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Touchè! :)

Posted in Esternazioni on 26 Ottobre 2009 by Saponetto

BadGirl Ho preso un severo rimbrotto.

Da quel severo ed autocritico senziente qual sono, l’ho accettato ed analizzato al fine di comprenderne l’essenza ed eviscerarne il significato ed il potenziale impatto sulle mie future scelte.

Mi è stato rinfacciato che pecco di arroganza, che non c’è logica nel voler raccontare a terzi delle mie sensazioni alla guida, delle emozioni provate nell’abbracciare il vento e delle sottili gioie del sentire il tremito sul manubrio quando ridai gas per concludere la curva.

E’ vero, sono un arrogante perchè chi non conosce la sella non potrà capire ciò che scrivo nè tantomeno il perchè lo faccio, rendendo quindi del tutto inutile sia l’impegno che il tempo profuso, e chi la conosce invece non ne accetterà i contenuti perchè come tutti i motociclisti degni di tal nome crede interiormente di essere l’unico depositario di tutte le filosofie connesse all’andare in moto e mal digerisce il confronto con gli altrui pareri ed opinioni.

Mal di individualismo, probabilmente.

Ne soffro anch’io per mia fortuna, e questo subdolo ma necessario male mi ha sempre aiutato a mettere in riga per due i miei pensieri ed a conservarli in un ordine esigentemente razionale al fine di poterne apprezzare anche la più piccola divagazione e specularne.

Ho pertanto deciso che è giusto cercare di guarire da questa molesta forma mentis applicandomi per migliorare l’esposizione di ciò che più mi stimola emozionalmente, al fine di ottenere che essa venga letta semplicemente come una provocazione atta a generare risposte emotive similari e condivise e, last but not least, a stimolare altri a raccontarsi e raccontare quelle sensazioni così profonde che vengono espresse solo quando si pela la manetta del gas…  Ecco perchè mi sembra appropriato che le fredde descrizioni dell’emozione siano sempre affiancate da un pò di pathos e, qualora necessario, di centellinata sofferenza atta a sottolineare quanto e come il piacere della motocicletta sia nettamente diverso dai consueti dettami che si è soliti attribuire ad un generico hobby o passatempo.

Andare in moto, almeno per me, non è difatti un passatempo.

E’ l’impegno nell’aver cura di una forma di vita meccanica che coopera con me nel raggiungimento di un sottile piacere, la sublime lussuria nello scegliere l’accessorio o la parte speciale che sembra fatta espressamente per darmi soddisfazione, il masochistico brivido dell’uscita mattutina sottozero che mi sussurra “tu puoi farlo”, la stoica sofferenza nel contorcermi al di sotto della moto per pulire accuratamente la meccanica inferiore che solo io posso vedere ma è proprio per quello che la pulisco con maggior vigore ed attenzione, è  l’impagabile batticuore che si accompagna all’apertura della farfalla con la moto ancora piegata mentre completo una curva sempre troppo stretta, l’esaltazione del sole che si riflette sul metallo cromato abbacinandomi la vista, la risata dell’amico che viaggia al fianco sfottendomi per come ho preso la curva appena lasciata alle spalle, la tazza di caffè che mi rimette al mondo dopo chilometri di gelo che mi frantumano le ossa, e mille altri piccoli frammenti di vita che, senza una motocicletta, sarebbero andati persi come sabbia nel deserto.

No, non è un passatempo nè una missione, forse è qualcosa che si avvicina alla realizzazione di una fantasia insoddisfatta, ed è probabilmente per questo motivo che riesco a disquisirne solo in un modo che può apparire come sofferto e melenso, ma che riesce in realtà a rappresentare solo un infimo percentuale di tutte le idee, sensazioni, gioie e, perchè no, anche le esperienze condivise che albergano tra i miei ricordi.

Ecco perchè quando leggo delle sensazioni che qualcun altro esprime a proposito delle moto mi sento piacevolmente appagato… non è la semplicistica consapevolezza di essere in molti a scrivere la stessa cosa, ma quella di essere tanti ad esprimere la stessa cosa in mille modi diversi, a seconda della sensibilità o di ciò che è l’insoddisfatto diavoletto che spinge ognuno di noi a salire in sella e tornare istantaneamente adolescenti.

Non finisce scendendo dalla sella, fortunatamente. :)

…E’ la moto che cambia…

Posted in Esternazioni on 26 Settembre 2009 by Saponetto

Freud-1 … Ci riflettevo su qualche giorno fa, in garage…

Stavo finendo di lustrare a dovere il mio motone nero e, stante l’occasione dell’avere la moto parcheggiata sul lifter, mi son preso la briga di rimuovere gli specchietti “topolino” per montare i bar-end Oberon.
Grazie al sistema di fissaggio plug-and-play ad espansione modificato da me, effettuare la sostituzione è naturalmente questione di pochi istanti il che mi lascia parecchio tempo per riflettere su ciò che sto facendo, infilandomi quindi nel consueto ginepraio socio-filosofico sugli accessori e sulle personalizzazioni (vedi “La cambio o la personalizzo?”, dispensa “Picconate”).

Deve essere uno strano recesso mentale, quello che entra in azione quando ci si stanca del look della propria moto… è comunque qualcosa di avulso all’impulso di cambiare la moto e decisamente più subdolo… è più assiemabile alla pulsione che spinge alcuni individui a chiedere alla propria compagna di indossare il taluno o il talaltro indumento, che normalmente si accompagna ad una sindrome di tipo ossessivo-compulsivo che trova quale unico elemento satisfatorio l’effettuare acquisti di accessori su Internet.

In fondo anch’io ho fatto così… prima il parabrezzino figo, poi gli specchi barend, poi gli ammortizzatori, poi i manubri e poi chissà cosa diavolo d’altro.

E’ proprio uno strano gioco quello che facciamo tutti noi che raggiungiamo il piacere consumando con il polish le vernici delle nostre moto… ad un certo punto iniziamo a mettere e levare accessori per il semplice piacere di farlo, e poi di vedere “come ci sta” fregandoci le mani per la soddisfazione.
Costosetto, ma almeno è un hobby abbastanza sano ed è giustificato dallo sguardo attonito dei compari al bar quando poggiano gli occhi sul nuovo accessorio, ma magari anche sui vecchi che vengono “turnati” ad ogni occasione, dando così l’idea di una moto in costante mutamento.

A mio modesto parere, questa sarebbe la “moto ideale!

Te la componi come vuoi, a seconda della cravatta che indosserai o del paio di occhiali del giorno… metto i bar-end o i topolino? Assetto alto o low rider? Parabrezza o nuda? borsa da sella o no? ecco, questo potrebbe essere il leit-motiv motociclistico per il 2010!

Una moto “alla carta” buona per ogni look, con una base stilistica ben definita ma in grado di soddisfare anche il più irriducibile edonista con un semplice plug-and-play di accessori ed allestimenti, con cui poter andare sia a teatro con il cappotto di cachemere che al bar con la giubba in cuoio…

Mmmm, devo smetterla con queste riflessioni! Sono già ben oltre il limite della violenza progettuale verso questa povera motocicletta, e la sola cosa che mi mantiene ancora sano di mente è la consapevolezza che non arriverò mai a montare una monosacca sul lato sinistro della sella o altre porcherie del tipo specchi con gli steli sagomati come procaci donzelle tettute… ho ancora ben chiaro il concetto che quel che si monta sulla moto deve essere ben bilanciato, magari anche a costo di non essere stilisticamente coerente, ma le linee essenziali della moto devono comunque essere fatte salve, non fosse altro che per riuscire ancora a riconoscere la tua moto quando la lasci in un parcheggio un pò troppo affollato…

Battute a parte, sono convinto che essendo la moto un mezzo di trasporto individuale per definizione, essa sia intrinsecamente prona alla personalizzazione, più o meno spinta che sia.
Personalmente trovo piacere e soddisfazione nello scegliere un accessorio sul catalogo cartaceo o su di un sito web, e l’attesa dopo aver inviato l’ordine è qualcosa di difficilmente inquadrabile, a metà tra un malcelato senso di colpa per aver speso un sacco di soldi solo per soddisfare il tuo ego ed una piacevole attesa di qualcosa di bello e satisfatorio.

Acquistare un accessorio è in fondo assai di rado frutto di qualche sorta di necessità, ma lo è più frequentemente di un bisogno viscerale.
E’ sicuramente qualcosa in più del semplice affermare il proprio potere di acquisto o esteriorizzare il proprio gusto in materia di moto, è la materializzazione del desiderio infantile di veder trasformare il proprio giocattolo preferito in qualcosa di sempre nuovo e piacevole, è il sottile piacere di sedersi in sella e percepire il cambiamento nelle sensazioni di guida, nel capire quanto la moto sia cambiata e, al contempo, assaporare la consapevolezza che puoi con un solo colpo di chiave inglese riportare tutto al suo stato originale.

E’ una sensazione ultrapiacevole che solo chi si dà da fare con attrezzi e cataloghi apprezza a pieno, e che giustifica le spese e le lunghe nottate spese in garage ricompensandole con il colpo d’occhio che riempie il tuo sguardo un pò lascivo e carezzevole, e con il lucore di malcelata soddisfazione provata quando il tuo compare dice “uelà, bellino questo!”

Sì, perchè sotto sotto questo passatempo fornisce il passepartout per aprire la porta al nostro ego ed esternarlo in forma creativa e del tutto personale.
Per questo motivo non capirò mai del tutto coloro che si fanno montare gli accessori dal concessionario o dal meccanico di fiducia… compatibilmente con le loro capacità di bricolage, ritengo che così facendo si privino della parte più divertente e satisfatoria della personalizzazione delle moto.

Eppoi, scusa… se non te la personalizzi un pò, come fai a dire “questa è la MIA moto” ? ;)

Giocattoli

Posted in Esternazioni on 12 Maggio 2009 by Saponetto

nutella_lrg… ci si dovrebbe pensare, ogni tanto.

Tra le molteplici attività umane, il divertimento è con ogni probabilità ciò che più definisce la qualità ed il senso della nostra esistenza.
Divertirsi è l’autoaffermazione del fatto di essersi affrancati dalla necessità, ed in tal senso è ovvio che una importante parte delle nostre vite sia incentrata sull’uso dei giocattoli quali strumenti con cui procacciarsi questo sottile piacere interiore.
Noi adulti abbiamo pertanto molti giocattoli, sicuramente più dei bambini…  Autovetture, cellulari, case, soldini, animali, e chi più ne ha più ne metta.

Il mio giocattolo preferito è la motocicletta.

Così come da bambino fantasticavo con i miei balocchi sollevandoli verso il cielo così da perdermi nella loro immagine stagliata contro il cielo, analogamente faccio adesso con la mia moto sedendomi in sella, carezzandone il serbatoio ed accucciandomi al suo fianco per vederla più grande e possente e, oh, sì…  guidandola, con nell’animo il puro piacere del gioco che solo un bimbo che ancora conosce il significato della parola “incanto” può provare.

Gioco senza fine, e senza fini… Tornare ad essere il bimbo che cavalca il suo destriero immaginario, mentre i contorni della realtà vengono modificati e plasmati dalla forza di una fantasia senza limiti. Questo è il vero senso del gioco, e del divertimento… fare, e disfare libero da vincoli, soprattutto quelli da te stesso creati.

Nell’ambito delle due ruote vale lo stesso principio… divertirsi, comunque e dovunque, facendo volentieri a meno delle convenzioni, dando briglia sciolta alla fantasia.  Mi piace il fatto che da questo messaggio orfico si sia tratta addirittura una pubblicazione periodica, a dichiarato fine “bike style” e con sconfinamenti nel campo del culto del buon vivere, perchè significa che almeno tra noi motociclisti c’è ancora l’anelito ad un mondo in cui vivere significhi qualcosa di nettamente diverso dal sopravvivere o, peggio, dall’essere vissuti da altri.

C’è chi dice che si è “veri motociclisti” solo se s’è fatta almeno una Dakar, c’è chi invece ritiene che ci si possa fregiare di tal titolo, chiamiamolo così, se s’è partecipato ad una edizione del TT, altri ritengono che faccia molto “motard”  il totale controllo di una leggerissima trial ed altri ancora dicono che il vero moticiclista  è quello che, manetta al massimo, rischia la pelle sempre, comunque ed oltre qualsiasi logica.

Ce ne sono tanti altri, lo so… ed ogni tipologia citabile ha senza dubbio il “suo” particolare modo di essere motociclista.

Personalmente mi sento molto Motociclista, anche se ho lasciato perdere da un pò di tempo le sportive e le super-GT e vedo con poca o nessuna simpatia le ruote tassellate.

Gironzolo con una paciosa moto da una sessantina di cavalli e quasi due quintali e mezzo di peso, con un interasse da motocarro Ape e la manovrabilità di un carro armato, ma mi diverto parecchio… in un modo che non pensavo fosse per me ancora possibile.

Il mio tipico profilo di missione comprende assiomaticamente la chiacchiera in marcia con i miei compagni di scorribanda, il “controllo qualitativo” degli agriturismo che incontro durante il mio vagabondare, ed il mio concetto di relax è basilarmente incentrato sull’usare quanto più possibile la mia moto, essendo notoriamente allergico alle quattro ruote.

Mi sento davvero molto “motociclista”  quando aiuto mio nipote a tensionare la catena della sua endurina o nel rimontare l’ennesima freccia demolita in una scivolata, quando scambio colorite opinioni sulle amene stradine dell’interno d’Abruzzo e quando ricordo insieme ai miei amici folli il rischio e l’adrenalina di quel dannato tratto di strada ghiacciato in cui sentivamo che tutti gli angeli del continente s’erano dati appuntamento lì per aiutarci a tenere la moto dritta… ed il ricordo del doppio cordiale che prendemmo per rianimarci dopo quel tremendo giro al freddo, quello sì che era roba etilicamente “motard”…

E poi la tensione nervosa di quando “metti mano” per la prima volta alla moto nuova ed hai una paura matta che le chiavi rovinino i dadi intonsi, oh, sì, anche questo è molto, molto “motard”.

Proprio come la carezza, un pò amorevole, un pò lascìva, fatta sul serbatoio della moto prima di salirle in sella, e l’odore del panno di daino ben umido riposto nella tracolla per ripulire sommariamente il cupolino appena fermi,  la bottiglia di WD40 che finisce sempre quando maggiormente serve,  la borsa persa in velocità lungo l’autostrada e fortunosamente recuperata da un amico che sopraggiunge,  il sottile piacere nel montare l’accessorio appena arrivato dall’Inghilterra… tutto questo è essere motociclisti.

