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…Dannazione, riecco la goccia!

Posted in Miti ed Eroi on 16 Aprile 2009 by Saponetto

vicodin … eppure l’avevo stagnata, giuro!

Invece no… la gocciolina d’olio malefica, l’ente preposto a turbarmi i sogni notturni è nuovamente lì.

Ma porc… ok, l’ho voluta classic? Tiè… L’ho voluta inglese? Tiè doppiamente… e poi ero io quello che diceva “la meccanica deve respirare”, oppure “segna il suo territorio” o altre castronerie del genere!  Scherzi a parte, stavo per combinare un casino.

Questa moto è ineccepibile se non fosse sofferente di una perdita d’olio nemmeno fastidiosa, ma solo molesta. Almeno fino a ieri sera quando, attrezzato di tutto punto, ho deciso di porre fine alle “asciugature al volo” da effettuare ad ogni sosta con un pannetto assorbente. Il Vicodin farà anche miracoli, ma ripetere sette-otto volte al giorno quest’operazione è comunque deleterio per la mia gamba.

Lo so, il “dripping” è caratteristico ed anche molto “retrò”, aggiungo anche che l’odore d’olio fritto sulle alette del motore non mi dispiace affatto, ma capirete che non sempre è possibile digerire la “colata” lungo i carter, con conseguente inzaccherata oleosa di pantaloni e calze. La goccia, mi si passi il termine, che ha fatto traboccare il vaso è stato l’ennesimo paio di jeans chiari Marlboro massacrati appena prima di Pasqua durante un giretto nell’entroterra marchigiano. In pratica, ho potuto partecipare alle rituali foto di gruppo solo mostrando il mio lato peggiore e sottoponendomi al ludibrio dei vari “Jap” che godono interiormente quando vedono un prodotto europeo che mantiene fede cieca alla tradizione delle perdite d’olio e, peggio ancora, alle noiose reprimenda della Cuddy che non accetta che io acceda in sala operatoria con una scia di Castrol sul pavimento, a mò di lumaca…

Ho pertanto messo la moto sul lifter ed armeggiando con la solita attenzione chirurgica ed uno specchietto rubato dalla trousse della Cuddy ho finalmente visto il punto di origine della perdita… un dannato dado chiuso a testa tonda M6, che tiene al suo posto una stupidissima rondellina di tenuta in rame, evidentemente per qualche motivo a me ancora ignoto rimasta lesionata.

Mi appresto pertanto a rimuoverlo quando un campanello di allarme si mette a suonare furiosamente nella mia testaccia… e nel display che appare nel campo visivo del mio occhio destro è apparsa la domanda “perchè mettere un dado chiuso che avvita su una vite fuoriuscente dalla parete della testata?”

Mollo all’istante la chiave, gironzolo un pò su Internet dal mio portatile nel garage e trovo l’immagine di un bell’esploso della testata del motore Bonneville… cavolo, meno male che mi son fermato per tempo…

Quel dado tiene fermo al suo posto, montato all’interno del castello distribuzione, un rinvio che funge da fulcro superiore al sistema di tensionamento a pattini della catena di distribuzione… Se avessi allentato e rimosso quel dado, sicuramente la filettatura sarebbe stata risucchiata all’interno del motore spinta dalla molla di tensionamento della catena di distribuzione, costringendomi ad una lunghissima operazione per poter accedere al vano punterie e porre rimedio al casino.

Ergo… giorni e giorni senza motocicletta! :|

Un pericolo ovviamente da scongiurare… la procedura più sicura comporta la rimozione per il più breve periodo possibile del dado chiuso e della rondella di rame preposta a fungere da guarnizione di tenuta, e la sostituzione di entrambi gli elementi con altri di acciaio bonificato e rame genuino di uno spessore e qualità degni di tal nome.  Per eliminare ogni rischio ho approntato una pinza chirurgica con superfici di lavoro gommate ed angolate a 90°, originariamente destinata a fungere da clamp emostatico per vasi sanguigni… beh, servirà egregiamente anche in questo caso.

Preparo il campo operatorio… ops, il motore, coprendolo con telo sterile, faccio scivolare con circospezione la “10″ a cricchetto nello stretto anfratto tra i collettori di aspirazione ed opplà… usando la massima attenzione di cui son capace lo allento di quel tanto che basta per far scivolare dietro di esso la rondella di tenuta, così da poter applicare nei due-tre millimetri liberatisi tra essa e la parete del motore il mio bravo clamp emostatico.

Perfetto, diavolo…

Il clip metallico del clamp emostatico scatta fissando solidamente al suo posto l’asta filettata che fuoriesce dal motore, posso quindi rimuovere senza alcun timore dado e tenuta… difatti eccoli entrambi nelle mie mani, ma… ma… porc… questa che roba è? Nooo, possibile che siano stati così… cret… str…def… boh, manco mi viene il termine adatto… dovrò cercare qualcosa di adatto sul “Prontuario delle Sciocchezze” di Foreman.

Quando segnalai al concessionario Triumph l’esistenza di quella perdita, all’epoca poco più di un trasudo, il meccanico me la sistemò con fare orgoglioso nel giro di una mezza giornata e ad onor di verità devo ammettere che per un paio di settimane ho potuto tranquillamente dimenticare l’esistenza della perdita, peraltro ripresentatasi dopo un lungo giro in Umbria… ma avrei potuto supporre di tutto meno che il solerte meccanico, evidentemente sofferente di ipossia cerebrale cronica, avrebbe “strizzato” un dado cieco di materiale su base ottone lungo una filettatura in acciaio bonificato, ottenendo quale unico risultato l’irrimediabile schiacciamento della tenuta di rame e la totale compromissione della filettatura del dado, reso quindi incapace di trattenere alcunchè.  Figurarsi come avrebbe potuto opporsi a dell’ottimo olio caldo…

Rimesse a posto le vene del collo gonfiatesi oltre il consentito dopo la scoperta del misfatto, procedo non senza preoccupazione ad una ispezione ravvicinata della barra filettata usando uno speculum nasi, anch’esso con rinvio ottico a 90° ed illuminazione a LED Laser sul rostro… tanto i pazienti non si sono mai accorti dell’eternamente presente sbaffo di Castrol RS sul manico…

Con un sospiro di sollievo ed uno sbuffo soddisfatto da sotto il mascherino operatorio, constato lo stato pressochè perfetto dei filetti… il meccanico è stato molto fortunato, dopo tutto.

