harley per il V-Twin ed il cromo, Ducati per il rombo bellico e i componenti, Suzuki per l’allungo, Kawasaki per la ciclistica e Triumph per l’appeal vintage e la souplesse di marcia.

E’ come per le preferenze verso l’altro sesso… sappiamo in anticipo che tipo di donna ci piace e quale sua caratteristica titilla meglio i nostri neuroni, di conseguenza le nostre ricerche sono molto più ristrette di quanto a noi stessi piaccia ammettere.

Nel contingente sto riflettendo, non tanto su come le concessionarie riescano a convincere il potenziale utente del fatto che “guarda, questa è la moto adatta a te”, affermazione che ritengo quanto meno ingiuriosa nei confronti di ogni motociclista degno di tal nome, ma bensì sul come possa accadere che attempati signori, il cui target di utenza è molto vicino a quello di uno scooterista da spesuccia al mercatino, si sentano in dovere verso l’aitante venditore di acquistare una superenduro da circa tre quintali più rimorchio o, caso ben peggiore, che uomini tranquillissimi, pur sapendo di non poter apprezzare nè gestire la guida arrembante con staccate e pieghe al limite, acquistino una terribile hypersport stradale da circa 200 CV che comporterà loro innumerevoli patemi d’animo ed una tensione prossima al limite biologico ogni qual volta si decida di fare un giretto con gli amici, solo per evitare di far brutta figura o sentirsi giudicati come “obsoleti” dalla compagna o dall’amico che li accompagna a commettere l’insano gesto.

La cosa mi fa riflettere, e non poco… capisco che nel settore auto valga ancora il “big is better”, alla faccia dei parcheggi inesistenti e dello spazio di manovra ormai ridotto al lumicino, ma continuavo a sperare che nell’ambito motociclistico valesse ancora la saggia logica del “prendo ciò che mi occorre”, non fosse altro per il fatto che all’atto dell’acquisto, molto spesso, il motociclista prova il mezzo per valutarne la rispondenza ai suoi requisiti, di qualsivoglia genere essi siano.

I brand conoscono questa tremenda deviazione e da tempo la usano a loro vantaggio, proponendo modelli che non esito a definire insensati… Alle superenduro buone per passeggiare nelle aiuole al centro ed alle supersport per andare in conservatorio con il violoncello a tracolla, si aggiungono naked da quasi 270 km/h ed on-off classicheggianti con cui, in realtà, non potrai neanche avvicinarti ad una strada brecciata pena l’istantanea morte del propulsore per conclamata allergia alla polvere.

Inutile dirlo, questi “aborti”  sono i modelli più richiesti... se ne può trarre un ovvio insegnamento parafrasico: -Non importa sapere quale sapore esso abbia o se sia andato a male, l’importante è che sull’etichetta ci sia il marchio che ci piace tanto, e che fa dudu-du du, dudu-du du… etc, etc.

Non so se l’EICMA di quest’anno ci porterà un ridimensionamento delle proposte o una razionalizzazione dei listini a favore di un mercato che ormai da tempo soffre gli strali di una pesante contrazione del potere d’acquisto del singolo… Spero comunque che il nostro mercato moto divenga un pochino più mitteleuropeo, e come tale spero che promuova maggiormente quelle che da noi sono sempre irrispettosamente chiamate le “cenerentole” del mercato, moto dignitose ed efficienti, economiche e generose, insomma “intelligenti” che però, lungo il nostro beneamato Stivale, ben poco raggranellano come volumi di vendita a causa di una politica delle performances che le colloca automaticamente nel rango delle “racchie” indesiderabili , come tutte le moto che non appartengono alle due classi dominanti, ovverio supersport e naked di “casta”… Un primo segno s’era già visto l’anno scorso con l’elevatissimo numero di espositori cinesi che proponevano moto certamente economiche, ma del tutto reprensibili a livello di finiture e spesso decisamente insicure nella normale vita operativa.

Il dado è tratto, l’anno scorso gli espositori asiatici ci hanno mostrato di credere in un massiccio ritorno delle moto “intelligenti” pur non facendosi illusioni sui possibili volumi di vendita all’interno della Comunità Europea. Presumo si possa pertanto considerare questo come un buon suggerimento di marketing indirizzato a noi europei, sperando che parallelamente anche il gusto del motociclista in materia di acquisto lasci uno stereotipato desiderio fatto solo di grandi cilindrate e poca soddisfazione a favore di moto efficienti e leggere con cui godersi lo scorrere della strada, e ricominciare a divertirsi.