E’  l’emozione e la gioia dell’avere una moto che ti attende in garage, è il piacere di vestirsi la mattina sapendo che tra poco diverrai padrone del vento, è l’orgoglio di spiarsi riflesso nelle cromature e rubare lo sguardo dell’amico un pò invidioso, è l’edonismo fatto metallo e cuoio che esalta l’individualità e magnifica l’ego.

E’  l’eterno sogno dell’adolescente che è in noi.

Non a caso Rider significa Cavaliere. ;)

V for… Vuoi davvero questo?

Posted in Esternazioni on 22 Marzo 2009 by Saponetto

v-logo1 …Emblematico.

Lo stavo rivedendo qualche sera fa in compagnia di mia moglie sul beneamato full-hd domestico, ed esattamente come la prima volta in cui assistei alla sua proiezione in una sala cinematografica semideserta ho dedicato più tempo a metabolizzare le immagini ed i concetti che a gustarmi lo spettacolo.

E’ davvero così facile fare la rivoluzione?  E’ davvero una cosa tanto immediata nella sua semplicità da non doversi interrogare su cosa ricostruire dopo aver distrutto il continuum delle rassicuranti abitudini che costituiscono le sbarre più solide della nostra quotidiana prigione sociale?

Chiaramente no… la bellezza assoluta di un pensiero che brucia il mondo nel suo fuoco purificatore viene relativizzata, ridimensionata o peggio estinta nel semplice passaggio attraverso la mente umana, ed è pertanto insensato aspettarsi che un evento di totale ribellione, prima individuale e poi sociale, possa avvenire senza compromessi o mediazioni.

Emblematico, sì…  il volto di un uomo il cui ricordo è simbolo di ludibrio ed il cui simulacro ancora oggi viene impiccato e bruciato in numerosi paesi del Commonwealth, viene improvvisamente eretto a simbolo di un concetto che più di ogni altro non necessita di simboli.

E’ davvero soggetto ad uno strano contrappasso, il volto di Guy Fawkes. Un terrorista, un uomo la cui prospettiva ci è stata semplicisticamente trasmessa come la folle volontà di eliminare un establishment governativo eliminando il suo stesso simbolo, la Camera dei Lords, ma anche un uomo la cui immagine riesumata e riletta in chiave postatomica diviene una icona del dolore necessario, della forza maggiore, del chiodo che scaccia chiodo, dell’azione seguita dalla reazione.

Un feticcio mediatico, generato da tutti quei rapidi e straordinari cambiamenti emozionali che il linguaggio del merchandising ha dovuto rapidamente imparare a padroneggiare e gestire, dopo averlo preliminarmente infuso nei media e nell’immaginario popolare fino a farlo divenire una immagine archetipica,  sovrapponibile a quelle di personaggi che nel loro piccolo o grande epos hanno lasciato dietro di se molto più di un messaggio o una morale, ma una immagine.

UNA ICONA.

Il messaggio è orridamente semplice: il protagonista indossa la maschera sorridente che lo priva dell’individualità perchè la società possa togliersi la propria maschera collettiva e riguadagnare l’individualità (libertà) perduta.  La sublimazione della vendetta, massimo atto di soddisfazione dell’ego che porta ogni eroe catartico ad immolare sè stesso, trasformata in qualcosa di più nobile ma egualmente spietato.  Lo stesso pathos che è nel  ciclo epico della Volsunga Germanica, in cui ogni evento o ciclo di eventi necessita dell’obolo di sangue dell’officiante la vendetta stessa perchè il male di cui essa è conseguenza possa arrestarsi, in una ineluttabilità che non conosce incertezze. La Vendetta ha adesso un volto, e questo volto sorride sempre… affabile e statico come l’asciutto ghigno di un teschio.

Un teschio di porcellana finissima e di kevlar dai cui lievi lineamenti fuoriescono parole che cambiano il mondo e tutti coloro che lo popolano, che stupra la calma mediatica con un messaggio dirompente:  ”Ogni governo dovrebbero temere il giudizio del proprio popolo”.

Così come Neo, l’Eletto in Matrix (stessa regia, i Wachowski) o come Rorschach in Watchmen (stesso autore, Alan Moore) che adempiono alla loro funzione scegliendo di immolare sè stessi, parallelamente il personaggio di V adempie al medesimo ineluttabile destino:

Portare la distruzione affinchè la ricostruzione possa avere luogo, immolando sè stesso non come atto sacrificale ma per necessità logica, essendo V stesso generato da quell’establishment corrotto che deve essere necessariamente distrutto integralmente.

Come molte icone, anche V non sfugge al destino di divenire esso stesso un messaggio, avulso dal messaggio originale.

V è fondamentalmente Quasimodo, una scultura erotica spezzata che redime l’orrore che la permea attraverso quell’amore inespresso e inattuabile che lo stesso Mishima esprimeva nei suoi scritti dell’età matura.  La disperazione insita in questo amore tragico, che reclama la morte e l’annichilazione come unica soluzione, porta V a concepire e procreare sè stesso,  idealmente partorendo Evey attraverso il suo stesso dolore e nutrendola con le stesse lacrime che la sua maschera impenetrabile non può ormai più lasciare uscire.

La potenza mistica della scena in cui, dopo un anno di terrore e torture attuati da V stesso per forgiarne la volontà, Evey viene portata sul tetto così che essa possa affermare la sua definitiva vittoria sulla Paura urlando la sua rabbia assoluta contro il Mondo,  rappresenta la definitiva consacrazione monastica di V, che vedendo il suo testimone saldamente passato nelle mani di Evey può attuare l’ultima parte del suo piano libero da ogni timore, finalmente libero di immolare sè stesso perseguendo il suo obiettivo.

Neo e Rorschach insegnano.

E’ un film epico ed al contempo claustrofobico, in cui l’Eroe scava come Edmond Dantes per guadagnare non la libertà per sè, che sa essergli preclusa, ma  l’accesso mediatico che farà sì che altri possano togliersi la maschera e riguadagnare una libertà che ormai esiste solo come vocabolo, sterile ed inespressivo. Il feticismo diffuso, utilizzato in questa pellicola per evidenziare il pensiero decadente ed i suoi effetti sulla società, raggiunge il suo acme nel badge dei Castigatori, ossessivamente rappresentato su ogni superficie collettiva contestualmente all’insultuoso motto simil-religioso “Forza attraverso l’unità, unità attraverso la fede”.  Edmond Dantes scava, e scava nelle menti e nei cuori degli spettatori, appare sullo schermo dell’anima e con la forza di un logo disegnato col sangue, e parla con parole che non ammettono replica ma solo rassegnata accettazione. Un altro attimo di benefica violenza, lo stupro rituale che risveglia lo spettatore la cui mente si è addormentata.  L’eroe parla e reclama la giustizia suprema, attuata attraverso la rabbia quale strumento di rivolta contro un mondo che si fa difficoltà addirittura a definire orwelliano… lo spot pubblicitario del tuo digestivo preferito, ricontestualizzato  e risemantizzato per renderlo agente patogeno, virus informatico, cattivo pensiero, ed altri mille veicoli utili a perseguire lo scopo finale.

Vendetta.  Libertà.  Per sempre.

La domanda da porsi, dopo aver visto scorrere i titoli finali di questo, come anche di altri films sul medesimo tema, è:

Come è possibile che una società civile giunga a costringere i suoi figli a compiere atti di sopraffazione estrema al solo scopo di continuare a sentirsi individui degni di tal nome?

Davvero questo è l’unico scenario che può essere posto dinanzi agli occhi di noi spettatori, così terribile da farci sentire addirittura colpevoli di essere soltanto tali?

La risposta, come sempre, esiste solo dentro di noi, in quel recesso neurale all’interno della nostra scatola cranica preposto ad essere la sede dell’individualità… ammesso che sia possibile riuscire a mediare tra le esigenze dell’individuo e quelle della società, ovviamente. :|

…Ma riesci ancora ad emozionarti?

Posted in Esternazioni on 6 Febbraio 2009 by Saponetto

vicodin … nel senso, riesci ancora a percepire dentro di te un pò di emozione nel fare quel che ormai ripeti quasi ossessivamente ogni mattino?  Oppure sei ormai ridotto come me, uno che quando si fa la barba pensa sistematicamente ad una canzoncina che ascoltava da piccolino e che rimane perso nell’osservare il turbine di peli che vorticano nel lavabo quando apri il tappo per farne defluire il contenuto?

No? meglio così… Vedi, il disincanto è qualcosa di subdolo. All’inizio sembra una cosa piacevole e rassicurante, perchè ti permette di conservare le tue energie mentali non sprecandole per cose su sui hai poco o nessun controllo, ed a sera questa consapevolezza ti appaga regalandoti sonni illuministicamente corretti e soddisfacenti seppure del tutto vuoti di sogni, nemmeno i tuoi vecchi incubi della gioventù tipo quelli in cui ti rubavano il pene, o cose del genere.

L’assenza di sogni dovrebbe già farti riflettere e dubitare, e la saggezza del 2000 dovrebbe garantirti la lungimiranza necessaria a capire che questa surroga di tranquillità interiore non può essere goduta senza alcun effetto collaterale.  Poi,  non bastandoti, dovresti intuirne il nefasto corollario quando la tua crapula consumistica sopprime gradualmente la stessa gioia del raggiungere un risultato, ed arrivi a cambiare la tua moto perchè non sopporti di vederla sporca ma non riesci più a provar piacere nel pulirla e riscoprirla lucente.

Le emozioni, chiaramente, soffrono lo stesso fato. Ma a te questa cosa viene risparmiata, tu non sarai soggetto a repentini cambiamenti umorali, non osserverai spasmodicamente il tuo volto riflesso nello specchio tendendo protervamente i muscoli per stendere quel principio di ruga che molesta la tua mente, prima dentro e poi fuori, non inizierai a pensare sempre più spesso che forse devi cambiare qualcosa, che forse fai ancora in tempo a raddrizzare quel grave errore che ti sta rubando la vita, che forse lei o lui è ancora lì ad aspettarti, e che in fondo anche tutti i tuoi amici di gioventù, in quel preciso istante, stanno pensando esattamente la stessa cosa che stai pensando tu.

E allora potresti tranquillamente prendere quel cavolo di cellulare in cui, in una parte nascosta della rubrica, tieni i numeri e gli indirizzi di chi hai amato o a cui hai voluto bene, e chiamarli.  …No, eh? perchè cedere a questo suggerimento, ad una cosaccia del genere, quasi come se tu abbisognassi di una dimostrazione atta a convincerti di una cosa che tu SAI GIA’ ? Poco razionale, poco occidentale, vero… ma allo stesso tempo così poco soddisfacente.

Chiuso nella tua bolla del tempo, sai che fuoriuscendo da essa inizieresti ad invecchiare non come tale ma solo per il fatto che inizieresti a percepire il tempo nella misura in cui lo sguardo di altri scivola su di te, scandagliando la tua pelle spietatamente alla ricerca del segno del tempo passato, per esorcizzare il proprio tempo seppellendolo sotto l’altrui usura.

Già, sei fortunato… tutte queste cose non ti causeranno malumori e nervosismi e continuerai a guardare serenamente le notizie del tiggì, anche le più drammatiche, come se fossero parte di una fiction e quanto di brutto e sgradevole incontrerai durante le tue giornate sarà nulla di più di una molesta litigata da Grande Fratello.  Sarai assuefatto al tutto, e la velocità di interfaccia sarà la tua assicurazione contro la lenta, letargica perdita della capacità di cambiare punto di vista sulla realtà. Il disincanto, vedi, è tutto quì.  Ti dà la forza di passare oltre ciò che sembra troppo grande, ma il prezzo che chiede è sempre lo stesso:  il tuo sorriso.  Se questo prezzo ti appare minimo in confronto al vantaggio di saper navigare sul mare del mondo, firma pure questo contratto ed assumi la pillola azzurra.

A me, invece, fascinato consumatore della pillola rossa, toccherà turbarmi per ogni istante del giorno che passa senza frutto, provare compassione e piangere per chi soffre, sentirmi come Atlante che porta sulle spalle il peso del Mondo, innamorarmi di qualcuno senza sapere perchè e soffrire per la consapevolezza di non poter esprimere quanto hai dentro, aspettare la notte per poter sognare e tornare nuovamente bambino, rabbrividire quando infilo la chiave nel quadro della moto, ridere assieme a chi come me sa che ogni ruga tradisce una emozione vissuta, e soprattutto, sentire dentro il respiro del tempo che come la marea porta avanti e poi, con impassibile grazia, ti riprende per riportarti indietro verso l’infinito.

No…  perchè mai dovresti desiderare di provare delle emozioni? ;)

Anni 80…

Posted in Esternazioni on 17 Ottobre 2008 by Saponetto

Anni ‘80? Ah, già… l’età dell’onnipotenza …

Ricordi gli anni ‘80, mio buon amico?

Contenti e fiduciosi nel futuro, ebbri della consapevolezza di essere la quarta potenza  mondiale, tutti sembravano avere un ruolo, un grande destino ad attenderli, e sfoggiavano un senso di appartenenza all’uno o all’altro movimento para-culturale…  anche se erano tutti falsi ruoli, imposti da una televisione che proprio in quel periodo iniziava a manipolare le coscienze con programmi stile Drive In, buoni solo a cortocircuitare i pochi neuroni già allora malfunzionanti con le zoomate assassine sulle tette iperboliche di Tini Cansino o dell’allora ancora piacente Lory Del Santo. Te la ricordi la Tini, eh? Sì che la ricordi… Scommetto che dentro il tuo cassetto hai ancora quel poster che la mostrava in divisa da hostess, con le tette dritte stile Venusia.

Non mi ci son mai riconosciuto, sai? Mi facevo quasi male pur di negare il piacere di esserci, rifiutavo con veemenza le correnti dell’epoca perchè mi ripugnava farmi omologare e rabbrividisco ancora al solo nominarli… Madonnari, Paninari, Metallari, Punk… brrr! Ricordi come mi incavolavo quando mi chiamavi Dark, anche se ti avevo detto che mi vestivo di scuro solo perchè mi faceva apparire più snello? Che incacchiature… proprio tu parlavi, che se non indossavi quelle schifezze di Timberland di un colore improponibile non ti sentivi ok, perchè ti sentivi un mod, tu… peccato che tu non avessi mai visto Quadrophenia e che le uniche fughe in cui rimanesti coinvolto furono quelle dagli sguardi dei professori che vi sbirciavano mentre facevate “sega” a scuola… Però ti volevo bene lo stesso, anche se certe volte mi chiedevo il perchè.