Se il filetto fosse rimasto danneggiato costringendomi ad aprire la scatola delle punterie per rimpiazzarlo, avrei utilizzato la pinza emostatica per privarlo della sua residua virilità, e poi ne avrei utilizzato le parti biologiche rese inutilizzabili quale morbido tappetino su cui poggiare la stampella laterale della mia moto.

Non ridete, e non scommettete… sapete benissimo che lo avrei fatto. ;)

Un sapiente dito di grasso SKF per unire plasticamente dado e rondella in rame, un altro sulla punta del dito per fissare entrambi al lattice del guanto, e procedo con circospezione a montare le parti sostituite… mmm, non ho mai apprezzato il lavoro alla cieca.  Utilizzo senza ritegno l’illuminatore laser dello speculum nasi per irrorare di luce violacea la sede della barra filettata, e facendo scivolare il dito guantato sul fianco lucido del clamp emostatico vengo guidato verso la cima della barra… un sapiente colpetto col dito, e la filettatura viene impegnata dal dado chiuso.

Applico la chiave a cricchetto e faccio ruotare di un paio di giri il dado… ok, posizione di sicurezza. Rimuovo il clamp ed un fiotto di olio fuoriesce dall’interstizio tra la barra filettata e la parete del carter… tasto delicatamente la testa del dado per allineare sul perpendicolo del foro il tutto, ed avvito manualmente fino a portare dado e rondella nella loro posizione di lavoro.

Infilo la testa di manovra della chiave dinamometrica regolata a 0.70 Nm e porto a serraggio il dado… Soavemente, la guarnizione di rame soccombe alla pressione e copia la superficie del dado garantendone la perfetta tenuta.  Bene… l’operazione è riuscita, risvegliamo il paziente e vediamo se l’emorragia è risolta.

Via il telo… una pennellata di diluente per rimuovere residui di olio motore ed una buona dose di garza chirurgica ripristinano l’aspetto esteriore delle superfici del motore.   Innalzo ulteriormente la moto sul lifter per migliorare la visione della zona di operazione, quindi innesto il contatto ed avvio il motore… bene, nessun rumore anomalo, il tendicatena lavora correttamente.

Lascio al minimo per un paio di minuti, e mentre il bicilindrico ronfa esamino con lo speculum la guarnizione dietro il dado… bene, sembra tenere… alzo il minimo veloce per accertarmi se ai canonici 2000 rpm ci siano problemi, ma non rilevo perdite di alcun genere.  Passo un tampone sul bordo della guarnizione di rame, ed il risultato è il medesimo… del tutto asciutto.

Bene, dò qualche sgassata per far salire la pressione dell’olio nel carter e tengo il regime di 5000 rpm per un minuto abbondante… ripasso il tampone, ed ancora una volta zero perdite… Grande! Quasi meglio della nuova vernice gloss della mia Gibson Flying! :D

Spengo il motore, tolgo guanti e mascherino operatorio e butto tutto il ferrame nella sterilizzatrice… diavolo, uno stupidissimo dado mi ha fatto sudare più di quando dovetti rifare la distribuzione al mio vecchio XJ750!  Festeggio con un dito di Jack Daniel’s accompagnato dal sound degli scarichi che si raffreddano rumorosamente, spengo le luci di sala e mi avvio verso la scala… cacchio, mi occorre una bella doccia e subito, altrimenti dovranno cambiare un dado anche a me… In testa.

Ancora una volta ho salvato un paziente… :D :D :D

La Via della Forza

Posted in Miti ed Eroi on 31 Gennaio 2008 by Saponetto

sw10.gif Tanto, tanto tempo fa, in una Galassia Lontana Lontana…

Quanti ricordano queste parole leggendarie che apparivano all’inizio di un lungo striscione di lettere poste su uno sfondo stellato, tanto da sembrare un sadico esame della vista accompagnato da una squillante fanfara che ha segnato la storia emozionale di parecchi di noi?

“Tutti quelli che hanno visto Star Wars”, direte voi… ed invece NO.

In primis perchè queste parole apparvero sugli schermi cinematografici nel lontano 1975, e molti di quelli che oggi affermano di aver visto Star Wars all’epoca non erano neanche nati, ed hanno semplicemente visto la sua moderna reincarnazione di fine millennio… ed in secundis perchè a distanza di così tanti anni si dibatte ancora furiosamente su quanti e quali messaggi siano stati lanciati da questi films, e se tra le due trilogie distanti tra di loro oltre cinque lustri ci siano differenze di tale entità da poter parlare di messaggi similari, comparabili, difformi o addirittura totalmente diversi.

Per dirla in un linguaggio degno dei nostri parlamentari, c’è molta confusione e dibattito tra chi all’epoca ha raggiunto l’autocoscienza attraverso le Vie della Forza “modello 1975″ e chi ha dovuto attendere oltre cinque lustri per ricevere lo stesso messaggio, se di stesso messaggio effettivamente si tratta… per chiarificare questa intrecciata situazione dobbiamo tornare dove tutto quanto ebbe inizio… “Tanto, tanto tempo fa, in una Galassia Lontana Lontana “.

Ci troviamo proiettati in uno scenario alieno ma non troppo, in cui a livello sociale e politico ci sono due grandi cosmogonie: sistemi stellari periferici in cui la qualità di vita complessiva non è molto differente da quella dell’attuale Zimbabwe, e sistemi stellari centrali in cui si amministra la cosa pubblica di miriadi di specie avanzate che popolano vasti ammassi galattici, vere supercittà di dimensioni planetarie in cui si sta combattendo una spietata guerra, prima diplomatico-commerciale e poi esclusivamente militare, tra una morente Repubblica che in fondo nessuno sa esattamente cosa sia, visto che tutti, civili, politici, militari, girano pesantemente armati e non sembra esistere alcuno strumento di controllo sociale e prevenzione del crimine, e un nascente Impero Galattico che tra tanti difetti, per lo meno, non fa mistero del suo intento di imporre un rigido ordine militare alla Galassia ponendola sotto il comando di un unico, supremo ed onnipotente Imperatore, che amministra il suo infinito potere demandando il controllo locale ai governatori di zona, epigoni dei satrapi, che gestiscono il potere sui sistemi periferici usando il più efficace dei deterrenti: il terrore della distruzione totale.