Chissà… tanto ormai mancano poche settimane… ;)

Rieccomi a casa… Beh, poteva andar peggio!

Posted in Attualità on 20 Settembre 2008 by Saponetto

Bene… rieccomi.

Come scrivevo nella mia precedente dichiarazione di intenti, son partito per rilassarmi e non pensare per un pò a moto, blog ed ovviamente a tutti i vari lavori che non ho avuto voglia di concludere… beh, alla luce dei fatti devo dire di esser riuscito solo parzialmente in questo obiettivo.

Ammetto che probabilmente infilandomi per una settimana nel centro storico di Firenze me la sono andata a cercare, però è certo che questa è una delle città a più alta concentrazione di motocicli in Italia e quindi ho una parziale giustificazione per quanto a breve scriverò.

Rockers e Mods… Ricordate questi nomi, vero? Quadrophenia li ha consegnati alla storia assieme alla triste storia di una inutile guerra dei poveri, il senso del disagio fatto evento aggregante e sociale. All’epoca le Bande di Rockers si confrontavano lungo le strade d’Inghilterra per contendersi il territorio, e la presenza di gruppi sempre più numerosi di Mods in Vespa e Lambretta con i loro traffici di anfe ed altri pasticcami vari interferiva sempre più pesantemente nelle “amministrazioni” del loro malaffare da bar. Da lì nacque il violento confronto che passò alla storia come la “Seconda Battaglia di Hastings”, nel 1964.

Mi spiace, so che detto così ha ben poco di nobile e meritorio di esser ricordato, ma a confrontarsi non c’erano legioni di lucenti cavalieri sui loro destrieri d’acciaio.

Al di là dei riprovevoli e sanguinosi eventi c’erano i semi di idee nuove sul come vivere la moto o lo scooter. Idee a volte insensate, che son passate nel dimenticatoio assieme ai rutilanti fari e specchietti di cui ogni mod esibizionista rivestiva il suo “abito a due ruote”, altre volte coerenti quali le prime forme di mutua cooperazione economica sociale in caso di danni o ferite causate da incidente tra i membri dei vari clan.

Vale la pena ricordare che in quel periodo la stessa assicurazione RC auto era cosa ben rara,  e nello stesso periodo nei pub c’era chi amministrava con il pugno di ferro i fondi di mutua assistenza. Non è un caso se, a memoria di ciò, a fianco dell’ingresso all’Ace Cafè di Londra si trova uno dei più quotati centri di consulenza assicurativa della City, esclusivamente dedicato al traffico a due ruote.

Cosa c’entra tutto ciò con Firenze? Probabilmente nulla, ma questa piccola ed innocua riflessione è nata un martedi di un paio di settimane fa mentre mi trovavo a rubacchiare il sole mattutino come una lucertola, comodamente assiso su una poltroncina di un coffee-bar nei pressi di Via Tornabuoni.  Un minuto… due minuti… il tempo di sorbire un caffè al ginseng, più che sufficiente per vedermi passare davanti centinaia di moto e di scooters che transitavano velocemente.

Tante BMW degli anni ‘80 ed un numero ancor maggiore di moderne stradal, tutte di grande cilindrata, diverse Triumph Bonneville ed un infinito mare di Honda SH di tutte le ere moto-geologiche che, incuranti delle troppe primavere viste, continuavano imperterriti a fare il quotidiano percorso tra casa e lavoro vestiti di parabrezza, bauletto e paragambe. Già… all’epoca della loro epopea, Mods e Rockers combattevano senza tregua per salvaguardare le aree “vitali” per i loro affarucci, mentre oggi i loro epigoni metropolitani combattono esclusivamente per procacciarsi il loro spazio in un mondo che è poco disposto verso le anime non omologate. Un compito decisamente più arduo.