Me lo chiesi anche quando ti lanciasti con lo scooter contro quell’autobus, completamente ubriaco ed impasticcato di anfe. Non mi piacque, mi sentii tradito dal tuo gesto sciocco e mi ci volle tempo per perdonarti. Tu non ci sei ancora riuscito, e dal tuo letto mi guardi, sorridi ed a volte piangi, quando il ricordo diventa troppo vivo per il tuo cuore.

Mi piaceva molto la musica di quel periodo… La new wave melodica di Radio Montecarlo Nights lasciava pian piano spazio a musiche ben più incisive, i Simple Minds ed i New Order dettavano legge e la notte, tra un brano alla radio e l’altro aspettavo con voluttà che apparisse in TV quel giovanottone vestito di bianco, il Massarini che dal suo video altare proponeva musica mai ascoltata e certi video che avevano del soprannaturale… Laurie Anderson, il Battiato d’America, la conobbi proprio attraverso Mr. Fantasy e così fu anche per i Talking Heads di Brian Eno, un Grande Illuminato.

Andavo pazzo anche per i cartoni animati. Goldrake,  Jeeg e perchè no, Candy Candy erano quasi un appuntamento culturale e lo scambio di pareri su ’ste cosette leggere andava di pari passo con quello sulle prime pratiche sessuali “serie”.

Vivevo del mio, facevo qualche lavoretto nel laboratorio di elettronica dove bazzicavo, a volte giocavo a tennis con mio cugino, un sinistroide folle che pensava di essere la reincarnazione di Marx e di John Belushi insieme, salvo per il fatto che viveva ancora con mammà… facevo lunghe passeggiate da solo, partecipavo ai forum sociali che i pazzacchioni del periodo organizzavano nelle scuole e pensavo a cosa stava accadendo in Europa, a Solidarnosc che sembrava quasi pronta a cambiare il mondo ed alle agitazioni socio-politiche di un Papa che sembrava aver così ben poche intenzioni di fare semplicemente il Papa che un pò di tempo prima avevano dovuto addirittura sparargli un paio di revolverate per farlo rimanere almeno qualche giorno al letto.

Pensavo al fatto che in quei giorni c’era l’inflazione a due cifre che ti annullava lo stipendiuccio ma nonostante tutto potevi ancora permetterti il lusso di buttare via la tua vita, fiducioso di poter ricominciare tutto daccapo.  Nel bene e nel male, come ho già scritto e come amava dire un noto uomo politico passato suo malgrado alla storia, eravamo la quarta potenza mondiale. Anche se alla fine lo sventurato dovette cercare riparo dal ludibrio dell’arresto rifugiandosi ad Hammamet dove, oltre al riparo, alcuni anni più tardi trovò il riposo (eterno).

Ricordi ancora la storia dei gelati che non potevo pagare, eh? Beh, lo so, è avvenuto un pò prima degli anni ‘80 ma mi segnò non poco… ed ogni volta che mi venivano delle voglie più o meno costose ripensavo a quanto fosse stata brutta e triste l’estate dell’austerity del 1973, quando papà piangeva in solitudine chiuso in camera perchè senza benzina non poteva andare a lavorare e quindi soldi per il fine mese nisba, neanche a parlarne… bastava solo quel ricordo per farmi passare ogni fregola di spesa immotivata.

Militare nel 1984, due bei baffetti sulla divisa, grandi ricordi ed un sacco di divertimento, la notte in camerata guardavo il soffitto e sognavo mentre mi sparavo in cuffia la “Storia Infinita” cantata da Limahl, mentre di giorno le musiche dei Led Zeppelin e degli Who erano la colonna sonora imperante in caserma anche se ogni tanto, magnanimo, lasciavo il campo a Stevie Wonder ed alla sua lagnosa “I just called to say I love You”. Quante audiocassette “stereo 4″ ho regalato ai miei commilitoni… credo non si possano contare.

Tanti lavoretti di manutenzione in quel decennio, sui tetti, sulle piattaforme petrolifere da raggiungere in elicottero, l’assistenza tecnica agli impianti radar navali con cui una volta quasi mi arrostii una mano, l’università mai finita e finalmente il lavoro “serio”, quello che ancora mi porto appresso dopo ben oltre vent’anni.

Ricordo come fosse ieri la mia prima vera busta paga, e di come all’epoca io non fossi stato in grado di darle da subito il valore simbolico che in realtà meritava. Occorsero diversi mesi prima che io realizzassi che dovevo aprire un conto in banca ed entrare nel finora disprezzato novero delle persone fiscalmente registrate, e quando mi accadde rimasi letteralmente tramortito.

In ogni caso, mi consolai quasi subito… Il primo stereo degno di nota, preampli Nad e finali Harman Kardon, diffusori Infinity-Watkins e piatto Thorens con testina MC Ortofon… è tutto andato via, buttato o dato via ad amici più appassionati di me, ma l’Ortofon ce l’ho ancora nel cassetto, assieme ad una deliziosa Stanton con il suo britannico, stilosissimo pennellino che carezzava i solchi del vinile… un altro universo, prima del digitale, prima del CD… quante soddisfazioni.

La prima automobile, una vecchia Fulvia HF con la quale ho imparato cosa non va fatto con un’automobile perchè resti divertente senza esporsi a troppi pericoli, poi un’altra ed un’altra Lancia ancora, una Integrale che non avrei nemmeno potuto permettermi viste le mie magre finanze, ma vale quanto detto… erano i mitici anni ‘80, e si poteva fare ancora tutto senza timore, tant’è che nello stesso periodo acquistai casa e mi innamorai seriamente per la prima volta.

Preso dall’emozione e da strane curiosità esoteriche iniziai a frequentare correnti di pensiero alternative, new age e trascendenti non disdegnando alcune incursioni nel campo del paranormale puro, argomento questo che da sempre mi fornisce carburante cerebrale fresco e di ottima qualità, e capii in quell’ambito che l’animo umano raramente riesce a raggiungere una vera autocoscienza, preferendo assai di frequente rivestirsi di una buona emulazione dell’altrui pensiero.

Di pari passo, la mia autostima salì verticalmente e di ciò son grato ad un uomo, un buon delinquente, un truffatore gentile, un santo ingannatore che mi mostrò quanto fosse facile controllare le anime suggerendo loro ciò che esse bramano e si aspettano di sentirsi dire… Non capii subito la portata di questa rivelazione, ma quando ciò avvenne cercai subito quest’uomo per ringraziarlo, solo per scoprire che era nel frattempo morto.

Già… ed inoltre non capii subito che quella morte mi annunciava che si stava addensando la burrasca. Al probabile scopo di ricordarmi che non sempre tutto si può fare, il destino beffardo mi punì infatti molto severamente… fui mollato dalla mia amata compagna, e passarono circa due anni prima che io riprendessi un minimo di vita sociale, quindi diciamo che l’ultima parte degli anni ‘80 non posso neanche sentirla nominare… però sono anche gli anni in cui maggiormente sono cresciuto e son divenuto un animale sociale, sono maturato ed ho imparato ad indirizzare i miei sogni ed aspettative, ho coltivato i miei interessi culturali, politici e sociali e finalmente, dopo essermi accostato al fianco di una donna che mi ha insegnato molte cose, tra le quali come sopravvivere alla perdita dell’amore, e che ancora oggi ricordo con tanto affetto e gratitudine, ho realizzato che per poter continuare ad evolvere come essere umano avevo bisogno di un oggetto materiale che incanalasse le mie pulsioni. Acquistai, quasi senza accorgermene, la mia prima motocicletta, e da quel momento la prospettiva del mio mondo cambiò per sempre.

Come vedi, mio buon amico, al di là di ogni possibile valutazione personale, al di là di ogni recriminazione o delusione, ogni tassello di quel decennio è oltre ogni ragionevole dubbio servito per posizionare il successivo. Se lo desideri, ti aiuterò a sistemare anche i tuoi pezzi…

Ce ne sono ancora così tanti da piazzare, vero? …;D

Cambiamenti epocali…

Posted in Esternazioni on 24 Aprile 2008 by Saponetto

Un sabato mattina di qualche settimana fa ho accompagnato un amico dal concessionario Triumph, e mentre lui si sparava preventivi su preventivi, giacchè mi trovavo lì ho dato un’occhiata intorno… c’era la solita Speed Triple versione 2008 con freni Brembo, arancio acceso e kit carbonio, e c’è anche la versione 2007 con freni Nissin, bianco perla, scarichi in titanio della casa… stesso prezzo, stessa quantità di saliva emessa.

Due ragazzi, appena fuori della vetrina, si ingarellano con un paio di Daytona 675 sul rettilineo di un grande parcheggio prospiciente il locale.

Belle moto…

Una volta asciugato l’angolo della bocca, inizio a gironzolare con aria annoiata nel locale… serie classica, le Bonnie in tutte le loro salse, forse un po’ troppo classiche per i miei gusti… finiture niente male, ed anche i prezzi sono interessanti ma non c’è molto pathos in una dichiarata “replica” in stile anni ’60 con freni a disco ed iniezione elettronica… è molto più interessante e stilisticamente compatibile qualche bella “street rod”, ad esempio ‘sta Speedmaster 900… pochi cavalli, giusto qualcuno oltre la sessantina, look scuro, “tosto” ma senza cadere in certi eccessi che purtroppo caratterizzano gran parte della produzione USA, più avvezza a sensazionalismi gratuiti spesso non corroborati da una adeguata cura nelle saldature e nella cura dei metalli (vedansi certi forcelloni delle Sportster, esteticamente più adatti ad una bicicletta che ad una moto…).

Non ci sono sicuramente problemi morali nel guidare una moto come questa. Look retrò ma senza cedere al classico, sovradimensionata in tutto anche a costo di pagare qualche chiletto in più alla bilancia, ti basta un solo sguardo per capire che è fatta per non rubare al pilota neanche un secondo di godimento del viaggio.

Ben gommata per essere una cruiser di media taglia, è morbida ed al contempo aggressiva quanto basta per darle carattere… potrebbe essere davvero la classica “moto per la vita”, naturalmente per chi ha già provato di tutto, motociclisticamente parlando, ed apprezza questo genere di motociclo.

Lo sterzo è incredibilmente pesante, addirittura più del mio vecchio FJ, ma è una garanzia di stabilità assoluta e di una grande capacità direzionale durante le “planate” tra le curve e dentro i tornanti… nulla come un avantreno ultrapesante sa dare soddisfazione quando si dà gas in curva con un bel “due canne” coppioso che spinge forte…

Certo, la pedana avanzata potrebbe dare adito a qualche dubbio durante la conduzione nel misto stretto, ma è solo la prima sensazione visto che solo dopo pochi minuti già si deve iniziare a prestare attenzione a non grattare le pedane sull’asfalto.

Con ogni probabilità questa moto sarebbe perfetta anche spostando in posizione più “canonica” le pedane… certo, a quel punto però significherebbe violentare la natura fondamentalmente paciosa di una ciclistica che, per quanto irrigidita rispetto alla versione 2007, resta sempre e comunque votata all’utilizzo turistico.

Meccanica rigorosamente e totalmente a vista, il motore di derivazione Bonnie Thruxton ha un look sfacciatamente old style, alla BSA, ma è in realtà un moderno “900” con quattro valvole per cilindro alimentato ad iniezione elettronica sequenziale e dotato di contralberi di equilibratura sul manovellismo a 270°, a garanzia di una souplesse di marcia impagabile anche ai regimi più bassi (praticamente il minimo, o giù di lì…).

Marce relativamente corte, ai 6700 giri della zona rossa corrispondono sì e no 180 km/h, ma il piatto forte di questo motore è la sua fascia medio-bassa dove viene valorizzata la sua erogazione di oltre 7.5 kgm di coppia a 3300 rpm.

Inutile dirlo, è la migliore garanzia di una guida morbida, rilassante e di tutta soddisfazione.

Parlando del suo settore commerciale, lo Speedmaster si inquadra senza problemi nel novero dei “cruisers” di media taglia, senza pretese sportiveggianti ma con il chiaro intento di dare una guida dinamica e “di forza” senza sconfinare nell’ingestibile mondo delle cruisers di grande taglia.

Cosa aggiungere? Nulla, mi è piaciuta così tanto nella sua semplicità che l’ho opzionata la scorsa settimana per sostituire il Suzuki GSR600 con cui ho gironzolato durante gli ultimi due anni… e sono adesso in paziente attesa.

Le consegne sono fatte dallo stabilimento di Hinckley, in Inghilterra, ed il dover attendere qualche settimane è quanto meno insito nella filosofia di un simile acquisto, da effettuare con calma ed attenzione.

La cosa davvero mistica è che i gentlemen della Triumph organizzano periodicamente un giro in Inghilterra per visitare la Casa Madre ad Hinckley, e sarebbe l’occasione giusta per fare anche un giretto culturale al mitico “Ace Cafe” di Londra…

Questo viaggio chiuderebbe il mistico cerchio di eventi che è iniziato lo scorso settembre nei pressi di Ponte Vecchio, a Firenze, portandomi finalmente a dare un senso alla mia vita su due ruote giungendo a calcare il piazzale dell’Eterno Bar, per vedere se davvero incontrerò nuovamente quei due vecchi fantasmi spariti oltre il Lungarno… (vedi “Un giorno visiterò l’Ace Cafè…“).

Se lassù incontrerò nuovamente quella voce tonante e quelle buone anime che mi hanno guidato finora, allora potrò dire che molte delle mie aspettative di vita si saranno realizzate, ed allora io ringrazierò il Dio dei Motociclisti, forse Steve McQueen, poco importa, che ci guarda dall’alto con curiosità ed attenzione, e quando ci fermiamo dopo aver fatto una piega che ancora un po’ lisciavamo le carene, ci appare su una nuvola in sella ad una potente bicilindrica e ci dice, sorridendo… “ Bella piega, Figliolo ”… e riparte sgommando, anzi snuvolando, salutandoci con il pollice in alto.

Sì, lo ringrazierò per avermi lasciato vivere fino in fondo uno dei Suoi Sogni.

Lunga strada.

Lettera ad una Compagna di Sella…

Posted in Esternazioni on 24 Marzo 2008 by Saponetto

cat.jpg “Buonasera, Sorellina”.

Ho riflettuto a lungo su quanto mi hai detto via telefono, qualche sera fa.
Non tanto per le serie problematiche che stai affrontando e per le quali, come ben sai, ti sono vicino, ma perché nelle tue parole ho percepito oltre ad una grande tensione interiore peraltro ampiamente comprensibile, un oscuro messaggio che parla di “inadeguatezze” che sono avulse alla tua natura forte e determinata, ed anche di tanti dubbi sul come conciliare il tuo immediato futuro di madre, moglie e lavoratrice (oh, come odio questo vocabolo socialmente ambiguo…) ma soprattutto di dubbi su tue scelte antiche e su molte altre che dovrai affrontare nell’immediato.