In mezzo a questo estremo dualismo del potere fa capolino un potere ancor più grande che si muove come un fantasma di un lontano passato, le cui uniche estensioni visibili sono i Cavalieri Jedi, Guardiani della Vecchia Repubblica, ed i Lords di Sith, spietati conquistatori la cui unica ambizione è il Potere Assoluto.

Entrambi usano a loro discrezione ed in modo diverso questo antico Potere che conferisce facoltà inimmaginabili a chi ne acquisisce il controllo.
Appare evidente che la chiave di volta è la finalità a cui queste due Scuole di pensiero tendono, nel loro perenne inseguire il controllo del Potere, che entrambe chiamano con timorosa deferenza “La Forza”, il campo di energia generato da tutte le entità viventi.

I Cavalieri Jedi annullano le proprie individualità con tecniche di disciplina mentale tramandate da maestro a discepolo per far sì che la Forza li permei e ne moltiplichi le facoltà trasformandoli in invincibili monaci e guerrieri, saggi e potenti esseri votati all’ordine, alla giustizia ed alla difesa dei valori della Repubblica, mentre i Lords di Sith perseguono il massimo potenziamento della propria volontà con l’utilizzo di tecniche ipnotiche di individualizzazione dell’essere, fino a raggiungere una potenza interiore tale da soggiogare la Forza al loro volere ed usarla per perseguire i loro fini di dominio e di sottomissione. La chiamano il Lato Oscuro della Forza, perchè trae forza dalle paure e dalle necessità basse dell’animo, quali la cupidigia e il senso del possesso.

So che è difficile essere originali trattando dell’eterna lotta tra il bene ed il male, ma sembra proprio di rileggere certe belle pagine di Isaac Asimov, quando nel suo Ciclo della Fondazione il Gran Vecchio della Fantascienza ideava le “Due Fondazioni”, la prima composta da Tecnocrati e la seconda, quasi clandestina ma immanente, composta dai Mentalisti, contrapposte e bilanciate così da garantire pace e stabilità nella Galassia per millenni, fino all’arrivo di colui che avrebbe salomonicamente scelto, tra saggezza e potere, quale sarebbe stato il futuro assetto della Galassia Viva.

Anche in Asimov, queste due fondazioni contrapposte erano controllate a loro volta da una forza più grande, onnipotente, che attendeva che questa giovane razza maturasse al punto da poter accedere al livello di Coscienza Globale della Galassia.
Il Gran Vecchio scelse di rappresentare questa Forza come composta da gente di animo allegro e gentile, che viveva in una civiltà post-tecnologica e che da tale semplicità ed adamantinità di pensiero, essendo unita a tutte le forme di vita della Galassia, otteneva da essa stessa la potenza necessaria a forgiare i loro destini.

Molto simile, vero?

Nel ‘75, quando Star Wars diffuse questo messaggio seppur riletto e reinterpretato per esigenze di politiche di produzione, il mondo si trovava ancora in piena guerra fredda ed era importante mantenere ben dritte le antenne delle nuove generazioni puntandole verso un ideale di onore, purezza e libertà anche a costo di trasmetterere un messaggio pericoloso ed in certi casi fuorviante per le menti più deboli.

Il messaggio, anzi, oserei dire la Lieta Novella, era che la Potentissima Forza poteva raggiungerti in qualunque istante, e dovevi essere pronto ad accettarla.
Era una sorta di religione, anzi, era un autentico credo interiore che poneva chiunque, di qualsivoglia estrazione sociale, nelle condizioni di unirsi alla Forza e divenire un onnipotente Cavaliere Jedi.
Non era una novità assoluta, ed era comunque una logica prosecuzione dell’ondata di ricerca dell’autorealizzazione che toccò il suo massimo livello alla fine degli psichedelici anni ‘60 e si stemperò successivamente nelle mille e mille correnti para-pseudo-religiose che da essa nacquero.

Cosa c’è di tanto pericoloso in tutto ciò?
Avete idea di quante persone si siano tolte la vita quando realizzarono che era impossibile per loro percorrere la Via della Forza?
Una statistica globale pone questo numero tra 174000 e 210000 persone, il 68% delle quali negli States, ed il restante 32% distribuito tra Regno Unito, Germania, Francia, Danimarca, Canada e Spagna in ordine percentuale.
No, prima che lo chiediate… Nessun italiano.

All’epoca non c’era tempo per fare ’ste rilevazioni, c’erano ancora gli anni di piombo e l’attenzione pubblica a malapena considerò come degna di nota l’uscita di ’sto filmetto nelle sale cinematografiche.
Trenta e passa anni dopo, la sala cinematografica in cui vidi Star Wars per la prima volta è divenuta un supermercato di quartiere, il mondo è popolato da quasi un miliardo di esseri umani in più alla faccia delle politiche di contenimento demografico, la fame nel mondo ormai sta sfiorando casa nostra, ci sono in media tre cellulari per ogni persona, Internet connette tutti noi con la mente collettiva (Forza, tiè!) e devo anche sorbirmi i commenti di orde di ragazzotti entusiasti e decerebrati che hanno visto le avventure di Qui-gon-Jinn, Anakin e compagnia bella e diligentemente collezionano tutti i gadgets che le majors cinematografiche hanno lanciato sul mercato per alimentare i loro moloch finanziari…

Ci si chiedeva all’inizio se esistesse qualche differenza di messaggio, a trenta anni di distanza?

Beh, i fatti parlano… all’epoca George Lucas ipotecò anche la casa per poter completare le riprese del film, e conti alla mano il vero, remunerativo successo iniziò solo con il secondo episodio, “l’Impero Colpisce Ancora”, che richiamò miriadi di appassionati del genere a rivalutare il primo episodio, mentre per il nuovo corso le majors hanno attuato prima di tutto un battage fantastiliardario con contemporaneo lancio di decine di linee di gadgets e collector sets che hanno coperto tutte le spese di produzione molto prima del lancio del film stesso, consolidando l’immagine di un prodotto più adatto ai tempi (ed alle finanze) del nuovo millennio.