I Mods di oggi non girano più in Vespa o Lambretta rivestite di specchi e fanali ma prediligono mezzi lussuosi ed accessoriati, e come i loro antesignani indossano abiti ed accessori delle migliori griffes per poter volare sui loro potenti scooters nelle loro aree espositive, dove essi hanno il loro usuale punto di socializzazione… I Rockers, invece, si son suddivisi in due grandi sottocategorie :  Gli Integer-rockers, che guidano repliche esatte delle Norton, BSA o Triumph dell’epoca e vestono rigorosamente giubbe e caschi vintage probabilmente perchè inconsciamente sanno di non poter essere parte di un fenomeno culturale che, in molti casi, è terminato prima della loro venuta al mondo ma che loro venerano con nostalgica convinzione, ed i Trend-rockers che sono in pratica il trait-d’union tra mods e rockers… più anziani degli Integer-Rockers, guidano preferenzialmente  Triumph Bonneville T100 o BMW R1150 Roadster,  rigorosamente in giacca blu, cravatta regimental e casco aperto griffato, con borsa porta laptop in cuoio mollemente assisa sulla spalla destra.

In pratica, questi Trend-Rockers coniugano il meglio dei due mondi… ;) ;) ;)

Tutti veloci, efficienti e compìti, eleganti nel dribblare le auto quanto asettici nel metallico rispetto delle precedenze, lesti ad attivare l’auricolare Bluetooth che si affaccia sulle loro anacronistiche facce truci e circospetti nel parcheggiare le loro cavalcature nei tre o quattro centimetri di spazio adibito a parcheggio che son riusciti a trovare.

Sì, tutti questi gentiluomini anelano sono una cosa: SPAZIO. Spazio per muoversi, per vivere ed esprimersi… in una città caotica come questa, dove l’autovettura è fortemente disincentivata e gli affitta-scooter sono numerosi come le panetterie, essi continuano ad essere motociclisti e scooteristi, in ogni caso individualisti.

Ai miei occhi codesta appare una impresa degna di nota e meritoria di menzione.

Anche se magari il fine ultimo non è più l’avventura, l’azzardo o il confronto violento, ma più semplicemente arrivare per tempo all’aperitivo serale con gli amici.

Beh, finalità a parte, forse in fondo siamo ancora negli anni ‘60… ;)

…Nuovamente con le valige in mano…

Posted in Attualità on 3 Settembre 2008 by Saponetto

Beh… ci risiamo!

E’ settembre, e come ogni anno mollo lavoro, amici, motociclette e quant’altro per raggiungere il mio consueto lido di riposo sul Lungarno…  quest’anno però niente scherzi! Sono vacanze, e ad ogni costo vacanze saranno!

Dedicherò gran parte del mio tempo a gironzolare per negozietti e pizzicherie, e naturalmente lascerò gran parte del mio habeo nelle casse dei tanti espositori che mercanteggiano al Porcellino… già, quì trovo cose che non riesco a trovare da nessuna altra parte, soprattutto se si parla di lavori di pelletteria o in concia fiore.

Spero di aver l’occasione di poter incontrare durante la mia permanenza alcuni amici di zona, e naturalmente posso solo sperare di incontrare nuovamente su Ponte Vecchio due vecchi fantasmi… Beh, fantasmi a parte, in ogni caso uno squillo al buon Mirco sarà un sommamente piacevole “obbligo”, sperando che i suoi pressanti turni “al pezzo” gli consentano di fare una seppur breve puntatina verso Firenze… chissà, magari ci uscirà anche il tempo per berci una ottima birra scura in Piazza…!

Spero comunque, e davvero tanto, che questo periodo riporti un pò di requie nel mio animo… da troppo tempo subìsco i nefasti influssi di un tempo che non basta più, ed ho bisogno di regolare i miei orologi interni su quella che è la mia vera frequenza interna, quella che ritrovo solo quì non apena varco la Porta Romana di Firenze Sud.

Già, riguadagnerò la strada per la salute psicofisica attraverso lunghe passeggiate, attente riflessioni con un buon libro in mano mentre i turisti e gli appassionati mi vorticheranno attorno come se fossi anch’io divenuto un plinto, una colonna o un albero di questa città.

Rallenterò progressivamente il mio orologio interiore, e mentre il mondo intorno a me all’inizio sembrerà riuscire ad accelerare, una volta fermate le mie sequenze neuroniche anch’esso si arresterà, incapace di sfuggire alla mia atarassia… Questo è il momento in cui davvero divengo parte degli edifici, delle opere e degli alberi, un essere senza alcun tempo percepito se non quello che deciderò di utilizzare, e quindi di vivere.