Come te, anch’io mi trovo di fronte ad un bivio ed ho molti dubbi nell’affrontarlo.
Ho voglia di proseguire comunque il mio cammino ma non vedo strade proseguire oltre questo bivio e, in tutta sincerità, non trovo in me così tanta forza d’animo da poter sbagliar strada a cuor leggero.
Volevo solo esternarti questo mio stato d’animo, per farti meglio interpretare quanto ora scriverò.

Stamattina credo di essermi scoperto un pò più vecchio. Dentro, più che fuori.
Sto progressivamente perdendo il piacere di vivere, o sto lentamente abituandomi ad una sua qualità diversa e poco piacevole, e quel che è interessante è che da un pò di tempo percepisco un nuovo piacere insito in questa oscura consapevolezza, e giungo quasi a provare una qualche ludica forma di soddisfazione nel percepire questo drammatico cambiamento del’animo.
Non so se ci sia una logica in tutto ciò, se io possa considerarlo un sintomo di maturità raggiunta ed espressa, o di un nudo e spietato disincanto, o se più semplicemente sto osservando l’ultimo conato di vita dell’adolescente che da lungo tempo agonizza nel profondo dei miei recessi.

Tutto ciò che provo è un fiero dolore, una gioia oscura che trova la sua immagine eidetica nel vedere me stesso fermo lungo una strada in aperta campagna, in piedi vicino alla mia moto durante un furioso temporale con l’acqua che inizia a dissolvermi lentamente, inesorabilmente… e mentre il mio volto si dissolve dilavato dall’acqua battente e le mie dita cessano di avere consistenza, alzo verso il cielo il moncone che poco tempo prima era la mia mano ed un lampo pietoso scende dolcemente, in un caldo abbraccio nullificatore, per darmi tutta la pace dell’Universo nel musicale rombo di un tuono che si allontana.
A volte sogno intensamente questa scena, ed ogni volta che accade mi risveglio calmo, atarassico, “accompli”.
Forse, è semplicemente la chiamata all’annichilazione che ognuno di noi, nel suo inconscio, sa di dover accettare avendo adempiuto al proprio fine di vita… Io le ho dato questa forma-immagine, e devo dirti che essa me la rende soddisfacente, quasi rivestendola di un’aura di nobiltà.

E cosa c’entra tutto ciò con i miei dubbi, chiederai… forse nulla, però converrai che entrambi abbiamo vissuto i nostri anni dell’Onnipotenza attraverso un periodo di tempo in cui tutti i valori morali positivi sono stati man mano rimossi, se non addirittura trasformati in autentici handicaps sociali, dei cattivi modelli da cui tenersi accuratamente alla larga.

Le sane abitudini del buon vivere, i modelli comportamentali di giustizia e morale, libertà e rispetto, sono stati rimossi dalla psiche collettiva per essere rimpiazzati da “altri” più consoni ad un mondo decisamente meno propenso ad accettare chi lotta per salvaguardare la propria identità e le proprie convinzioni interiori.

In tal senso, tutto ciò ha a che fare con te perchè in te e nei tuoi dubbi vedo uno specchio che evidenzia i miei.

La differenza tra noi e gli “altri” è che noi, anche se controvoglia, crediamo.

Certo, magari non crediamo esattamente in quel Dio buono e misericordioso delle Sacre Scritture, l’Ineffabile Uno che tutto e tutti perdona, e consola tutti i derelitti ed i sofferenti che verso di Lui anelano, ma cerchiamo di attenerci a quei precetti del saggio e gentil vivere, scolpiti tanti anni fa nei nostri giovani animi, quando il mondo era ancora bello e la speranza aveva ancora casa nel cuore degli uomini, anche nel nostro.

Sai, credo che in fondo siamo davvero povere cose se non troviamo, o peggio, se perdiamo il fine della vita… e poichè non c’è religione che sappia corroborare l’animo in sua assenza, né esiste alcun credo interiore che ne valorizzi gli aspetti rendendo ad esso un senso o una logica utile per poterlo sostituire, ecco che per quelli come noi il mondo è semplicemente divenuto troppo piccolo per contenere la consapevolezza del nulla.
Troppo scontato per chi come noi cerca ancora disperatamente il mistero.
Troppo stereotipato per chi come noi ancora cerca di essere l’Uno al di sopra del Bene e del Male.
Troppo limitativo per chi come noi agogna una vita degna di essere vissuta.

Ed ecco, quasi a giustificare il mio sproloquio, è in questo preciso momento che nelle nostre anime appare il temibile bivio che ogni essere intelligente deve affrontare… in passato, i buoni Cattolici lo chiamavano “esame di coscienza”, altri meno gentili addirittura “resa dei conti”, e certi animisti convinti lo rivestivano della parola “resurrezione”, ma al di là del nome imposto, il suo originale significato era la “morte iniziatica”.

Ecco il vero messaggio, che impegna in toto la mente ed esige risposta ad ogni costo, che consuma l’animo ed il corpo finchè non venga posta la “quistione”, quella domanda che Parsifal non riusciva a porre/porsi per riuscire a riconquistare il Grail.
Perché è sempre del calice amarissimo che si parla… il Sangue Reale, la Vita infusa, il Fine dell’Essere. Nulla di magico o soprannaturale, ma sicuramente in esso riposa tutta la mistica del nostro Essere.

Ed io, oggi, faccio un passo per fermarmi in mezzo a questo bivio e scopro che in realtà non vi sono due strade, ma semplicemente una che arriva dove mi trovo, e la stessa che proprio da questo punto riparte.

Passato e futuro si incontrano quì ed adesso… E come vedi, mia gentile amica, una volta fatto il primo passo attraverso di esso, ti avvedi che in realtà non esiste nessun bivio e non c’è alcuna scelta da fare in sua relazione.

E’ semplicemente la lunga strada della Vita, ed è solo perchè ogni volta che facciamo una scelta si aprono nuove vie, che essa ci appare come un bivio. Ed è solo perchè ad un certo punto della nostra Vita iniziamo a riflettere sulle tante scelte fatte che improvvisamente diveniamo coscienti della nostra fatica di scegliere, ed in quell’istante iniziamo a percepire la presenza del bivio.

Non è un segno di decadimento, è semplicemente il prendere coscienza del fatto che alcuni dei nostri assiomi mentali hanno terminato la loro finalità d’esistenza e lasciano pertanto spazio, nel nostro Palazzo della Mente, a nuove dinamiche mentali, ed a nuovi pensieri ad esse correlati, per le quali, come per ogni cosa a noi ancora incognita, proviamo un ancestrale timore.

Io stesso, ora, mi scopro inadatto a porre la Quistione di Parsifal e non riesco a realizzare la mia vita.
Sono solo un uomo con un cuore che esplode di un amore che sa di non poter più esprimere, che sogna e desidera tornare bambino non per sfuggire alle sue responsabilità, ma per tornare indietro nel tempo perchè brama di tornare ad essere parte di un mondo più buono, un mondo che sapeva gioire della sua semplicità e che era popolato di gente vera, con sentimenti ed emozioni vere.

Non sono Parsifal, che si mette in gioco per riscattare il Re dal suo stato inane e conseguentemente innalzare sé stesso al grado di Nobiltà dell’Essere che gli compete per il fatto di essere venuto al mondo, puro nell’animo. Non so porre la domanda, cerco solo la risposta ad essa e probabilmente è per questo che non la troverò… Vorrei solo avere, ancora una volta, la possibilità di porre la Domanda e cercare ancora di salvare questo mondo, e me stesso, da sè stesso.

E’ troppo chieder ciò? …Dici che non è in mio potere, che non sono Dio, mia buona amica?
E’ vero, ma credo che dovremmo tutti tendere verso di esso, e non come ci dicono altri che si professano suoi messi, annichilandoci e soffrendo in suo nome, ma elevando noi stessi e riguadagnando come Parsifal la “nostra” Nobiltà, tornando ad essere quegli invincibili ed ieratici Cavalieri dell’Anima a cui in passato l’Umanità anelava, speranzosa oltre ogni logica terrena. Dov’è il peccato, se l’Orgoglio ha come unico scopo il renderci simili a Dio?

Soffriamo, e nel far ciò impugnamo il patto di Vita che c’è tra gli Dei e gli Uomini… un patto che in tempi remoti altri hanno contratto in nostra vece e che oggi, per noi, non ha e non può più avere alcun valore.
Moriamo, divenendo consapevoli che non fummo noi a violare il patto ma gli Dei stessi, divenuti gelosi di dover condividere l’Eternità con chi mai vollero considerare loro pari. Ed ecco che appare, laggiù, l’alta sagoma dell’Albero del Bene e del Male… l’unica, vera sapienza.

Ed allora, se dobbiamo soccombere, facciamolo cercando di divenire Dei.
Lottiamo per il cuore come Parsifal, soffriamo per amore come Yashu-ha-Nozri (Gesù), immoliamoci per passione come Bradamante e moriamo per la gloria come Leonida. Per uno scopo, sempre.

Perché la Questione è tutta lì… esser degni –non- di avere la risposta, ma di –porre- la domanda… In quel momento, con la Parola di Potenza che risuona nel nostro petto, gli stessi Dei si prostrano al nostro cospetto perché nulla, neanche oltre il Ponte dell’Arcobaleno che nasconde il loro Valhalla ai nostri mortali occhi, nulla può opporsi alla richiesta di -giustificare-, di chiedere il perchè della loro esistenza.

Veniamo in questa dimensione come piccoli agglomerati cellulari, e durante il nostro sonno cosmico di nove lune diveniamo pesci, rettili, anuri, cani, scimmie e nasciamo come uomini, affratellati nel sangue e nell’amnios… ed allora perché non dovremmo –continuare- ad evolvere iniziando a volare, innalzandoci dall’aspro oceano della contingenza sulle ali della consapevolezza per prendere il -nostro- posto in mezzo agli Dei? Cosa c’è di sbagliato in questa legittima aspirazione, se non uno stantìo luogo comune che ci vuole succubi della Divinità?… Divinità che, peraltro, noi stessi abbiamo creato?

Moriamo solo per noi stessi, non per un Dio, quotidianamente straziati tra il desiderio di migliorarci e la conscia impossibilità di poterlo fare… corriamo a perdifiato sapendo che il tempo a nostra disposizione non ci basterà e che non ci sarà data una seconda possibilità.

Ma pensi mai a ciò che fai? Metti su un pò di musica degli anni ’80 per ritrovare un po’ di energia residua ed invece muori ancora un po’ ricordando quanto di te è legato a quelle note… l’emozione che ti schiantava il petto la prima volta che sei andata da sola in bicicletta, il turbamento della prima volta che hai fatto l’amore, gli amici che ti hanno tradita e poi nuovamente cercata, le giornate di sole che non passavano mai e la sensazione di eternità che ti dava forza, la libertà di fare ciò che volevi e la paura/gioia di essere madre… poi ti rianimi, ti guardi intorno e trasali ricordando che tutti si aspettano qualcosa da te, o almeno così ti appare, e ti senti improvvisamente inadatta, obsoleta e troppo debole per sostenere il carico degli impegni a cui dovresti far fronte… ed allora provi a correre ancor di più, senza fiato, fino a cadere per terra tramortita. Scopri di non essere imbattibile, che non tutto può passare attraverso di te, che devi iniziare a fidarti di chi ti ama ed è sempre al tuo fianco, e capisci che forse non avresti dovuto commettere l’errore di pensare di essere onnipotente.

La differenza tra l’essere maturi ed il non esserlo risiede solo in questo, mia buona e gentile amica.
La realtà è che siamo di carne e sangue, e che dovremmo onorare questo Padre e questa Madre al solo fine di poter innalzare il nostro Spirito al di sopra di essi, così come in natura tutti i figli lasciano i genitori per propellersi verso la loro Vita.

Non soffrire per il tempo che passa, non soffrire per avversità su cui non hai potere, soffri solo per ciò che è in tuo potere controllare. Sarà molto più facile dominare i dubbi, e le incertezze torneranno ad essere semplici scelte come erano in principio, quando il tempo per te ancora non esisteva.

Continua a far le tue scelte con l’oculatezza e la lungimiranza che ti contraddistinguono, e guarda molto più spesso negli occhi di chi ti vuol bene…

Vi troverai riflessa la tua immagine e vedrai che essa annuirà, contenta di una scelta che già si è fatta strada nel tuo cuore.

Ripensa al momento in cui, insieme ai tuoi amichetti d’infanzia, vedevi scendere lentamente il paracadutino giallo-rosso con appeso il titillo lanciato da un aereo che passava sulla battigia, in una giornata di sole di un tempo che per te era ancora fermo, e prova ancora una volta l’attimo estatico in cui, dopo il tuo salto per catturarlo, esso si poggiava tra le tue dita.

La vita era tutta in quell’attimo, e tutte le tue gioie, i desideri, le aspirazioni, le emozioni, sono nate in quello stesso attimo…. Ti auguro ogni felicità, ed anche se adesso ti sembra preclusa, essa arriverà.

Con amicizia e stima.

Fine di una piccola esperienza online.

Posted in Esternazioni on 16 Marzo 2008 by Saponetto

merlino2.jpg Prologo…

Qualche tempo prima di avviare il progetto “MotoDiario” su di un sito di appassionati di moto, avevo dato vita a questo blog che contiene una valanga di racconti brevi, aneddoti, commenti e (auto)valutazioni su ciò che sono, sulle mie moto e soprattutti sui miei eroi, i miei sogni, i miei desideri e naturalmente sui vizi, più o meno confessabili. Condividendo parte dei contenuti con il “motodiario”, ed al fine di salvaguardare una richiesta di esclusività di accesso ai contenuti che, visto il contesto in cui nasceva questo “motodiario”, era quanto meno logica ed assolutamente motivata, il blog era stato accuratamente nascosto alla vista degli internauti.

Una stupida diatriba mi ha rivelato quanto poco divertente fosse diventato il frequentare ancora quel forum, foss’anche solo per alimentarne il “Motodiario”. Troppi litigi, troppe gelosie per un nonnulla, troppe persone che pensavano di raddrizzare la propria vita reale affermandosi su uno stupido forum… Che schifo.

Avrei egualmente continuato in tal senso se almeno uno dei contendenti della diatriba, l’unico che avrebbe avuto il dovere di dimostrare di essere un vero manager per sè e per gli altri, avesse evitato di infliggere a tutti gli utenti del forum l’immorale insulto del plateale abbandono al proprio destino. Dopo aver inferto una ferita di questa portata ci si può anche arrampicare sugli specchi e dichiarare eterna fedeltà all causa, ma ciò che è stato scritto resta e diventa legge, e la totale inconsistenza morale di questa persona e del suo riverito “entourage” è stata ampiamente confermata… per dirla in breve, “Verba volant, Scripta manent“.