I messaggi, di conseguenza, non possono che essere differenti… trenta anni fa si badava a valorizzare la morale e l’eguaglianza, oggi invece viene valorizzata l’apparenza e la sua conseguenza diretta, la disparità sociale.
Senza scivolare in un lungo concione su “come erano belli i miei tempi”, per nostra comodità possiamo ricondurre tutte le linee di pensiero in una grande, terribile differenza:

I tre film più recenti cancellano TOTALMENTE e senza alcun ritegno il concetto egalitario-meritocratico per cui chiunque si fosse reso degno di tale dono poteva divenire parte della Forza, e trarne potenza e linfa vitale.

Già nel primo episodio del Nuovo Corso, non appena atterrati sul polveroso pianeta Tatooine, questi zelanti Cavalieri Jedi si sbracciavano nel pontificare su quel ragazzino così talentuoso nel guidare aerorazzi da competizione, analizzarne il sangue e… oh, sorpresa, sorpresa… sbattere con disinvoltura e scarsa eleganza nel cestino dei rifiuti il precedente, luminoso messaggio dandosi un gran daffare nello spiegare ai poveri spettatori che “NOOOO, guardate che avete capito proprio male… e cosa credevate, che la Forza la distribuisse Che Guevara?…
Occorre essere degli Eletti, delle Persone nate con un dono, geneticamente speciali, ultraselezionate, per poter avere accesso alla Forza”…

Bentornato alla Nobiltà Ereditaria… e grazie tante da parte di quelle centinaia di migliaia di persone che si sono sparate una palla nella tempia per un eccesso di buona fede e di coinvolgimento… sono un pò come i martiri di una guerra religiosa, in fondo, mandati a morire per un ideale che gli stessi artefici della guerra non riconoscono…
Se fosse dipeso da me avrei invitato con forza i parenti di quei poveri sventurati a trovarsi seduta stante una nutrita squadra di avvocati feroci e golosi di carne umana, ed avrei indetto una class action fantastiliardaria per accusare di genocidio i produttori di ‘sti film! :(

Però, riflettendoci a freddo potevamo anche aspettarselo un simile voltafaccia… in fondo non era poi così difficile, se si considera che era già stato spiegato poco tempo prima!

Si rende necessario un altro piccolo salto indietro nel tempo… solo pochi anni prima di Star Wars usciva la pellicola di riferimento su cui sarebbero stati soppesati tutti i successivi films di fantascienza… correva l’anno 1968, ed il film era il kubrickiano “2001″ .

La terribile poesia in esso contenuta, che riduceva spietatamente l’uomo e tutti i suoi sogni a mero materiale genetico nelle mani di una Sentinella Superiore (Il Monolito) che amministrava l’evoluzione delle specie a lei soggetta secondo rigidi criteri di selezione, cancellava due decenni di stereotipi cinematografici di alieni cattivi e verdastri, ma prevedibili e coraggiosamente affrontabili, a favore di un messaggio di impotenza ASSOLUTA del singolo rispetto alla logica dell’evoluzione, per l’occasione rappresentata da una logica non umana al cui cospetto l’intero genere umano deve genuflettersi ed ottemperare.
Consiglio a tutti di leggere il romanzo “The Sentinel” di Arthur C.Clarke da cui è stato tratto lo screenplay di 2001… è molto esplicativo.

Solo pochi anni dopo questo grido di dolore cosmico falsamente travestito da speranza, arrivava sugli schermi Star Wars a ribaltare questo spietato e settario concetto ponendo al centro dell’arena un singolo, una nullità evolutiva, un ragazzotto foruncoloso proveniente da un pianeta agricolo, con una cultura pressochè nulla, vero materiale brado su cui una nuova energia dominante (La Forza) opera i suoi propositi di evoluzione dell’essere umano verso qualcosa di più nobile, lasciandolo però unico arbitro della sua scelta finale di essere o meno parte della Forza stessa.

Nulla di molto diverso da 2001, in fondo… a parte l’essere soggetto e non oggetto, e non è cosa da poco.

Avvenne così che questo messaggio fu recepito in toto da tante menti desiderose di una eguaglianza sociale allora sconosciuta e la Forza divenne il modello di riferimento di molte scuole di pensiero, ansiose di tradurre in termini di bassa religione un messaggio che in realtà era la sua antitesi, una pura filosofia dell’Essere secondo i dettami del Bodhisattva…

Fortunatamente, e con mia buona pace mentale, le varie inchieste condotte dalla fine degli anni ‘70 in quelle zone dove questa perversa new age iniziava a permeare hanno parzialmente bonificato il globo da migliaia di sette e settarelle ansiose di spiegare a gente con il portafogli gonfio le Vie della Forza.

Personalmente, pur condividendo il messaggio originale in toto, sono del tutto contrario al mezzo usato per veicolarlo… Studiare una filosofia di vita, di qualsiasi tipologia essa sia, non può essere demandato ad un mezzo di intrattenimento collettivo, ma deve essere una scelta costruita con convinzione e determinazione, quasi una imprescindibile necessità interiore in cui l’errore diventi uno stimolo a correggersi e migliorarsi, e non semplicemente un fallimento punibile con la morte o con l’annichilazione.

Se si vuole trovare un vero messaggio di forza, coraggio e speranza oltre i limiti del proprio essere piccoli uomini e donne, basta leggere con attenzione la “Morte D’Arthur”, il Ciclo Arturiano di Malory… lì dentro c’è tutto ciò che serve per accendere il Generatore delle Giuste Domande che riposa nel nostro cervello, nascosto, attendendo pazientemente che qualcuno lo attivi…

Occorre un Maestro perchè si crei un Discepolo… se il Maestro non c’è o non esiste, come può esservi un Discepolo?…

In questo campo il rischio di essere “allievi senza maestri”, s’è purtroppo visto, è troppo grande, anche in caso di “piccoli errori di interpretazione”.

Che la Forza sia con voi…  seee, certo… la forza di mollare tutte ’ste porcherie che ci propinano…:D

Ritratto di un Predatore

Posted in Miti ed Eroi on 21 Dicembre 2007 by Saponetto

lecter.jpg Hannibal Lecter.