Non mi dilungherò se non per augurarvi un altrettanto atteso periodo di relax… il tempo per sè stessi, in verità, è l’unico vero, indiscutibile status symbol.

Non rinunciate mai ad esso.

A PRESTO!

Un inizio di giornata alienante…

Posted in Attualità on 3 Maggio 2008 by Saponetto

Benone… stranamente oggi tutto sembra girare per il meglio.

Stamattina mi trovavo insieme a mia moglie in un grosso centro commerciale della zona, a compiere il mio sacro dovere di consumatore lasciando buona parte del mio miserando stipendio nelle fauci di allegri e sorridenti gestori di attività commerciale, ansiosi di divenire parte di uno strano processo di rinnovamento nazionale che però, visto nei dettagli, tanto rinnovato non è.
Mentre mi trovavo perso nei miei pensieri, passeggiando lungo le accoglienti corsie del sopracitato centro commerciale, ecco che il cellulare inizia a diffondere le note della colonna sonora di “Ufficiale e Gentiluomo”… prendo il Nokia, dò un’occhiata stizzita al display ed improvvisamente mi torna il sorriso!
Prendo la linea ed esordisco: “Sìììì, pronto” mentre mia moglie mi guarda interrogativa chiedendosi perchè tutto questo miele asperso sul cellulare… dall’altro lato della linea mi rispondono: “Salve e felice giornata, sono XXXXXXXX della concessionaria YYYYYYY! Volevamo informarla che la sua Triumph è arrivata, e che l’abbiamo appena immatricolata! Se vuole le dò subito il numero di targa…”

Lesta di riflessi come sempre, mia moglie prende al volo il Nokia ormai fuoriuscito dalla mia mano ed irrimediabilmente in volo libero a mezz’aria…
Riappoggia il cell al mio orecchio giusto in tempo per consentirmi di farfugliare, con gli ultimi spasmi neurali coerenti, poche parole: ” G-Grazie mille, potrebbe gentilmente s-spedirmi via fax al numero XX-XXX-XXXXXXXXX una copia d-del foglio di circolazione, per favore?”
L’ultima cosa che i miei neuroni hanno rilevato è stato un lontano “Ma certamente, Signor…”, dopo di che non ricordo più nulla.

Mi sono risvegliato in macchina che continuavo ossessivamente a fare il rumore del motore con la bocca, mentre mia moglie mi asciugava amorevolmente un filo di saliva.
Mi ha raccontato in dettaglio cosa era accaduto, adducendo che aveva dovuto portarmi fuori a forza dal centro commerciale visto che cercavo con insistenza di usare le orecchie di un pensionato come se fossero le leve di freno e frizione… e lui ci sarebbe anche stato, ma quando ho cercato di cambiare marcia puntandogli uno stivale nelle costole s’è un pò risentito e mi ha intimato di ridargli gli occhiali.
Mah, strano… non ricordo nulla se non una telefonata, pertanto prendo il Nokia e scopro nell’archivio delle chiamate ricevute il numero della gentildonna del concessionario: inutile dire che improvvisamente ricordo tutto, esco dalla vettura e mi innalzo di un paio di metri dal suolo in puro stile Mary Poppins, tanto che a quel punto mia moglie, stanca di queste intemperanze, mi lega un cordino al polpaccio e ne lega l’altro capo allo specchietto della vettura.

Così, a mò di palloncino, faccio il mio rientro a casa salutando con un pò di imbarazzo i vicini di casa che, ormai, hanno fatto il callo a questi spettacolini… rimetto i piedi a terra nel salotto infilandomi nelle tasche un paio di bottiglie di acqua minerale, mi avvicino lesto lesto al fax e scopro che ha già fatto il suo porco lavoretto… nella rastrelliera dei fax giace l’agognato foglietto!
Numero di targa… Euro III… pneumatici omologati… urca, lo scarico è omologato per 87 dB a 3400 rpm? Dovrò mettermi i tappi alle orecchie sotto il casco…!

Bene, non mi resta che aspettare con calma che il mio assicuratore si degni di rientrare dalla sua (meritatissima) vacanza e mi trasferisca la polizza sul nuovo mezzo.

Nel frattempo non c’è molto da fare… schiocco un bacio a mia moglie, esco fuori sulla veranda e mi tolgo le bottiglie dalle tasche… un voletto nei dintorni mi farà certo bene! :D
Sì, me lo avete già detto altre volte… esagero sempre un pò quando vi racconto i fatti miei ed a volte tendo a dissociarmi un pò troppo dalla realtà quando mi capitano momenti di pura gioia, ma cosa posso farci?