Essendo cessato il contesto originario e visto che non c’è più un interlocutore degno di rispetto che voglia ancora sentirsi parte attiva, sia di quel forum sia per quel che concerne gli eventuali contenuti del “MotoDiario”, mi sono sentito obbligato a chiudere questa esperienza ormai divenuta noiosa, e mi sento pertanto libero di riportare alla luce il blog e tutti i suoi contenuti.

Alcuni di essi sono stati già resi noti, altri sono del tutto nuovi ed altri ancora arriveranno presto.

Ed ora… Fine di una piccola esperienza online.

Ho dovuto riflettere per un pò sull’esatto significato del termine “maturità“… soprattutto, ho potuto constatare come persone da me ritenute degne di attenzione, se non addirittura di una qualche forma di fiducia, abbiano deciso di dare alle fiamme tutto quello che avevano costruito in termini di coerenza, reputazione e rispetto in nome di una stupida contesa senza alcuna posta in palio, se non la ridicola soddisfazione di aver abbattuto e ridotto al silenzio un oppositore che contestava il palese degrado qualitativo del forum.

L’argomento del contendere, come spesso accade per gli eventi umani, è talmente inconsistente che sembrerebbe un classico nonsense, ma evidentemente si riesce con tranquillità a trasferire nel proprio momento di relax e divertimento la tensione, l’antipatia e la maleducazione tipiche della vita quotidiana.

Eh, eh… ed io che pensavo che questo genere di cose fosse finito alcuni anni fa, con la definitiva scomparsa della cara, vecchia Banda Cittadina (C.B.)… ;)

All’epoca, litigi ed incomprensioni erano il succo di molte conversazioni ed alcune di esse erano cariche di risvolti umani e sociali così drammatici da giungere ad autentici epiloghi da “cappa e spada” ma tutte, senza eccezioni, erano condotte sotto l’égida di un inossidabile reciproco rispetto che sempre mitigava ogni eccesso e, nella stragrande maggioranza dei casi, lo riconduceva al classico episodio su cui sghignazzare davanti ad una birra sorbita insieme ai goliardici amici del “canale 14“.

Dai giorni di quei birrozzi sono passati oltre vent’anni… Oggi i litigi sono parte della vita quotidiana così come i colpi bassi e le scorrettezze gratuite, e non credo che nessuno possa o voglia perdere tempo nel chiedersi perchè due o più elementi di un qualsivoglia forum litighino su questioni di principio o di contenuto, o addirittura semplicemente per un inappagabile desiderio di contraddittorio.

Quel che appare almeno deteriore è il -livello-, sia dei toni usati, sia di chi li esprime, sia della reciproca protervia nel portare avanti i propri “carri da guerra argomentali” nel tentativo di aver ragione dell’avversario virtuale… Non esito a definire come -deprimente- il livello di degenerazione morale a cui entrambi i contendenti si sono scientemente ridotti nel protervo non capire quando lasciar perdere questo scellerato gioco al rialzo testosteronico.

Apprezzavo invero molto il poter disquisire privatamente con entrambi che nonostante tutto ancora stimo pur conoscendo le profonde differenze caratteriali, professionali e schiettamente umane che dividono queste due persone che vivono e lavorano in contesti molto diversi e molto lontani, ovviamente non solo geograficamente.

Uno di essi è un uomo molto conservatore, rigido ed autoanalitico al punto di autodefinirsi un “paranoico andante“, un dichiarato moralizzatore “alla Savonarola” che apprezza il fatto di poter condividere con qualcuno questa sua necessità di ordine interiore.  All’epoca fu uno dei “padri fondatori” di quel forum, e vorrebbe ancora riuscire a considerarlo quello che era all’inizio, un ritrovo di pochi amici pieno di messaggi di aggregazione, socialità e confronto libertario e paritetico sull’argomento due ruote, con particolare attenzione al mezzo che ne rappresentava la ideale bandiera. Un significato che sa bene essersi pesantemente modificato, forse irrimediabilmente corrotto, e la cosa non gli aggrada.

L’altro è un uomo che non si ferma, che corre dietro alla possibilità, la raggiunge e la esplora.  Gli piace apparire come un uomo con “molte marce“, uno che ha sempre il giusto rapporto per propellere i suoi impegni.  Anche lui ama questo forum, ne amministra il sito che lo ospita ed è giustamente orgoglioso di questa community che è per lui un eccellente “biglietto da visita” in ambienti correlati alla sua professione.  Sa che nè lui nè il forum possono fermarsi, perchè in un mondo così competitivo come il nostro, fermarsi equivale a morire o essere assorbiti e cancellati professionalmente.

Uomini diversi, e menti altrettanto diverse… ma in fondo cosa c’è di incompatibile in loro da impedirne un rapporto, se non normale almeno serenamente contraddittorio? Nulla. Hanno semplicemente perso di vista il comune motivo per cui, all’epoca, si sono avvicinati entrambi a questo forum: divertirsi, insieme.

Se così non fosse come potrebbe accadere che in un mondo virtuale, in cui interi mondi annichilano nel corso di poche ore, una struttura ampia ed ambiziosa come questo grande forum abbia superato di slancio i due anni con un trend di nuovi utenti e di gradimento complessivo costantemente in salita? Probabilmente perchè su di esso convivevano esperienze umane e personali che per quanto incompatibili riuscivano comunque ad esprimersi e, con le rispettive peculiarità, a contribuire positivamente alla vita di questo forum così da divenirne elementi caratterizzanti.

Sono un uomo che ha lasciato i fuochi adolescenziali da lungo tempo ma la difesa di valori quali onore, stima, rispetto e buona educazione sono per me sempre molto importanti, pertanto apprezzo e stimo chi si mette in discussione per difendere dei princìpi, per sbagliati che essi siano. Al contempo sono un uomo del 2008 che lavora nel mercato internazionale, che ha nel telefono aziendale e nell’inglese i suoi principali strumenti di lavoro e che gestisce i suoi affari attraverso il palmare negli hotspots wifi degli aeroporti internazionali. In virtù di questa dicotomia interiore mi trovo esattamente nel punto lagrangiano tra queste due volontà, e ravviso che il problema non è in ciò che è stato detto, per quanto possa essere stato detto in un modo sbagliato, eccessivo o immotivato, ma in cio che NON è stato detto, o peggio, in ciò che è stato detto in modi e tempi così tremendamente alterati da sottintenderne la totale artefazione.

E’ un delicato eufemismo per evitare di dare apertamente dell’immaturo a qualcuno, ovviamente.

Ci sono responsabilità oggettive, e gravi, nel crollo dell’immagine di questo grande forum. Chi ha qualche decade sulle spalle ricorderà sicuramente un innocente gioco infantile che si praticava in un periodo in cui la persona era ancora importante, e la parola data era ancora un contratto: il Gioco delle Verità.

Ogni partecipante, per cinque minuti, si impegnava a dire esclusivamente la verità a prescindere dalle conseguenze… Era un gioco semplice ma molto utile per formare le coscienze. Non spero che qualcuno dedichi i suoi cinque minuti a questo gioco, ma i miei li spendo volentieri.

Cinque minuti…

Provavo piacere nel dare un piccolo contributo a questo forum, per rendere più gradevole e satisfatorio l’atto di accendere il PC e connettersi… Mi dava soddisfazione vedere che c’era chi reagiva a quanto scrivevo e, al di là del commento al post o in calce al mio raccontino periodico, mi mandava piccoli segni che mi facevano capire che c’era ancora tanta voglia di emozionarsi e di commuoversi per ciò che lo meritava. Il piccolo “angolino dell’emozione e della gioia di vivere la moto” era solo un simpatico pretesto per spingere con garbo e gentilezza il lettore a riflettere, e riscoprire il piacere interiore ed il godimento del possedere una moto, del carezzarla, guidarla, manutenerla, ed ovviamente della meravigliosa gioia derivante dal condividere questo piacere con gli amici davanti ad un bicchiere in cui diluire tutte le nostre differenze personali, ridendosela della vita.

Mi divertivo molto nel leggere, come in uno strano “giornale”, delle loro vite e dei loro sogni e desideri… il mio lavoro richiede spesso di leggere oltre i volti delle persone, e quel forum era una palestra perfetta in cui tenermi in forma. Anime, cuori ed emozioni miscelati e pronti per essere assorbiti e decodificati, come in un allucinante, diabolico gioco dello shanghai relazionale.

Nel momento in cui ho percepito che l’infausta circostanza era divenuta di tale portata da richiedermi un coinvolgimento che trascendesse l’aspetto ludico e richiedesse di considerare questo forum come un qualcosa di importante, anzi, di grande importanza visto che per alcuni sembrava quasi che non fosse possibile socializzare in altro modo, mi sono sentito in dovere verso me stesso di allontanarmi da esso, ed in dovere verso chi mi leggeva di evitargli scossoni polemici che avrebbero potuto infliggere l’ultima spallata ad un forum che, per quanto lontano dai suoi obiettivi originali, non merita di riportare danni a causa del mio crollo di interesse.

Mi son sempre fatto vanto di avere una morale molto rigida, ed è mia precisa regola non usare -mai- le persone, costi quel che costi, pertanto credo in ciò che dico e che faccio ed ogni mia azione deve essere senza secondi fini.

Tre minuti…

Chiaramente un litigio tra due persone non sarebbe stato sufficiente per portarmi a questo stato di noia e disinteresse… difatti non apprezzavo da lungo tempo chi si presentava sul forum per guadagnare fiducia in sè stesso, per compensare le evidenti inadeguatezze personali nell’affrontare la vita, o per guadagnarsi i suoi “quindici minuti di notorietà” alla Warhol.
Non volevo neanche più sentir nominare la parola “Karma” … quel che era diventato era qualcosa di abominevole. Io ho i MIEI valori, ed il sapere che quello stupido “numero” rappresentava il mio “valore” agli occhi di terze persone mi offendeva nel profondo… nessuno di noi dovrebbe “valere” o peggio “essere” un numero, agli occhi di chiunque…

Ho lasciato pertanto volentieri questo forum, e le sue “medagliette”, a chi ha bisogno che ci siano altri a rassicurarlo sul proprio valore, e non potevo quindi che valutare in modo decisamente deteriore l’osceno spettacolo di coloro che facevano del karma e del suo “mercato di scambio” il principale motivo di presenza sul forum, pur naturalmente riconoscendo loro piena libertà di interpretare sè stessi nel modo più a loro gradito.

Non mi è piaciuto neanche il recente tentativo, invero di dubbio gusto, di “mettersi in mostra” da parte di alcuni utenti, notoriamente karmaioli, ed eccessivamente proni al travestimento carnevalesco… come Motociclista mi sono quasi sentito offeso nel vedere la Categoria esposta letteralmente “in maschera” su un noto blog del settore.

Vederli inoltre creare all’interno del forum un sottoforum con tanto di subregolamento e subranks con acquisizione di possesso esclusivo della chat del forum, con lodi sperticate da parte degli admins evidentemente menefreghisti o incapaci di accorgersi che così facendo minavano irreparabilmente l’immagine del forum e dei suoi componenti, ha semplicemente chiuso ogni mio tentativo di comprenderne l’essenza.

Ancor meno apprezzavo il loro sistematico “abuso” di altrui citazioni, che ho sempre visto come il maldestro tentativo di nascondere una cronica scarsità emotiva, creativa e culturale… e poi, accidenti, se voglio leggermi qualcosa di Proust o Schopenauer o degli Indiani d’America apro un libro, mica una pagina web!

Su di un forum come quello mi aspettavo di leggere di vite, emozioni, aneddoti, racconti ed opinioni del tutto genuine e “personali” invece di risibili e patetici tentativi di apparire fini e forbiti rubando gli altrui pensieri.

Reputavo e tuttora reputo ridicolo l’apparire “incacchiato” su un forum, in quanto non c’è cosa più vuota di significato dell’essere nervosi e nel contempo perdere mezz’ora nel comporre un reply acido che dovrebbe, per sua stessa natura, essere immediato ed esplosivo.
La maturità interiore si esprime anche nell’essere giustamente ed energicamente arrabbiati, nei tempi, nei modi e con l’uso degli strumenti più idonei.

Reputavo e tuttora reputo ancor più ridicolo il rifiutare un contraddittorio dopo che si è volontariamente innescato un dibattito.

Reputo invece, e sempre con forza reputerò assolutamente imperdonabile il dare ad un forum, ma anche ad una qualsiasi attività ludica, un significato diverso da quello che deve avere…

Ho letto che c’è chi si è trincerato dietro la frase “noi siamo più di un forum, siamo una community“.

Ah, però… che forbita replica… Una community di che, e di -chi- ?

Di motociclisti di serie B che come me a malapena riescono a stare in sella, e di altri che invece diffondono il vangelo della piega? Oppure di tizi e tizie di varia estrazione sociale che si scambiano MP, testi e foto su una fredda piattaforma in rete? Oppure di gente che ha estrema necessità di socializzazione a mezzo informatico per potersi sentire ancora in grado di agganciare un ragazzo o una ragazza, se non per sentirsi “parte di qualcosa“?

O, peggio ancora, di gente che prova piacere fisico nel leggere la propria “carica” nel contesto di un forum? …Mi spiace, questo io non lo condividerò MAI!

Se si carica un forum di significati troppo importanti e seriosi rispetto ad un fine che io reputo assolutamente disimpegnato, divertente e ludico, se gli si assegna la funzione di dare merito e valore a persone che non ne hanno sia entro che al di fuori di esso, se lo si innalza al ruolo di strumento curativo che “pareggia i conti” con lo stress della giornata, se lo si elegge a strumento essenziale della propria affermazione e socializzazione, probabilmente è inevitabile che una “cosa” del genere cessi di essere divertente, sepolta sotto questo peso immane.

Fortunatamente, Motociclista lo sono FUORI da qualsiasi forum ed i miei amici, quelli reali e tangibili, esistono e mi apprezzano principalmente al di fuori di esso.

Un minuto, resistete ancora un pochino, ho finito…

Qualcuno sul forum si è offeso leggendo che lasciavo la baracca, e mi spiace.

Qualcun altro, riconoscendosi in quanto ho scritto nel mio messaggio di commiato, ha cercato di cancellare quei numeretti che qualcuno mi ha voluto elargire, illudendosi così di poter cancellare il mio valore personale praticando una specie di strano rito voodoo… Mi spiace doppiamente, per lui e per la sua povera, piccola mente.