Questa scultura omicida, il potente e spietato predatore creato dalla fantasia di Thomas Harris assurto all’indiscusso ruolo di catalizzatore dell’immaginario erotico, un “uomo” , un “ubermensch” in grado di catturare i più reconditi e repressi timori del lettore per restituirglieli convertiti in una silente e religiosa ammirazione, una devozione che ciecamente ignora la natura mortale del personaggio e che lo transustanzia fino a divenire in casi particolarmente devianti, un “modello” a cui ispirarsi.

Secondo la corrente bibliografia Hannibal Lecter (o Lechter, come dalla translittera del testo di Harris durante la postuma definizione del character) nasce alcuni anni prima dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale da una ricca famiglia della vecchia aristocrazia Lithuana. Il padre è un Nobiluomo locale e sua madre è un compendio dell’Alta Nobiltà Italica, essendo per metà una Sforza e per metà una Visconti. Una sua particolarità biologica è l’essere affetto da polidattilia, presentando due dita medie sulla mano sinistra per un totale di sei dita.

Hannibal trascorre la sua infanzia nell’antico castello familiare assieme alla sorella Mischa, più giovane di lui di cinque anni, finchè per sfuggire alle incombenti atrocità della guerra il conte Lecter decide di trasferirsi insieme alla famiglia in un casale tra i boschi, ritenuto più sicuro. Qui, sul finire della guerra, Hannibal vede morire i propri genitori in seguito all’attacco di un bombardiere tedesco Stuka. Hannibal e Mischa sono gli unici superstiti di questo attacco. Alcuni giorni dopo, il casale è occupato da un gruppetto di “Volksdeutscher” lituani (collaborazionisti dei Nazisti) allo sbando che, nel tentativo di sfuggire ai cacciatori dell’Armata Rossa, si rinchiudono in esso tenendo in ostaggio i due piccoli. A causa della mancanza totale di cibo, i collaborazionisti decidono di uccidere e divorare la piccola Mischa. Hannibal vede portar via la sorella dai suoi assassini durante una tormenta di neve, ed apprende solo dopo alcuni giorni da uno di loro di aver consumato il corpo di sua sorella per sopravvivere. L’orrore di questa scoperta apre la sua mente all’avvento del Mostro Senza Emozioni.

Approfittando di un combattimento e della confusione ingeneratasi, Hannibal riesce a fuggire dal casale ed a salvarsi consegnandosi ad una pattuglia sovietica.

Terminata la guerra, Hannibal viene assoggettato dagli occupanti Sovietici a trascorrere un periodo di stenti e maltrattamenti in un orfanotrofio ricavato, per ironia della sorte, nell’ex Castello Lecter, finchè viene rintracciato dal fratello di suo padre, Robert Lecter, che ne assume la tutela e lo fa trasferire in Francia, dove vivrà assieme alla giovane moglie di Robert, l’esotica Lady Murasaki.

Per lei Hannibal prova ammirazione e rispetto, un sentimento che ben presto si trasformerà in autentico amore idolatro. Hannibal commetterà il suo primo efferato omicidio per salvaguardare l’onore di Lady Murasaki: la vittima è un volgare macellaio che l’aveva pesantemente insultata pubblicamente, e che viene orribilmente ucciso in un bosco usando una raffinata spada Katana della collezione privata di Robert Lecter.

E’ l’inizio dell’Epopea del Mostro.

Tormentato dagli incubi e dal ricordo di Mischa portata via nella neve dai suoi carnefici, Hannibal realizza che potrà trovare pace solo quando riuscirà ad uccidere tutti gli assassini della sorellina. La sua insaziabile voglia di vendetta lo porta dalla Francia in Lithuania, ed in seguito in Canada, gli infonde forza e lo trasforma in un essere al di là del bene e del male, un assassino senza alcun sentimento umano, un perfetto predatore di uomini. Inizia con la morte degli assassini di Mischa l’efferato rituale del consumare parti dei corpi delle sue vittime, a mò di una orribile compensazione psicotica dello scempio a cui andò soggetto il corpo della sorellina.

Finita la sua vendetta, Hannibal torna a Parigi dove accresce sempre più la sua abilità nell’arte medica passando giornate intere nell’obitorio dell’Università, dove seziona centinaia di cadaveri acquisendo una perfetta conoscenza dell’Anatomia Umana, la qual cosa moltiplica esponenzialmente la sua capacità di dare rapidamente la morte alle sue vittime.

Perso l’amore di Lady Murasaki che ormai non riconosce più in lui il ragazzo gentile che la amava discretamente, ma un feroce assassino, Hannibal lascia casa Lecter e vive a lungo in Francia e negli Stati Uniti. Si laurea in medicina, con specializzazione in psichiatria. Diventa un illustre psichiatra e successivamente un criminologo di fama mondiale.

Il suo nome diviene oscenamente popolare soprattutto quando la stampa rende pubblica la sua attività di pluriomicida e soprattutto la grande passione per l’alta cucina, che trova il suo compimento nel sistematico cannibalismo di selezionatissime parti dei corpi delle sue vittime. Da quì nasce il popolare epiteto “Hannibal the Cannibal”, che lo accompagnerà sempre in tutti gli articoli di cronaca a lui dedicati.

Quasi ucciso durante la sua sanguinosa cattura da parte dell’investigatore Will Graham, di cui fu per lungo tempo psichiatra e mentore nella sua attività di profiler”, Lecter verrà condannato a ben nove ergastoli e condotto in assoluto isolamento nel manicomio di Cheasapeake diretto dal Dr. Frederick Chilton, dove rimarrà per otto lunghi anni.

La sua viscerale passione per la città di Firenze è una parte essenziale del suo “Palazzo della Mente”, una potente architettura mnemo-psichica che egli utilizza per fissare con mirabile precisione le sue memorie, e che sarà l’elemento chiave della sua sopravvivenza mentale all’interno del deprivante manicomio di Cheasapeake.