Mica mi capita spesso di cambiare moto… ;)

P.S. : Ho passato la serata a montare modellini di moto in scatola di montaggio…spero solo di averne presi a sufficienza per arrivare al martedì senza dover soffrire troppo… :D

Dura Lex, Sed Lex… Un avviso per le “FAKE PERSON”…

Posted in Attualità on 19 Dicembre 2007 by Saponetto

cat18.jpg Uhm… interessante!

Leggo in queste ultime ore di una interessante sentenza emessa dalla Cassazione ( la 46674) che ha confermato la condanna nei confronti di un fantasioso giovinotto fiorentino a seguito di, leggo testualmente, “sostituzione di persona attuata creando un indirizzo di e-mail fasullo e spacciandosi per una sua conoscente, intrattenendo a suo millantato nome rapporti con terzi utenti della rete.

Allora… fermo restando che probabilmente ad ognuno di noi sarà passato per la mente che potrebbe essere piacevole essere qualcun altro, sia per mero spasso che per scopi più truffaldini, è ovvio che al di là dell’aspetto carnascialesco e ridanciano che questa sentenza potrebbe suggerire, c’è un background socio-istituzionale ben più complesso.

Quì non si tratta del reprensibile comportamente di un signor “X” che si spaccia per la signora “Y” dicendo di volersi, ehm… “intrattenere” con il signor “Z”… quì ci sono interessi superiori in gioco, quì il vero oggetto del contendere è la famosa “pubblica fede“, ovvero quell’impalpabile velo che separa la simpatica trovata dal millantato credito.

I giudici della V° sezione penale nel confermare la violazione dell’articolo 494 del Codice penale hanno chiarificato che l’oggetto del contendere è l’interesse riguardante la “pubblica fede” in quanto questo precedente mostra con quanta facilità questa può essere raggirata e gabbata con semplici inganni relativi all’identità di una persona.

L’estensibilità di questa minaccia ad un numero teoricamente senza alcun limite di possibile vittime ha fatto sì che il legislatore ravvisasse in essa una costante e tangibile insidia alla “fede pubblica”, non limitando essa il suo raggio di azione alla fede privata ed alla tutela del “diritto al nome“.

La difesa del truffaldino ragazzo ha vanamente tentato di ricondurre il caso entro i canoni della libertà di usare nomi di fantasia nell’ attivare, ad esempio, un account di posta elettronica ma a questa affermazione i giudici hanno replicato che la difesa non considera adeguatamente che, sempre testualmente leggendo, “consumandosi tale reato con la produzione dell’evento conseguente all’uso dei mezzi indicati nella disposizione incriminatrice, vale a dire con l’induzione di taluno in errore, nel caso in esame il soggetto indotto in errore non tanto l’ente fornitore del servizio di posta elettronica, quanto piuttosto gli utenti della rete, i quali, ritenendo di interloquire con una determinata persona, in realtà si sono trovati inconsapevolmente ad avere a che fare con un’altra».

Riportando tutto ciò in soldoni, tutti coloro che praticano l’”acchiappaggio” sul web si ritengano avvisati… cercate di evitare di identificarvi come il vostro odiato o la vostra odiata “ex” … oggi come oggi, non è più così saggio e prudente.