Qualcun altro, magari, ha riflettuto e capito che questa storia rassomiglia ad una stanza con una sola porta: Se sei dentro quella stanza hai due possibilità: o resti dentro oppure apri la porta ed esci… Mi spiace, e molto, per chi come me voleva semplicemente divertirsi.

Non so e non mi interessa sapere cosa significhi vivere per ed in un forum ma so che per due amici, che adesso amici non sono più così tanto, significava qualcosa di piuttosto importante a cui dedicare tempo e risorse personali per migliorarlo. Bravi, era un proposito giusto, nobile e bello.

Posso solo augurare loro che questa dedizione non travalichi più l’aspetto giocoso e ilare del praticare un hobby rilassante e divertente, per questo aspetto ma soprattutto al di fuori di esso, per poter correttamente apprezzare il senso della vita, e gioirne appieno.

Posso solo dire, nei pochi secondi di verità che mi restano, che anche per me il forum era importante, però non quanto lo fosse per loro visto che lo vedevo semplicemente come un pezzettino gradevole, divertente e rilassante della mia giornata.

Di certo, come accade per ogni forum che cresce più di quanto sia culturalmente e moralmente ad esso concesso, sincerità, freschezza ed “innocenza” sono andate via, spazzate dal primo, terribile ban, sepolte sotto una montagna di osceni e volgari cocci di ostrakon.

Come Amleto sussurrava, un attimo prima di morire… “Tutto il resto, è Silenzio”.

I miei cinque minuti sono finiti. A chi tocca, adesso? ;)

Ancora sui Nobili Gatti…

Posted in Esternazioni on 16 Dicembre 2007 by Saponetto

Ecco i Nobili Gatti che mi hanno dedicato il loro tempo, nel corso degli anni…

miciotto.jpg Miciotto, un nome semplice per un gatto semplice e spontaneo, era con ogni probabilità stato abbandonato a sè stesso ed ebbe la fortuna di essere ritrovato dal mio buon cagnone Thor, che ne ebbe pietà e me lo portò grondante d’acqua e con ancora i residui del parto addosso… un meraviglioso, sciocco gattino che fu svezzato e crebbe con l’olio del tonno, a cui dovemmo insegnare a fare i bisognini ed a sopravvivere a sè stesso, e che nonostante le avversità crebbe e prosperò.

Viveva solo per aspettare il mio ritorno a casa e farmi gli agguati da ogni albero del giardino… passava la sera abbracciato al mio collo e non c’era verso di tenerlo lontano dal letto quando era ora di dormire… fu il mio primo contatto con i Felini e, probabilmente, il più doloroso. Con gli anni si era probabilmente disabituato ai rigori della vita su strada e la sua attenzione si era ridotta al di sotto del minimo necessario a garantire una buona percentuale di possibilità di sopravvivere.

Sparì improvvisamente durante una uscita serale, e non fece più ritorno a casa.

Lo ritrovai ormai cadavere lungo la strada, alcuni giorni dopo… il suo corpo era ormai annientato dalle intemperie e dall’orrore che si era abbattuto su di esso ma lo riconobbi dal residuo del motivo cromatico sulla sua pelliccia.

Non potevo lasciarlo lì. Ne ebbi pietà, sollevai quei miseri resti e diedi loro una sepoltura, nel giardino di una casa che da tanti anni non è più mia.

Appresi in questo modo perchè i gatti non devono divenire animali troppo domestici.

merlino2.jpg Merlino, molto è già stato scritto di lui su questo blog… vorrei solo aggiungere che tra i tanti gatti che si sono succeduti nella mia vita è stato quello che più di altri mi ha mostrato cosa significhi davvero sopravvivere oltre ogni ragionevole possibilità.

La sua triste fine, senza aver la possibilità di dare una qualche forma di sepoltura al corpicino, aggiunge una drammaticità infinita alla sua lunga e sofferta vita.

Probabilmente lui stesso non avrebbe desiderato un altro tipo di morte…

Andarle incontro, piantandole addosso i suoi occhi incandescenti, cercando ancora una volta di spaventarla, solo ancora una volta, mentre le Walkirie scendono su di lui per prender per mano la sua anima ed accompagnarla nel Walhalla Wilder, wilder ferren, und Ritterschaft…

morgana.jpg Morgana, per un oscuro gioco del destino venne al mondo in un autunno in cui c’era ben poco da mangiare lungo le strade.

Era di salute malferma e cagionevole e fu forse per questo motivo che la sua spietata mammina decise di abbandonarla, dopo che era rimasta prigioniera in un anfratto nel muro senza aver la forza per poter seguire i fratellini di cucciolata.

Ascoltavamo il miagolio disperato da un pò, ed impiegammo diverso tempo per stabilire da dove provenisse. La tirammo fuori buttando giù una sezione di muro, e lo spettacolo che apparve ai nostri occhi era semplicemente sorprendente nella sua drammaticità… la micetta era rimasta schiacciata nell’intercapedine tra due sezioni murarie, e solo per forza di disperazione era riuscita a farsi sentire.

Impiegammo diversi giorni per rimetterla in sesto. Le ferite erano guarite ed ormai era nuovamente in grado di camminare autonomamente… quel che continuava a preoccupare era la salute dei polmoni, pesantemente compromessi dal poco cibo e dall’incidente.

Un rantolo terribile che le strappava la vita insieme al respiro… Il biglietto da visita della polmonite, una condanna a morte inappellabile per ogni gatto.

Lei sopravvisse grazie alle cure di una Veterinaria che non volle arrendersi e che ancora oggi, dopo tanti e tanti anni di attività, piange quando è costretta a somministrar la Morte Gentile.

Lei sopravvisse, ed ancora vive quì con me dopo tanti lustri.

Il rantolo ogni tanto c’è ancora, il pelo è ormai opaco ed arruffato, ed a volte ti chiede aiuto per raggiungere la ciotolina con il cibo e l’acqua, ma è quì. Ha conosciuto il maestoso Merlino che l’ha educata alla vita, lo ha visto andar via l’ultima volta per incontrar la Morte, e ne ha preso il posto. Ammicca quando ti incontra per strada, e si avvicina silenziosa quando i pensieri neri ti contaminano la mente. Ha la grazia di una gentile nonnina, eterea e leggera, ed ha ancora la forza improvvisa di sollevarsi da terra con un balzo, per raggiungere un muro erto.

Così, tanto per ricordarti chi è.

lapuccio-_001.jpg Lapo, o meglio Lapuccio, ultimo arrivato in questa strana casa abitata da gente che vorrebbe volere bene ad un animale ma non può, per paura di soffrire troppo.

E’ apparso nel garage un paio di anni fa, ed era piccolo e scarmigliato.

Appariva e spariva così rapidamente dietro le moto che dopo alcuni mesi continuavo a pensare che invece di un gatto si trattasse di qualche strano roditore di zona, poi un giorno si fermò di fronte all’ingresso di casa e ci osservò a lungo con quel suo sguardo interrogativo. Fuggì via nell’attimo stesso in cui mi alzai per andargli incontro… ma almeno il ghiaccio era rotto.

Ci guardava, da lontano… non ci permetteva di avvicinarci e non accettava nulla da noi, fino a che durante la scorsa estate prese l’abitudine di sbirciarmi mentre lavavo le moto, nel garage… una sera si fece coraggio, entrò nel garage e si sdraio dietro la pedana dello scooter di mia moglie, per potermi osservare da vicino ed in sicurezza. Andò via poco dopo, ma quella sera riuscimmo almeno a guardarci negli occhi.

Gli dissi “fai quel che vuoi, sei tra amici”.

Scivolò silenziosamente verso l’uscita e si dileguò… sapevo che era ancora lì, sentivo il suo sguardo su di me e sorridevo sornione.

Il giorno dopo, in un caldo pomeriggio, eravamo a gustarci il sole come due lucertole quando apparve in mezzo al giardino, scivolando lungo il muro esterno. Lentamente si avvicinò, con quel sospetto e timore che solo gli animali che hanno imparato quanto dolore possa infliggere l’uomo possono esprimere.

Accettò un boccone, poi un altro, a condizione che rimanessimo lontani… com’era piccolo. Aveva gli occhi incavati nelle orbite ed una coda tanto sottile che non mi stupii di averlo scambiato per un roditore… poi, improvvisamente, andò via.

Mia moglie mi guardò sorridendo e disse “si chiamerà Lapo”.

Capii che sarebbe rimasto, a lungo.

Lapo oggi vive con noi, entra ed esce di casa quando vuole, e non perde occasione per dimostrare il suo affetto e la sua inesauribile voglia di coccole… Sembra incredibile che un gatto così sospettoso e timoroso qual’era  possa essersi trasformato in un compagno domestico perfetto, che si addormenta mordicchiandoti un dito e ti scalda l’animo con le sue fusa.

Certo, dovendo dirla tutta gli manca un pò di charme ed indulge davvero un pò troppo nell’igiene personale, ma nessuno è perfetto… :D

Spero che viva a lungo e felice… :D

Avere un animale come compagno domestico è meraviglioso ed al contempo terribile. Queste non sono storie di dolore, ma solo storie di vita… Gli animali ci concedono un grande dono quando mettono le loro vite nelle nostre indegne mani.

Così facendo, ci insegnano che la Morte è parte stessa della Vita, e che vivere non è una maledizione ma un grande gioco.

Alla fine, siamo solo noi quelli che soffrono. quelli che restano.

I Gatti, Demoni Silenti…

Posted in Esternazioni on 4 Dicembre 2007 by Saponetto

cat18.jpg Ho avuto diversi gatti, anche se il termine “avuto” non è corretto visto che sono i gatti a decidere quale “ospite” umano meriti il loro tempo, e la gran cosa che ci insegnano è che non ci si può affezionare a loro.

merlino2.jpg Il mio buon gattone nero, Merlino, era destinato alla soppressione nelle sue prime settimane, e per quanto era violento ed aggressivo i suoi precedenti possessori lo chiamavano CatZilla.


E’ bastato il solo incontrarci perchè mi azzannasse, poi visto che non voleva saperne di aprir le fauci me lo sono preso in braccio, ha lasciato la presa e da quel momento non ci siamo più separati.

Anche quando mi è toccato ricucirgli la pancia, con le viscere strappate dal rampone di qualche bastardo schifoso, e tenerlo in vita con il calore, le carezze ed il latte caldo con un goccio di aspirina… Non si lasciava avvicinare da nessuno se non da me, quando voleva dormiva al mio fianco, nel letto, e giudicava con severa maestosità gli altri gatti che si son succeduti in questa casa.

Era il Re, e lo sapeva.


Un giorno, dopo tanti tanti anni, si è allontanato di casa ed è tornato dopo una settimana. Era magro. Un fantasma.
Ci siamo salutati, brevemente, sul muretto di cinta. L’ho carezzato, era freddo dentro, ed ho capito.


Stava andando a morire, da solo, come i gatti usano fare quando sentono che il Grande Freddo sta scendendo sul loro manto.
Era solo passato a dirmelo, a salutarmi per l’ultima volta… E’ andato via come un’ombra, e non è più tornato.

I gatti, nella loro altera nobiltà, non usano quegli sguardi pieni di cosmica tristezza di cui solo un cane è capace, non ti dicono ad ogni occasione “io sarò sempre con te”, perchè sanno che il mondo gira in un altro modo e che la morte è sempre soltanto un piccolo passo dietro di loro.

Ti guardano, pieni di una composta saggezza di cui puoi solo vedere un piccolo riflesso dietro le lame delle loro pupille dorate… se sono contenti sorridono, se sono tristi i loro occhi diventano scuri, vuoti e senza emozioni. Sono animali diversi, e come tali vanno compresi.

Spero, quando un giorno il Grande Freddo raggiungerà anche me, di poter avere almeno una frazione di quella Maestosità, di quella composta Grandezza che il mio amato Merlino mi dimostrò in quel suo ultimo giorno.

Mi aiuta la certezza che non sarò solo in questo ultimo passaggio…

Le Grandi Anime non muoiono mai, sia che si tratti di uomini o di animali, ed il Paradiso è soltanto Uno.

Mi attenderà lì, sulla soglia, e ci faremo di nuovo le fusa a vicenda, per l’Eternità.

Sono contento che adesso ci sia un giorno in cui i Gatti Neri siano festeggiati, lo sarei di più se la smettessero di considerarli alla stregua di trofei di caccia, o peggio di Demoni.

Sarei ancor più contento se tutti gli animali avessero finalmente la dignità che gli compete, una dignità che noi uomini abbiamo dimostrato da tempo di non possedere più. :(

Firenze brucia… nel mio cuore…

Posted in Esternazioni on 4 Dicembre 2007 by Saponetto

 cat.jpg  Non è un mistero per nessuno…

Io amo Firenze.

Se non fosse inconciliabile con le mie attività professionali mi  trasferirei seduta stante in qualche piccolo appartamentino,  foss’anche della sua periferia settentrionale, la meno significativa dal punto di vista culturale e storico.

Nulla a che vedere con il fatto che ho trascorso lì la luna di miele, ed ancor meno con il fatto che piace da matti anche alla mia adorata Signora… è semplicemente che lì io ritrovo me stesso.

Mi basta semplicemente avvicinarmi ai confini meridionali della Città e respirar qualche boccata d’aria che odora perennemente di terra per rilassarmi e trovare voglia ed ispirazione per girare,  scrivere,  dipingere, insomma trovo la forza interiore per vivere in un modo che sento da sempre prossimo al mio vero essere.

Ci torno spesso, non passa semestre senza che questa pulsione ossessiva mi spinga a telefonare al mio contatto immobiliare in zona, la gentile Guidetta che ormai riconosce al volo la mia voce ancor prima che io mi presenti, per chiederle quale dei suoi appartamenti è libero così da poter soddisfare questa necessità interiore.

Lei ormai lo sa, ed ogni volta mi seleziona appartamenti che mi consentono di vivere in modo assolutamente autonomo, senza alcun pensiero oltre che vagare per il mercatino dietro Santo Spirito per procacciarmi di che vivere quotidianamente… 

Vagare, guardare ed osservare, rubare luci e scorci,  fotografare la vita e fissare la dinamica immobilità delle strade di Firenze, saltare in un balzo da Palazzo Pitti a Ponte Vecchio, da Palazzo Vecchio al Duomo, dal mercato del Porcellino agli Uffizi, da Palazzo Strozzi a Santa Croce passando per il Mercato Centrale, così da fare un rapido spuntino prima di riprendere, dalle Cappelle Medicee all’Accademia, da San Marco a Santa Maria Novella… senza risoluzione di continuità, senza tempo, senza affanno. Solo guardare, toccare, respirare, mangiare, fermarsi, fotografare, senza tempo, e poi un salto a Boboli, per camminare, ridere, correre lungo i viali, tornare piccini dentro una immensità che gli occhi non possono catturare, e gioire, senza tempo.