Nonostante la prigionia, la sua immensa competenza criminologica è un ambìto bottino, e si rivela fondamentale nella soluzione dei casi di Red Dragon e di Buffalo Bill grazie a conversazioni avute con lo stesso Will Graham prima, e successivamente con una giovane allieva di Quantico, Clarice Starling, da lui analizzata e giudicata bisognosa di terapia psichiatrica per rimuovere un trauma infantile. Trasferito dal manicomio di Chesapeake su sua richiesta come “pegno” per rivelare il nome di Buffalo Bill, Hannibal evade di prigione uccidendo in un orribile modo le guardie armate e fuggendo in Brasile, dove farà perdere le sue tracce facendosi rimuovere il sesto dito ed attuando una leggera plastica facciale.

Passati sette anni di silente latitanza, Hannibal esce dal suo limbo per trasferirsi nell’amata città di Firenze assumendo l’identità del Prof. Julius Fell, un esperto di letteratura rinascimentale chiamato per sostituire il curatore della Biblioteca Capponi, recentemente “scomparso in misteriose circostanze”. Qui dovrà confrontarsi in un pericoloso gioco di scacchi con il commissario Rinaldo Pazzi, ultimo discendente dell’omonima Famiglia Fiorentina che, nutrendo sospetti su di lui per la scomparsa del Prof. Fell, lo pone sotto stretta sorveglianza. A seguito di una fortunata coincidenza, durante una recita de “La Vita Nova” di Dante, Pazzi identifica Hannibal, e scopre che su di lui c’è una taglia enorme. La cupidigia lo pone al servizio di Mason Verger, un laido pederasta, magnate degli allevamenti di animali a cui Lecter anni prima, nella sua figura professionale di psichiatra, aveva fatto mutilare il suo stesso volto e dato il suo naso in pasto ai cani. Lecter aveva assistito in passato anche la sorella lesbica di Mason, Margot, una possente virago che desidera fortemente uccidere il fratello per vendicarsi dei ripetuti abusi sessuali da lui subìti durante la sua infanzia.

Rinaldo Pazzi, con l’ausilio di due sicari, tenta di catturare Hannibal per consegnarlo a Verger ed incassare la taglia. Il piano fallisce miseramente, e Pazzi viene catturato ed ucciso da Hannibal replicando l’impiccagione che secoli prima il suo famoso antenato subì per aver partecipato all’omonima Congiura ai danni dei Medici. In questo drammatico scenario di morte, sul cellulare di Pazzi ormai prossimo a morire arriva la telefonata di Clarice Starling, la giovane agente del FBI diventata nel frattempo tristemente celebre per l’uccisione di una spacciatrice di “ghiaccio”, Evelda Drumgo. La sanguinosa azione in cui la Drumgo perde la vita le comporta la stroncatura della carriera e la conseguente caduta in disgrazia ad opera di un funzionario dell’FBI, Paul Krendler, un uomo al soldo di Mason Verger che la sta usando come “esca” per attrarre Hannibal fuori dal suo segreto anonimato.

Dopo aver lasciato Firenze, terra ormai troppo pericolosa, Hannibal torna infatti in America per rintracciare Clarice Starling. Lecter è attratto dal dolore e dalla sofferenza, soprattutto psicologica, pertanto Starling rappresenta nel suo deviato inconscio il tentativo di soddisfare dicotomicamente sia il suo abominevole bisogno di dolore, sia la sua volontà di curarne la sofferenza. Il contatto riesce, e tra Starling ed Hannibal riprende un dialogo terapeutico interrotto molti anni prima, nella cella a Chesapeake. Hannibal sa, inconsciamente, che curando Starling e le sue paure cura sè stesso dal suo eterno incubo, l’immagine di Mischa che viene portata via nella neve dai suoi carnefici.

Totalmente intrigato da questo nuovo rapporto con Starling e totalmente concentrato su di esso, Hannibal abbassa la guardia e viene sopraffatto, narcotizzato e portato via dagli uomini di Verger sotto gli occhi di Starling.

Nella sua villa, Mason Verger gode del suo momento di trionfo, e brama torturare e uccidere Hannibal in modo orribile facendo in modo che venga divorato vivo dai maiali, molto lentamente.

Il risolutivo intervento armato di Starling salva Hannibal da una orribile ed ormai inevitabile morte e gli fornisce la possibilità di togliere definitivamente di mezzo il suo terribile nemico, Mason Verger. Clarice Starling resta seriamente ferita nell’azione di salvataggio e resta svenuta, in totale potere di Lecter.

Hannibal compie un ultimo atto di terribile giustizia aiutando Margot a far ricadere su di lui la responsabilità dell’omicidio del debosciato fratello lasciando che lei gli prenda alcune ciocche dei suoi capelli quali prove, ed assistendola nel cruento prelievo di liquido spermatico dal corpo ormai inerte di Mason, così che la di lei giovane amante possa concepire un figlio di stirpe Verger e beneficiare in questo modo dell’immensa eredità di famiglia.

Lecter il Predatore è vicino al suo obiettivo… porta Clarice Starling lontano nella notte, per curarla ed iniziarla ai misteri del suo Palazzo della Memoria. Il suo primo sguardo all’interno del Palazzo le mostra quale orribile mente muova le mosse di Hannibal, e quale ancor più orribile forma di giustizia governi la sua mente. Paul Krendler, l’uomo di Verger che ha causato la fine della sua carriera, siede impotente al desco con Hannibal, degustando insieme a quest’ultimo il proprio cervello cotto in fine salsa. Il trauma psichico di questa esperienza oltre l’immaginabile la libera dai suoi incubi adolescenziali e le apre la porta della sua “Vita Nova”… Legata a quest’uomo terribile che condivide con lei un destino pericoloso e sempre sul filo del rasoio, eros e thanatos indissolubilmente uniti.

Questa terribile storia finisce così com’era cominciata, con Lecter in libertà ed usando le ultime parole del romanzo… “altro non ci è tenuto sapere, se vogliamo vivere“.

Null’altro da aggiungere a questo breve estratto della tetralogia di Hannibal Lecter se non che è stato creato un personaggio di fantasia che rende ben accetto l’orrore più efferato, ed
insopportabile la normalità becera e volgare. Un mostro che appare agli occhi del lettore come un eroe, un agente dell’FBI che da suo cacciatore ne diviene amante, un commissario che si vende per soldi ad un individuo ancor più orribile… la normalità, in questo racconto, è decisamente all’antipode di quanto siamo abituati ad accettare come tale. In tale contesto, come per Clarice Starling, anche le menti dei lettori vengono forzate ed allargate usando la chiave della paura e del terrore, per espanderne le soglie percettive.