In campana, Fakkoni… :D

Natale, ogni moto è quella di Vale…

Posted in Attualità on 4 Dicembre 2007 by Saponetto

cat18.jpg   Tanti, tanti anni fa, quando la parola “Natale” evocava in noi gioia, emozioni ed in certi casi anche sensazioni percettive genuine che chiamavamo candidamente “l’Aria di Natale”, quando il solo vedere le file di luci rincorrenti lungo le strade ci faceva sentire più buoni e le strenne non erano un tormentone ma ci ricordavano con dolcezza quale grande Mistero questa meravigliosa ambientazione ricordasse e celebrasse, quando il “fare l’albero” era una festa nella festa e preparare il presepe era un puro evento mistico in cui le statuine erano autentiche reliquie che venivano prelevate con dolcezza e circospezione dall’interno delle scatole che le avevano contenute e protette da noi pargoletti e dal tempo che implacabilmente passava, quando la neve sulla Grotta la si faceva con l’ovatta o con la farina e prima di iniziare a sistemare le statuine di contorno si faceva un attento censimento per vedere se le pecorelle fossero tutte presenti al loro appuntamento, quando occorreva un consiglio familiare in cui tutti ci si trovasse d’accordo sulle posizioni delle lampadine sul piano del Presepe, quando mammà cercava di farci una fotografia con Babbo Natale e noi tiravamo giù i polmoni a forza di piangere, soprattutto quando la minaccia di ricevere cenere e carbone diveniva estremamente solida e concreta nelle nostre giovani menti, quando la nostra nonnina pochi minuti prima della Mezzanotte prendeva il suo Rosario e ci carezzava il capo con quella dolcezza antica, con gesti e parole che rimanevano incisi a fuoco nella nostra memoria, quando fuori iniziava a nevicare e sembrava che il mondo si fermasse per la magia di quell’evento che rendeva ogni cosa candida ed ovattata, quando era così difficile addormentarsi sapendo che di lì a pochi minuti sarebbe passato Babbo Natale, e poco importava quale regalo avremmo trovato il mattino dopo,  l’importante era sapere che il Gran Vecchio si era ricordato di noi ed aveva attestato che eravamo davvero buoni come mamma e papà volevano e che ci saremmo abbracciati con gioia ed a lungo,  ed ancor meno ci importava il ricordo di quei cattivi compagni che ci dicevano sghignazzando che Babbo Natale non esisteva… ed il mattino di Natale era sempre una festa senza fine, con amici, parenti e conoscenti che sorridevano ed era giusto sperare che quella giornata non finisse mai…

Questo era il Natale, e questi eravamo noi.Noi oggi siamo ancora gli stessi, più o meno… quell’ultimo Natale da innocenti lo abbiamo ancora in fondo al cuore, ed anche se molti di noi hanno dovuto lasciar per sempre le persone care ed hanno preso il loro ruolo di Babbo Natale per poter essere ancora una volta lì con loro, con il cuore che gli trabocca di gioia quando preparano i doni, quando sospiriamo consci di non avere che un breve periodo di tempo in cui poter trasmettere ai nostri pargoli ciò che siamo stati, prima che il mondo cattivo chiuda loro le menti, quando guardiamo al futuro e ci sembra buio e tenebroso, quando sentiamo così freddo in fondo al nostro cuore che nessuna fiamma e nessun cordiale sembrano in grado di sghiacciarci, pensiamo a chi siamo e da dove veniamo, riappropriamoci di quella parte che ancora brilla al calor bianco dentro di noi anche se è coperta da tanti drappi, tanti veli che si depositano sui nostri occhi impedendoci di percepire quanto di bello e magico la vita ci offre, giorno dopo giorno.
Siamo vivi e lottiamo per difendere i nostri sogni, per garantire la felicità ai nostri cari e per far sì che il domani sia sempre migliore di oggi.

Questo sarà un Natale particolare perché oltre ai nostri cari, i parenti, gli amici ed i conoscenti che come ogni anno incontriamo per rinnovare e rafforzare legami ed affetti anche distanti, tutti noi abbiamo qualcosa di molto bello da condividere, che renderà assolutamente speciale questa Festività.
Abbiamo un’altra famiglia, grande e numerosa, composta di uomini e donne con cuori generosi ed animi inquieti, che guardano al mondo dall’alto di una sella, con in mano un manubrio per governarlo con giustizia e saggezza.

Cavalieri, una volta ci chiamavano… Motociclisti, oggi siamo.
Lo stesso dovere, la stessa missione, essere testimoni ed al contempo attori dello spettacolo di un mondo che non aspetta, latori di un messaggio antico e sempre attuale che parla di pace e cooperazione, sempre pronti a difendere chi non può farlo da sé, per essere in ogni momento della nostra vita qualcosa di meglio di uno scontatissimo ed anacronistico ribelle da strada, essere persone in grado di fare in ogni evento la differenza e poter dire a sé stessi, orgogliosamente, “anch’io ho fatto la mia parte per aiutare a migliorare questo mondo”.