Senza tempo… Questo è l’incredibile potere di Firenze.

Una volta penetrato nei suoi confini,  il tempo si ferma anche per te e come per magia diventi parte delle mura, dei monumenti e delle opere, transustanzi dalla semplice, mortale umanità e diventi un essere al di fuori del tempo, immortale come questa Meraviglia dell’Umanità.

Non sei più padrone di te, è la Città Sapiente che ti prende per mano con dolcezza e ti porta a percorrere angoli, anfratti e vicoli alla ricerca di mirabili tesori artistici, di negozi  caratteristici, di volti e personaggi che sembrano usciti da una miniatura del 500 o da una opera giovanile di Leonardo, di una voglia incontenibile di vivere in eterno, sospesi tra Antico e Futuro, il tutto difeso con forza da un impenetrabile scudo di Storia che impedisce al Ventunesimo Secolo di appropriarsi della Culla in cui il Tempo da tantissimi anni giace addormentato, ebbro di cotanta Meraviglia.

Null’altro aggiungo, se non che aspetto paziente… tra un paio di settimane farò una telefonata alla Guidetta, che mi aprirà di nuovo le porte all’Immortalità.

Questa volta la cercherò percorrendo il Corridoio Vasariano. 

Veri Amici…

Posted in Esternazioni on 29 Novembre 2007 by Saponetto

cat18.jpg   Che bella cosa, l’amicizia…
Questa eterea parola che assume così tanti valori, tanti significati che variano e si adattano al momento in cui essa viene proferita, similmente ad un magico seme senza età che produce i suoi meravigliosi fiori che colorano l’anima e danno significato alla vita stessa, una farfalla le cui ali cambiano colore al mutare della luce che le illumina…Ok, basta col miele…

Il mio concetto di amicizia nasce dal reciproco rispetto, dal piacere di frequentarsi e soprattutto dalla consapevolezza che l’amicizia -non è un matrimonio- e così come liberamente inizia, in altrettanto libero modo può finire.
Una volta espresso ai presenti il concetto in modo inequivocabile, mi ritengo libero di pensare, agire e scrivere liberamente ed altrettanto mi aspetto da chi apprezza la mia compagnia.

In questo frequentarsi libertario, il battibeccare animosamente ed una volta finito andare a farsi un caffè insieme per parlare di motori credo sia la cosa più naturale del mondo, e comunque implicita nel rapporto tra più persone… sai che noia, se la si pensasse tutti allo stesso modo?…
Più spesso di quanto si possa supporre, invece, avvengono prese di posizione apparentemente irrazionali, incredibilmente motivate dal timore di incorrere in eventi, gaffes o azioni che possano minare o compromettere l’amicizia… In parole semplici, molte solide amicizie finiscono a causa dell’eccessiva paura di perderle… non ci credete?

Un caso classico è l’amico “adesivo” che all’improvviso sembra inventarsi le scuse più fantasiose per incontrarti, raccontarti tutta la storia della sua vita o erudirti coattivamente sull’ultimo processore da lui acquistato al solo scopo di apparire brillante, volitivo ed in ultima analisi interessante… e tu non saprai mai se lo fa allo scopo di intrattenerti più o meno piacevolmente perché magari ti vede rabbuiato o se, così facendo, soddisfa la –sua- necessità di sentirsi apprezzato, amato o che altro… in pratica se ti sta usando come psicanalista privato a basso costo… ;)

Altro giro, altro regalo… avete presente quando state conversando con una ragazza appena conosciuta, magari carina, ed ecco che arriva il vostro amico carissimo che per l’occasione sembra allenarsi per il campionato mondiale delle stupidità, viste le corbellerie sulle tua “follie motociclistiche” che proferisce all’apparente scopo di spaventare la malcapitata così da dissuaderla da eventuali interessi per la vostra persona?

Una volta messa in fuga la poveretta, la sua prima frase sarà “vedi, forse non te ne sei accorto ma quella mirava a ben altro che una serata divertente con te”… e tu che non sai se strangolarlo seduta stante o chiamare il 118 per farlo sottoporre ad un T.S.O. …
Ma loro sono amici, e nonostante tutto sai che se fanno delle cavolate stellari, le fanno perché ti vogliono bene e tengono alla tua amicizia… e se dopo cinque minuti li vedi che stanno correndo come dei disperati dietro la stessa ragazza, non ti arrabbiare… sono amici… :D

Ed ora, hard-core!… mai tirato uno scappellotto a quel buontempone del tuo amico che ti rovescia un caffè addosso perché “fa tanto ridere” o a quell’altro che, per eccessiva foga di aiutarti, lascia cadere un cacciavite all’interno del costosissimo amplificatore HiFi rendendolo semplicemente buono per la demolizione? No? Neanch’io…:

E cosa dire dell’amico che per eccesso di buona volontà ti butta per terra la moto perché “pensavo che ci fosse ancora il cavalletto estratto” o, ancor più pateticamente, perché “scusa, non credevo che ‘sta moto fosse così pesante”…? No di nuovo? Neanch’io…:D

Eppoi sono amici di quelli veri, anche se ti combinano dei casini stellari e sembrano vivere dentro qualche sitcom statunitense della fine degli anni ’80 in cui anche se scatenano una guerra nucleare, a fine giornata ci si ritrova davanti al tavolo per commentare il TG in famiglia, perchè tutto è bene quel che finisce bene …

Anche perché  se poi ci rifletti dovresti chiederti come appari TU ai loro occhi, quando esci vestito da Terminator con tuta nera ed un casco che farebbe invidia a Darth Vader e finisce che spaventi davvero le ragazze, o quando ti comporti come un integralista maniaco del fai da te che ripara costosissimi e delicatissimi oggetti che dovrebbero essere visionati esclusivamente da personale specializzato o nei casi più estremi, quelli che contribuiscono alla tua nefasta fama,  fai il tagliando alla moto nel garage circondato da bruciatori di incenso e sottofondo di musiche tibetane… beh, magari loro fraintenderanno i tuoi punti di vista e le tue opinioni, però di certo tu li aiuti non poco nel farlo! :D

… E finora mi son limitato a descrivere amicizie omologhe, ovvero dello stesso sesso… questo perché se si tratta di “altra” questione la faccenda diventa a dir poco spinosa!

Amici gelosi delle amiche, il che tradisce un celato desiderio di essere più che amici, amiche che sono gelose di altre amiche (ma anche di amici…) ma non possono far vederlo perchè senno chissà-cosa-vanno-a pensare, insomma il tipico campionario di circostanze alla Beautiful… ma perchè turbarsi? In fondo sono sempre loro, i tuoi amici, anche quando stai cercando di fargli capire senza successo che alla tua età vorresti, ogni tanto, poter godere di un po’ di intimità con la tua pulzella senza dover temere la loro solita irruzione con videocamera per poter verificare strumentalmente se le tue performances sono degne di essere notificate a SuperQuark...

Come al solito scherzo per sdrammatizare un argomento serio… l’amicizia è un bene prezioso.
Spesso la si travisa, la si manipola inconsapevolmente o se ne abusa senza ritegno, ma nonostante tutto nessuno può vivere senza amici, anche se si impegna per cercare di dimostrare il contrario.
Non è una scelta, né tanto meno è un luogo comune di cui parlare o su cui intavolare dibattiti… è semplicemente una necessità interiore.
Noi, uomini e donne, siamo semplicemente fatti per essere animali sociali, e l’amicizia è null’altro che lo strato più esteriore di questo grande processo mentale che in tempi ancestrali ci ha garantito la sopravvivenza.

Facciamocene una ragione, vivremo molto meglio e ci divertiremo molto di più. ;)

I Miei Eroi

Posted in Esternazioni on 29 Novembre 2007 by Saponetto

cat18.jpg Sono della generazione di Goldrake.

Sono cresciuto con i cartoni animati giapponesi, vedevo le puntate di UFO e Star Trek nei lunghi pomeriggi in bianco e nero dei primordi degli anni 70, ascoltavo la radio in onde corte cercando di captare voci lontane in SSB e la notte sognavo disteso sul letto, circondato dai poster degli aeroplani da combattimento della seconda guerra mondiale.
Amavo quei posters perchè sapevo che mi avrebbero fatto sognare, e sarei stato bene.Non è cambiato molto da allora.
Cambiano i sogni, cambiano gli eroi, cambia il tuo aspetto esteriore ed anche la tua mente, ma i tuoi eroi no.
Magari cambia ciò di cui si occupano, ma sono sempre loro.

Goldrake è diventato un potente manager di una multinazionale che cela al suo interno una organizzazione segreta che difende la terra dall’invasione dei Vegani, laidi agenti commerciali senza scrupoli che operano per conto di una holding dell’ Impero di Antares che mira a lottizzare la Terra ed utilizzarla come oasi turistica per alieni danarosissimi e bisognosi di relax…
Lasciato in archivio il maglio perforante e l’alabarda spaziale, adesso difende la terra muovendo il pennino sullo schermo del suo palmare WiFi da cui controlla gli spostamenti di fondi fantastiliardari con i quali blocca le manovre economiche dei Vegani, finalizzate al collasso del sistema economico della Terra ed all’acquisto sottocosto di numerosi stabili illegittimi e di vari ecomostri realizzati sulla costa calabra.

Il Colonnello Straker, dopo il suo rapimento da parte di un gruppo di alieni sodomiti che lo hanno prelevato dall’interno della sua Jacuzzi allo scopo di privarlo della sua parrucca bionda, riconosciuta fonte della sua immarcescibile virilità, per distillarla e porla in vendita come afrodisiaco su eBay, viene rilasciato dopo una lunga e sofferta mediazione condotta da Bruce Willis e Tony Renis.
Appesa la divisa dell’ USAF al chiodo, è diventato un importante esponente politico che porta avanti la sua battaglia ad ogni costo contro i ricettatori alieni di organi umani che vengono rivenduti sottocosto al mercato nero di Altair con la collaborazione di alcuni uomini politici di bassa levatura…
La sua leggendaria valigetta 24 ore con cartuccia autodistruttiva cela prove scottanti degli stretti legami tra un noto costruttore di lavatrici e la potente gilda degli alieni che utilizzano la tecnologia dei cestelli direct-drive come elemento primo per la generazione di energia antigravitazionale che alimenta le loro navi spaziali.
Nel sottofondo della valigetta, naturalmente, sono celate tre schedone SD contenenti tutte le videoriprese delle webcam che ha personalmente montato nel bagno privato del Tenente Ellis su Base Luna… Senza la sua parrucca non sa più cosa farci, ma almeno gli rimane il ricordo di quant’era figo…

Capitan Harlock risulta ufficialmente ancora ricercato dall’ Intendenza da quando smise di pagare gli alimenti per la sua figlia illegittima, le ultime informazioni attestano che dopo aver rivenduto l’Alkadia allo Smithsonian Museum di Washington ad un prezzo politico di 35 dollari e 18 cents ha utilizzato questa cifra per ricomprare una barca per la pesca dei gamberi da Forrest Gump, ed ora collabora attivamente con gli ecologisti di Greenpeace.
Quello che non tutti sanno è che una volta liberatosi di quell’impiccione di un ragazzotto che, continuando a dichiarargli pubblicamente il suo amore, gli impediva sistematicamente di appartarsi con l’amata, luminogena aliena Maya (non l’ape…), ha intrapreso una attività di pesca d’altura utilizzando la sventurata aliena come “lampara” notturna, il che lo ha reso a dir poco inviso ai numerosi pescatori locali, poco felici di aver concorrenze sleali…
Adesso fa sesso con gli occhiali da sole a causa degli abbaglianti climax della sua compagna, vive fornendo gamberi freschi ad una catena di ristoranti alla moda gestita da Vissani e soprattutto dei diritti d’autore per i contenuti del suo popolare weblog “Captain Hashish” su cui, esercitando il suo persuasivo ascendente, aiuta centinaia di giovani tossicomani a venir fuori dal tunnel della dipendenza da pillolette, cannabacee e “trinciatino fine” di Guerriera Mazoniana di cui, in un glorioso e lontano passato, fu anche lui appassionato e convinto consumatore…

Scherziamo, ovviamente…

Gli eroi sono e restano tali comunque li si voglia vedere, e la Suzu Katana alata di Hiroshi resta nel nostro immaginario esattamente come la Kawa Z1 di Tetsuya, il Suzu Titan di Actarus, la macchina dorata di Straker o la nera nave stellare di Harlock.

Sono simboli inossidabili di una forza che va oltre l’apparenza esteriore, e le vite segrete di tutti questi eroi altro non sono che la transustanziazione onirica delle “nostre” vite segrete, del “chi” siamo al nostro interno, di cosa o chi diventiamo quando chiudiamo la visiera del nostro Casco, serriamo la nostra Divisa di Volo o blocchiamo il velcro dei nostri Guanti del Potere.

Cambiano, questo sì, i nostri occhi e la nostra capacità di continuare a vedere ed incontrare i nostri eroi durante i sogni ed in quei rari momenti di fuga che riusciamo a concederci… ed è per questo forse che, mentre scendiamo da un passo a buona media o stiamo “mungendo” la zona rossa del contagiri, può capitarci di intravedere in un angolino dello specchietto retrovisore la sagoma inconfondibile di un vecchio amico, un eroe di un passato lontano, e contemporaneamente veder proiettata dal bordo dei nostri scarichi la fiamma verdastra del motore ionico della nostra nave spaziale… ma solo per un attimo…

Finchè avremo queste sensazioni e continueremo a vedere i nostri eroi apparire nello specchietto retrovisore potremo esser certi di una cosa… saremo ancora in possesso di una forza interiore e di una morale che la guida, e quindi potremo andare tranquilli… saremo ancora giovani, ed il sogno sarà ancora al nostro fianco. :D

Donne in moto… Mai abbastanza…

Posted in Esternazioni on 6 Novembre 2007 by Saponetto

cat18.jpg  L’immagine della bellezza pura e solare, con lunghi capelli ribelli che fuoriescono dal retro del casco come la fiamma di un postcombustore che con forza esalta il sorriso soddisfatto, frutto della sensazione di una infinita potenza che, sempre, la Bella Guida di una potente motocicletta sa trasmettere a chi cerca quelle ruvide sensazioni… il lampo del sole che si riflette sugli occhiali neri, la pelle della giubba e lo scudo in carbonio dei guanti che risuonano ad ogni flessione dei muscoli lanciando il loro messaggio di sfida all’asfalto, e l’onda sonora che minacciosamente precede il transito di questa Moderna Amazzone… questo è quel che inconsciamente vedo, pensando alle SuperBikers… Un Tuono, pilotato da un Lampo”…

Mea Culpa, ho sempre nutrito una particolare predilezione per le donne “motardate” fin da periodi largamente antecedenti il mio primo interesse per le due ruote…

Nulla a che vedere con il noioso stereotipo della donna “imbustata” in pelle con frange, mollemente assisa sul sellino di una asmatica Springer Softail, no… mi piacciono tantissimo le donne che girano sulle Supersport.