Per male che vada avranno pur sempre letto qualche libro in più… il che, oggi come oggi, è una autentica anormalità. ;)

Il Brivido della Nuova Moto

Posted in Miti ed Eroi on 29 Novembre 2007 by Saponetto

cat18.jpg  Accade… Non spesso quanto si vorrebbe, ma accade.La sveglia suona, ti alzi sonnacchioso e controvoglia, pantofoline, la porta del bagno che cigola mestamente e tu che ti avvicini al wc per buttar via un po’ di orina che ti stava turbando i sogni da un paio d’ore… ma che stavi sognando? Boh, intanto verifichiamo di essere svegli, non si sa mai con questi sogni da vescica piena… sì, sei sveglio, il controllo missione ti dà il consenso ad orinare, puoi procedere….Scrollatina, asciugatura, lavaggio ed ingrassaggio, pronto per entrare in doccia… e mentre l’acqua calda scivola sul corpo stai ancora decidendo se svegliarti o crollare sul fondo della cabina e proseguire il sonno… esci, il colpo freddo ti rianima quel tanto che basta da inquadrare l’obiettivo… lavabo…

Ti asciughi per bene, poi apri la valvola ed insaponi il viso, e lentamente una strana consapevolezza si fa strada lungo le arterie, le pupille iniziano a schiarirsi ed una strana luce brilla sul loro fondo… inizi a raderti, la lama scorre che è un piacere, e qualche taglietto non fa che fare forza a questa sensazione che ormai ti porta quasi sull’orlo del sorriso… stai realizzando, hai quasi in pugno il tuo pensiero felice… il dopobarba compie velocemente il rito del dolore e del piacere ed un goccio di essenza si ferma sulla guancia, ormai tirata in un evidente ed incontenibile ghigno, mentre il sopracciglio sinistro si solleva palesando l’imminente raggiungimento del Nirvana…

Sei sveglio, lucido, e la forza che sembra quasi esplodere dai bordi dell’immagine del tuo corpo assume la forma definitiva del tuo pensiero felice… la tua moto nuova croccante ti aspetta in garage, pronta per darti la tua dose di soma che renderà la tua giornata felice!

Ti vesti scegliendo con cura l’abbigliamento e sistemi i tuoi Tesori da Ufficio non nella cartella di cuoio, ma nello zaino ipertecnologico da moto… scendi al piano giorno, scaldi la caffettiera e l’odore del caffè permea tutto… fai in fretta, non puoi aspettare oltre, senti il richiamo del bolide che supera la porta del garage e ti riempie la mente quasi fosse un morbido profumo tentatore sapientemente posto sul collo di una ragazza…

Via, spazzolino e dentifricio, ultime cosette nello zaino, prendi la chiave dell’armadietto e scendi in garage… La porta si apre, una lama di luce penetra l’oscurità e la sagoma del serbatoio appare, mentre il cuore sobbalza in preda all’impazienza… la luce si accende, i serici cerchi, lo scarico lucente e le sensuali gibbosità del telaio si mostrano impudenti ai tuoi occhi lanciandoti il loro messaggio di sfida… “ne sei davvero capace, pivello?”

Apri l’armadietto e prendi il casco, lo poggi con delicatezza sul tetto della vettura e scegli il paio di guanti più adatti mentre con gli occhi mitragli le superfici imprimendole nella memoria catturandone ogni riflesso, ogni curva ed ombra, ogni anfratto del motore, mentre il cancello del garage, lentamente, si apre…

C’è sempre qualcosa di mistico quando la luce del giorno che nasce colpisce la tua moto, ma questa mattina è tutto nuovo, ed anche lo stesso sole sembra volerti regalare il suo raggio più bello per festeggiarti… Scendi la moto dai cavalletti lasciandola sulla stampella mentre ne carezzi la sella, le manopole, il serbatoio… c’è ancora una parte di te che teme che questo sia uno di quei sogni malvagi che ti promettono la soddisfazione di tutti i tuoi desideri e che, al risveglio, ti lascia un amaro in bocca che non ti abbandonerà per l’intera giornata… ma sei sveglio, sei quì, ora, e stai portando la moto fuori per accenderla!

Un gesto meccanico, un clic ed il quadro prende vita mentre la lancetta del contagiri compie il suo percorso di test… controlli il folle, tiri la frizione ed avvii il motore… per un attimo, il tempo collassa sullo sforzo del motorino che trascina l’albero motore, poi insieme riprendono a muoversi mentre tu ne percepisci il dolce attrito… si scalda, piano, mentre tu aspiri quell’impagabile odore di guarnizioni fresche e di olio emulsionato da lavorazione, ancora presente sulle fusioni del motore.

Il rombo… chiudi gli occhi e vedi l’interno del motore, gli organi che muovendosi creano la fantastica sinfonia che ti riempie orecchie e cuore , e mentre la lancetta del termometro sale verso livelli più consoni, sei già in sella e ti sistemi comodamente tastando i manubri e la posizione delle pedane…
Sei pronto, ed anche se sarà solo un breve percorso per andare in ufficio, sarà egualmente il miglior inizio possibile per questa giornata… Auguri, e Buona Moto!