Individui, siamo, e per questo motivo a volte ci ritroviamo soli, lungo le strade del mondo.
Individui che vogliono di più da sé stessi, per poter guadagnare il diritto di chiedere di più al mondo, per sé ed anche per gli altri che non hanno voce.
Individui che hanno scelto di vivere condividendo le proprie esperienze, per migliorarsi e nobilitarsi attuando bellissime iniziative di solidarietà, così da veicolare un messaggio che è non solo la quintessenza del Natale che arriva, ma di tutta la nostra vita dentro e fuori la nostra grande Casetta Digitale.

Forse, in questa Casetta non avremo un albero di Natale con candele e dolciumi appesi ai suoi rami, e probabilmente non ci saranno neanche le file di luci rincorrenti ed un festone appeso al portoncino, ma qui dentro siamo davvero in tanti e gli auguri che ci scambiamo sono vigorosi, forse ancor più solidi e calorosi di quelli che ci scambiamo fisicamente perché nascono da un rispetto e da una reciprocità di vedute che possono nascere esclusivamente dalla condivisione di una passione, e dal sostrato di amicizia e di gioia derivante dal condividerla.

“Motociclista è per sempre, perché non smetterò mai di sognare”.

Io ne sono convinto, e spero sia così anche per tutti coloro che nonostante le brutture del mondo restano puri dentro, che gioiscono per una emozione in più rubata alla vita grigia e che amano vivere il momento per conservarlo in fondo al cuore, che soffrono nel vedere chi soffre e si adoperano, come possibile, per aiutare e rendere il mondo un posto più bello e vivibile per tutti.

Vorrei esprimere un caloroso ringraziamento a tutti voi che contribuite, giorno dopo giorno, a rendere la nostra Casetta Digitale un luogo accogliente in cui è piacevole entrare e soggiornare, in cui gli Amici si riconoscono come tali ed il salutarsi è davvero piacevole, e che anche dall’esterno appare come una realtà molto, molto bella.

Conservate nel cuore ogni momento importante, perché la memoria sarà anche fallace ma il cuore non dimentica.  Mai.Auguri di Buon Natale, a tutti voi ed ai vostri cari.Che la Strada vi sia sempre propizia. 

Report dall’EICMA 2007…

Posted in Attualità on 11 Novembre 2007 by Saponetto

cat18.jpg L‘Eicma è sempre una grande kermesse, ed al di là del lungo viaggio in treno e delle vicissitudini per entrare in Fiera, per cui sprecherò magari dopo qualche parola, devo dire che è stata una esperienza decisamente piacevole che rifarò senza dubbio alcuno. Tanto sole, tante moto, tantissime ragazze ed una tonnellata di depliants, pubblicazioni, cdrom, gadgets assortiti più o meno utili (caldamente segnalati i tacchetti per il cavalletto ed i portachiavi antistress…)
Mi piace la luce particolare, le decine di chilowatt di amplificazione che percuotono lo stomaco, gli odori aggressivi ma suadenti delle cucine che sfornano qualsiasi cosa abbia calorie sufficienti da garantire almeno un paio d’ore di autonomia, le risate sguaiate dei visitatori e la sensazione tattile del totale divertimento… non mi piace invece lo sguardo annoiato di buona parte delle ragazze da salone che appaiono tristi nella loro ieratica bellezza, inchiodate sul sellino della moto a sorbirsi le colate laviche di testosterone emesse dai presenti… quando guardo quegli occhi mi sento sempre poco orgoglioso di essere un maschietto… Bah, a controbilanciare questa nota ho visto con sommo piacere moltissime ragazze che provavano con interesse la R1, la GSX-R e la Ninja, confermando quello che da sempre è un mio ferreo credo interiore… la moto sportiva è fatta per le donne! :D

Bene, veniamo alle agognate recensioni…

Suzuki, tanto per cambiare, ha fatto le cose in grande e ci ha regalato uno stand first-class con standiste allegre e competenti, nessun limite di depliants e gadgetteria della casa e, cosa più importante, un gran pacchetto di novità per il 2008.
GSX-R e B-King l’han fatta da primedonne ed è quasi un peccato vedere come altri modelli, quali il best-seller 2006 GSR e la rinnovata gamma Bandit 650 – 1250, apparissero quasi snobbati da parte dei visitatori, e tristemente relegati nella periferia meno illuminata dello stand…