“Eeeh, riecco la scoperta dell’acqua calda, lo sappiamo da un pezzo che su una supersport viene evidenziato il lato B delle donne”, direte voi, e probabilmente c’è un fondo di verità… ma quel che stuzzica particolarmente i miei recessi mentali è che la figura della SuperBiker rappresenta un elemento di rottura e se vogliamo di violazione di un mondo che è culturalmente considerato un esclusivo feudo maschile.
Una figura di potenza fine a sé stessa, un ego meccanicamente potenziato con un esoscheletro a due ruote che estrinseca la sua volontà di essere tutto quello che ti chiedono di non essere…

Non voglio fare la solita prosopopea femminista, non ho fatto mistero di non aver mai creduto né tantomeno accettato la logica separazionista delle “feste delle donne” o delle “associazioni femminili” che ho sempre valutato come un deteriore esempio di perpetuazione di una cultura sessista.
Nulla più di un obsoleto retaggio di un passato che non ha alcun motivo di sussistere… un agonico colpo di coda del fatto di non riuscire ad accettare che noi, i maschietti, siamo null’altro che delle bimbe modificate… dei semplici sottoprodotti, nel miglior caso dei derivati genetici.

Ed allora perché opporsi, se sappiamo che una donna analizza la sua realtà molto meglio di un uomo, la cui psiche è troppo spesso soggetta ad esondazioni di testosterone?

Perché non essere almeno un pochino curiosi verso il tipo di gioia e divertimento che prova una donna mentre pilota un potente GSX-R 1000, magari conducendolo in modo molto più performante e sicuro di quanto possiamo fare noi maschietti ?

Perché non glielo chiediamo, allora?…

Da brave individualiste, piantandoti lo sguardo negli occhi risponderebbero che non si sentono donne come chi le frequenta amerebbe vederle, loro si sentono e –sono- diverse… sono Motocicliste.

Guardano dall’alto dei loro stivali le colleghe che inorridiscono al solo pensiero del come il casco ridurrebbe loro la piega, non temono di rovinare il fondo tinta con le guance dell’imbottitura del casco integrale perchè sono consce di possedere una bellezza che oltrepassa lo strato di fard e brilla di luce propria,  amano affermare la propria forza ed individualità usando la stessa volitività con cui si prendono il piacere che la vita offre loro, spremendo la manetta della moto ed assaporando l’adrenalina che la moto stessa inietta a piene mani nelle loro arterie…

E’ questa hubris, l’autoesaltazione derivante dall’essere in sella, sole, libere e con in mano la briglia del cavallo di acciaio e cromo che prende loro il cuore per riempirlo di libertà, di potenza, di tutte quelle cose che vengono da dentro, dal profondo e che nell’atto di apparire al mondo fanno star bene…

E’ l’euforia autoerotica della vibrazione del “tuo” motore, quando il contagiri sale verso la zona rossa e ti ripaga con l’attimo di perdizione dell’accelerazione suprema, come una novella Bradamante che rivestita della lucente corazza dell’Ego e di un mantello di cuoio e carbonio cavalca il suo potente destriero, una estensione diretta di sé generata da un suo puro, supremo atto volitivo che la porta all’appuntamento mistico con il suo destino…

E’ tutto perfetto, è un assioma.


Ed allora come è possibile che tutto ciò sia rimasto per lungo tempo appannaggio dei soli Uomini se –evidentemente-  è stato in realtà creato ad uso e consumo delle Dee, delle Donne?

Forse siamo noi, i maschi, ad avere ingiustamente usurpato questo dominio… ed è a causa di questo irrisolto complesso di colpa che continuiamo interiormente ad ammirare ed al contempo temere la potente immagine della SuperBiker


Mi Ange, Mi Demon… :D

Il garage, la mia moto, un bicchiere di Jack, le mani sporche di grasso…

Posted in Esternazioni on 28 Ottobre 2007 by Saponetto

cat1.jpg   Certe sere mi accorgo che anche dopo un’ora di tapis roulant e pesi mi sento ancora abbastanza teso e nervoso… ed allora metto in azione la mia arma segreta contro lo stress.

Sollevo il GSR sui cavalletti, al centro del garage…
Il rito è il solito… secchio pieno di acqua calda saponata, panni di daino a portata di mano, chiavi ed utensili ben allineati sul tavolo… e Start.

Accendo il lettore di CD, stasera Wagner e poi Liszt…
Sblocco le modanature portafrecce, libero il copriserbatoio e comincio con calma a spugnare la polvere sulla vernice nero opaco, sblocco la sella e prendo la pistola del compressore per soffiare via l’acqua residua dalla superficie del serbatoio, poi anche la polvere nel sottosella segue lo stesso destino.
Sblocco le viti del copriblocchetto, via il telaietto brunito e tutto quanto è asportabile, sollevo il serbatoio e giù di nuovo a soffiar via la polvere mentre il panno di daino umido si posa con lasciva dolcezza sul serbatoio, così da proteggerlo da eventuali errori di manovra… che relax…
Le mie mani si muovono veloci, lavano con circospezione i cerchi ed applicano un velo di olio di silicone antipolvere, poi lucidano finchè la lampada si rifletta uniformemente su di essi senza segnalare alcun residuo, e nel frattempo penso… lo sguardo corre sui fianchi snelli del telaio e le mani corrono per rimuovere un segno lasciato dal tampone di gomma del serbatoio sulla vernice color argento… rivivo mentalmente il giro di una settimana fa, quando c’era ancora un po’ di sole che faceva brillare il supportino in acciaio del parabrezza e con un brivido rivedo il sacco di immondizia che a momenti mi sbatteva a terra… meno male che ci sono i tamponi, in ogni caso…

Mi fermo per un attimo, apro la mia cantinetta e tiro fuori un bicchiere di acciaio, una gavettina ricordo di un servizio militare avvenuto così tanti anni fa che a volte penso si tratti di ricordi appartenenti ad un’altra persona… ma lei è sempre lì, a ricordarmi che il tempo e le esperienze possono essere dimenticati ma sono sempre con te, parte di te.
Verso un goccio di Jack ed inavvertitamente sporco la gavettina con un filo di grasso… accidenti, ma c’è solo il tempo di pensarlo che un sottile velo di Jack risolve il problema e riporta la gavetta nel suo stato di metallica, eterea grazia.
Bello, l’acciaio…

Il Tannhauser di Wagner lascia spazio nelle mie orecchie ai Preludi di Liszt e la mente spinge con forza chiedendo di passare ad un rapporto superiore… ok, accendo il motore dell’immaginazione e proietto mentalmente sul GSR gli accessori che ho visto su quel sito francese, soppeso e valuto, boccio e modifico le sagome di questo o di quel puntale, lascio perdere il parabrezza tanto ancora non c’è nulla in giro che mi soddisfi e lascerò il mio “homemade” ancora per un pezzo… qualche gingillo in carbonio, perché no?
Comincio parallelamente a disaminare la giornata, gli incontri e gli scontri, quattro risate con il compare dell’FZ6… ah già, domani devo preparargli la richiesta di garanzia per il sensore TPS…cribbio, ma non sanno vedersi i fatti loro, questi malandrini?
Passo a pulire gli steli, esamino con cura i paraolii e rimuovo con l’olio di silicone qualche residuo di catrame sui foderi, poi rifletto su quella frizione idraulica che sarebbe così bello montare lì a sinistra per riempire a dovere ‘sto manubrio… quasi quasi per Natale un regalino me lo faccio davvero… è già passata un’ora e mezza e l’odore di acqua saponata ormai è mescolato con l’aroma del Jack, ben piazzato vicino alla lampada così da scaldare giusto il tanto da liberare i suoi effluvi… ormai sono arrivato al punto di immaginare di montare al posto della padella di serie un “postcombustore” tipo quello della vecchia 999… altro che rombo… il manubrio a piega bassa sarebbe proprio perfetto con il serbatoietto della nuova frizione idraulica, ed il copriserbatoio nero sarebbe ulteriormente valorizzato dal maggiore “spazio aereo” disponibile all’occhio… mi piacerebbe parecchio, magari con i coperchietti dei serbatoi cromati…

Mmm, devo calmarmi un attimo, di questo passo rischio di trovarmi un’Harley in garage… dai, concentriamoci sui tubi in treccia che stanno di un bello, sono sobri e fanno un gran bene alla guida… urca, com’è che mi è tornata fame?

Ah, ecco… sono le due del mattino e son passate quasi quattro ore, cribbio… domattina chi si alza?
Hmmm… oplà, tutto rimontato, copriserbatoio bello tirato, manubrio lucidato e passata finale con il catturapolvere antistatico… perfetto, giusto il tempo per una bella doccia bollente, così torno sopra e mi faccio accoppare di mazzate da mia moglie…

Che relax, ‘ste serate in garage… :D

Strada… com’era ieri, com’è oggi e come potrebbe essere domani…

Posted in Esternazioni on 28 Ottobre 2007 by Saponetto

cat15.jpg   Questa nota passerà sicuramente come il classico, lagnoso, barbosissimo “ai miei tempi era diverso”… peccato che in questo caso ci si riferisca non ad un lontano dopoguerra foriero di un miracolo italiano ancora da venire ma solo ad una trentina di anni fa.

Ieri… chi ricorda come erano le strade in quel periodo, e come si guidava su di esse?
Certo, all’epoca c’era chi si faceva ancora accompagnare da papà o zio perché era ancora troppo giovinetto e chi invece già da tempo affilava le sue armi sull’asfalto di strade ancora deserte, in cui le pattuglie di vigili erano rare come i quadrifogli nei campi e l’autovelox era ancora un miraggio tecnologico di cui si sentiva parlare come fosse una diavoleria proveniente dall’oltreoceano.
Si correva, si azzardava e certe volte si volava fuori strada sia in auto che in moto, e ci si faceva male, anche di brutto.
Però si rideva anche quando si finiva con le chiappe al suolo, perché tutto era in funzione di un divertimento che era la naturale espressione di un futuro che ancora appariva a tutti radioso e pieno di speranza nonostante fossero ancora freschi i ricordi dell’austerity e delle domeniche in cui l’unico modo per sentire il rumore di un motore era infilare la classica carta da gioco tra i raggi della bicicletta…
Si guidava ancora col cuore e con l’acciaio, volendo citare l’ampolloso Ramirez…

Oggi … le strade una volta deserte si sono trasformate in fiumi di scarafaggioni multicolori pieni di frettolose ed agitate formichine che perseguono i propri tornaconti seguendo le indicazioni vocali e le mappe sui displays dei navigatori… non si guida più, ci si lascia guidare o peggio trascinare al solo fine di arrivare…
dove e come poco importa…

Niente piacere nella guida, nessun caldo odore d’olio o di benzina, solo aciduli maleodori emessi da catalizzatori, inalati da nasi sui quali poggia un mare di occhiali scuri celanti occhi che non hanno più nulla da guardare.
Guidiamo qualcosa che sembra volerci dire “sono ancora una automobile” ma al solo tentativo di esprimerlo la voce muore in gola ai suoi corpi farfallati, annichilata e strozzata dalle norme antiinquinamento, anti-rumore, anti-manomissione, anti-panico, antipatiche!
Per fortuna c’è ancora la moto, e nonostante anche lei col tempo si sia riempita di tanti “anti”, ancora conserva il barlume di quell’idea meravigliosa del movimento dinamico che anni fa seppe inebriare generazioni di giovani che vedevano in essa il vettore per la felicità… ed è tuttora vivo il ricordo di una pubblicità che vedevo quando ero ancora piccino piccino… “Chi Vespa mangia le mele”…

Domani… Il futuro mette le radici nel presente… L’obiettivo da perseguire è la sicurezza ad ogni costo, il nemico da abbattere è l’emozione non controllata.
Sopprimere le pulsioni, annichilare gli istinti, circoscrivere gestualità e modi di fare “on the road” all’interno di strutture omologate e protette, moderne “riserve” per i Navajos dell’anno 2027…
Scooters elettrici, moto automatiche, mezzi a due ruote dotati di airbags, illuminazioni intelligenti e carene con sagome antropomorfe, programmati per accelerare e frenare autonomamente, robot semoventi con l’opzione del passeggero a bordo, al fine di rimuovere chirurgicamente ogni tentazione di guida manuale da parte dell’utente…
Sali a bordo, digita la destinazione, premi “enter” e rilassati… sì, il veicolo del domani sarà meraviglioso, sofisticato ed estremamente sicuro ma il salatissimo prezzo che ci verrà richiesto sarà la totale soppressione dell’emozione della guida…
Le strade andranno chiaramente nella stessa direzione.
L’abitudine alla guida manuale sarà progressivamente rimossa a favore di un inerte abito mentale da “autotrasportati” che vedrà in un periodo relativamente breve la sostituzione dei mezzi a due ruote con più sicuri tricicli o quadricicli, intrinsecamente più sicuri e meno economicamente offensivi per il Sistema Sanitario Nazionale…
Venendo meno la necessità della guida manuale ed al fine di consentire transiti snelli e veloci di treni di veicoli rigorosamente allineati in una lunghissima fila indiana controllata dai sistemi di navigazione automatica di bordo, le corsie si ridurranno ad una, divenendo il sorpasso una nostalgica vestigia del passato… Il grande vantaggio del Nuovo Corso sarà che eliminando statisticamente gli incidenti le polizze assicurative potrebbero ridursi di qualche punto percentuale, dopo oltre mezzo secolo di rialzi.

Da rabbrividire, eh? Quasi peggio di certi scenari alla Philip K. Dick!
Non so se questo sarà il futuro, anche se le linee guida che vediamo oggi ce lo prefigurano così, ma le quarantadue primavere che ho sulla mia zucca pelata mi hanno dato il tempo necessario per vedere come ieri si sia lentamente trasformato in oggi, perdendo lungo la sua strada qualcosa di importante… spero davvero di avere ancora un po’ di tempo a mia disposizione per poter vedere in che modo giungeremo al domani, anche se temo che dovremo perdere qualcosa di ancor più importante… probabilmente il libero arbitrio.

Mi piacerebbe davvero sbagliarmi, anzi, lo spero con protervia… per il momento, nel nostro presente, difendo la moto con cambio e freni manuali, e senza airbag, a spada tratta… :D