Honda ha creato un vero blockbuster.
La CB1000R ha tutte le carte in regola per eliminare in un colpo solo dal mercato le varie FZ1 e Z1000, e visto il livello di attenzione ricevuto da parte dei visitatori direi che le concessionarie inizieranno a ricevere richieste molto prima che venga emesso il primo listino ufficiale… la Fireblade, a confronto, sembra un oggettino scontato.
Un bel tocco di vita la reinterpretazione kitsch del sempreverde SH150 con simpatici pupazzetti che escono da ogni dove riappropriandosi del veicolo e divenendone parte…

Kawasaki, come sempre, si mantiene su uno standard teutonico di sobrietà e concretezza che viene trasmesso dallo stesso stand… poco personale, molti visitatori… la Z1000 in colorazione bianco perla è una piccola opera d’arte, e la GTR1400 è un trionfo di solida tecnologia da viaggio… BMW, attenta

Yamaha non ha concesso molto spazio espositivo per i modelli in gamma, preferendo creare un allestimento celebrativo dei (lontani) successi di Valentino.
Scelte politiche a parte, lo spazio di manovra era davvero esiguo e spesso si doveva attendere con pazienza il “turno” per poter fare qualche scatto… comunque, la
R1 è sempre un mille da riferimento…

Ducati ha fatto qualche scelta azzardata… oltre allo stand decisamente scuro, i modelli sembravano letteralmente buttati come capitava, e non basta certo mettere una 1098 in mezzo al corridoio per rimediare ad un ambiente che poco invita al transito… a parte ciò, la HyperMotard è un oggetto di styling degno del MoMa e la nuova Monster, piccolo miracolo che risorge dalle sue ceneri, anche per quest’anno avrà un bel numero di estimatori…

BMW si è concessa, nella sua migliore tradizione, un intero padiglione o poco meno. La HP2 Sport è senza dubbio la Regina di questo salone, e le entusiastiche recensioni degli organi di stampa trovano qui ed ora una ovvia motivazione… Splendide moto, personale eccellente, superfici espositive superlative… la relativamente scarsa disponibilità di depliants passa in secondo piano dinnanzi a cotanta grazia…

Harley, dal suo lato dell’Oceano ormai sempre più prossimo al nostro Bel Paese, ha presentato la sua XR1200R, ed aggiungerei uno stentoreo “Finalmente”, visto che da tempo il nostro mercato europeo chiedeva a mamma HD di allestire un “big twin” con una ciclistica fatta per le nostre strade, con assetto solido ed una guidabilità a tutto tondo… Prezzi sempre elevati, ma la clientela non mancherà di apprezzarla…

Cinesi in tutte le salse… moto, scooters, quads, ma al di là di un curioso e generalizzato effetto “Dejà-Vu” derivante dal fatto che il look generalizzato di questi mezzi ultraeconomici sembra preso direttamente dagli stilemi giapponesi della seconda metà degli anni ‘80, ed aggiungo che personalmente non mi dispiace, il nostro dito resta sempre puntato su livelli di finitura e di qualità globale dell’assemblaggio ancora lontana anni luce dal minimo livello a a cui noi siamo abituati.

Un plauso, rimanendo in ambito orientale, va fatto a diverse ditte dell’estremo oriente iperspecializzate da anni nella produzione di accessoristica per moto e scooters. Il loro nome è difficilmente pronunciabile ma il loro livello di qualità complessivo gli è valso la selezione quali fornitori ufficiali da parte di numerosi brand anche europei… La globalizzazione, una volta tanto, si riesce davvero a costruire sulla reciproca dimostrazione di qualità.

Un reclamo, invece, va fatto all’organizzazione dell’EICMA.  E’ la prima volta, visitando manifestazioni di simile portata, che mi capita di essere bloccato all’ingresso perchè il personale non riconosce o ignora del tutto che esiste la struttura TicketOne che ormai da tempo immemore gestisce biglietti per tutti questi grandi eventi mediatici, ed un reclamo ancor più grande va fatto per la totale mancanza di organizzazione nella gestione delle superfici interne… molti visitatori si sono ritrovati inavvertitamente al di fuori delle superfici della manifestazione esponendosi a numerose diatribe con il personale, a causa dell’assenza di segnalazioni o transenne di qualsivoglia tipologia.

Non c’è ancora molto da dire, se non che l’EICMA andrebbe visitato senza dover controllare continuamente l’orologio per il timore di perdere il treno… nel 2008 tornerò a visitarlo sicuramente, anche se definirò certamente un pernotto… c’è davvero troppo da vedere! :D