Dannata rivista…

Posted in Miti ed Eroi on 28 Ottobre 2007 by Saponetto

cat.jpg   Ho preso giusto ieri il secondo numero…
bè, potevo mica aspettare di iniziare a ricevere le riviste con l’abbonamento fatto un mese fa a Firenze, no?
Hmmm… è meglio del primo numero, sicuramente… Hugh Jackman è senza dubbio più adeguato di Ewan McGregor, in copertina… sarà che io e le offroad di Ewan andiamo poco d’accordo, ma la Triumph T140 che guida Hugh mi fa sbroccare di botto… e poi, vuoi mettere Wolverine con Obi-Wan? Tsk…
Il servizio sul “Kabul Express” fa il verso a quello sugli Harleystas di Cuba del primo numero, e dovendo dirla tutta anche il bacino di pubblicità è molto meglio centrato… Non so ancora se ho fatto bene ad abbonarmi, comunque…
La mia dolce collega si avvicina con fare da furetta al mio tavolo ed approfittando di un mio attimo di disattenzione, con una rapida mossa, prende la rivista per sfogliarla (lei guida da diversi anni Harley “solo rider”, monoposto per partito preso…) e senza tanti giri di parole esordisce…

“Sei diventato gay, per caso?”
“E perchè mai, mia eccessivamente sincera amica?”
“Beh, leggo questa rivista e vedo quasi niente moto, niente donne del tutto, vedo solo un sacco di bei ragazzotti con certe pagnotte ed addominali da spettacolo… che cosa credi che io possa pensare?”
“Hmmm, forse che sto cercando di migliorare il mio stile di vita?”
“Seee… ti conosco troppo bene, brother! Scommetto che sei già abbonato, vero?”
“Sì, vuoi psicanalizzarmi per questo, cherie?
“Macchè, sai quanto mi frega se diventi gay, ma credo che tu sia sulla buona strada per diventare un mio fratello di marchio!”
“Ma che dici?… Io ho guidato sempre e solo moto jap, e non credo proprio che adesso cambierò…
“Guarda, se cambi stile cambi moto, non ci sono storie… e se cambi moto mi gioco quello che vuoi che diventi Harleysta anche tu…”
“Bene, ma sai da tempo che i vibratori a due cilindri non mi attizzano pertanto non credo che ci sia rischio che tu vinca questa scommessa…
“Hah,” – dice, carezzandosi un fianco – “se lo vuoi ci scommetto il mio, uhm… corpo… tanto anche se perdo la scommessa stai in ogni caso per diventare gay, quindi non ci rimetto nulla di nulla”…
“Mmm… sai che dovrò faticare parecchio per spiegare alla mia dolce signora che a causa di una rivista di bike style la mia vita sessuale è praticamente giunta ad un punto di non ritorno?”…
“E che significa, ciccino… se la tua situazione evolve fino a quel punto significa che prima molli lei e poi ti metti con uno di ’sti fustazzi, no?”…
“Ma scusa, visto che a questo punto non riesci più a staccare gli occhi dall’ombelico del figotto di questa pubblicità, non potresti abbonarti anche tu e lasciarmi leggere in pace?”…
“Hah,hah, hah… no, così è troppo più divertente, biscottino mio!”:D

E riprende a sganasciarsi sulla sedia mentre si ripassa la rivista muovendo ritmicamente la punta della lingua, ormai persa in chissà quali torbidi pensieri… Vabbè, al di là di questo siparietto ameno è stata una giornata abbastanza interessante, in fondo…
Peccato che andando via la mia buona amica non mi abbia restituito il numero due… credo che quando me lo riporterà, lunedì mattina, avrò quasi paura ad aprirlo… chissà come me lo riporterà o cosa troverò al suo interno… :|


E’ sabato sera, sono ormai solo in casa davanti al PC e navigo sul forum… un rombo sordo giù in strada si azzittisce repentinamente… il campanello suona, una sola volta … Ma guarda un pò, è la mia eccessivamente conviviale amica che mi riporta il numero due senza aspettare il ritorno in ufficio… e pensa che coincidenza, ha bussato alla porta solo pochi minuti dopo che la mia Dea è andata via per fare il suo turno serale di internato in clinica, che peccato…;)

Hmmm… sapevo che avrei dovuto preoccuparmi del “come” me lo avrebbe riportato… Giubba di pelle, tesa sul davanti come un tamburo, casco Bell nero come la notte, cintura con una fibbia composta da due asce incrociate, guanti in pelle con catenella d’ordinanza, in una mano l’amata rivista infilata nel casco (che cafona, mi ha impastato la rivista di gel, penso…), e nell’altra una bottiglia di ottimo Chianti del 2001… Mon préfer… lei sa bene cosa mi piace, parliamo spesso in ufficio e condividiamo diversi punti di vista ed opinioni sul come si “dovrebbe” vivere… Chissà, magari se ci fossimo conosciuti qualche anno prima girerei anch’io in Harley… mah…
Non è tardi, c’è ancora molto tempo per chiacchierare e bere un goccio di Chianti con qualche spicchio di fragrante Parmigiano e dei crostini al tartufo… sapori forti, corposi, il gusto della vita, che tanto domani non si va in ufficio… Live to ride, direbbe lei… la sua prosopopea pro-Harley continua a spada tratta, ma con me non attacca… poi si fa silente e beve un altro goccetto…

Vedo i suoi occhi divenire leggermente lucidi mentre sfoglia la rivista, ancora carezzando con le dita gli addominali del modello nella pubblicità… mentre scaldo col calore di una mano il Chianti per poterne aspirare l’alito potente, rifletto su fino a qual punto un bicchiere di grande Nettare possa far frullare fino al fuorigiri gli ormoni di un essere umano… che Benzina Divina!… un angolo della mia bocca si alza, so che ormai la scommessa è vinta e che continuerò a girare su una potente moto jap ancora per un bel pezzo, eh,eh… ed a questo punto mi appare ovvio che lo sapesse anche lei, ancor prima di suonare alla porta…

Mmm… credo che nei prossimi giorni mi toccherà spiegare con molta grazia e delicatezza alla mia amica che il non riscuotere scommesse con posta in gioco godereccia non implica l’aver cambiato i propri gusti ma solo l’aver maturato col tempo una idea della vita a due molto bella e precisa che spesso viene chiamata amore… mi piacerebbe che anche lei beneficiasse prima o poi di questa bella esperienza… di certo vivrebbe più intensamente la sua vita e metterebbe un pò di ordine nel caos delle sue emozioni, e la smetterebbe di maltrattare così duramente il cambio della sua Harley… Bah, meno male che a casa mia i divani abbondano… un ultimo sforzo, braccio sotto la spalla e hopla… a nanna, baby!…


Non resisto, il diavoletto perverso che vive in me e mi pungola con i parti della sua fantasia bacata mi suggerisce un grandioso “titolo di coda” per questa giornata da film… chiamo la mia Signora sul suo cell, ed ovviamente non risponde… sarà di servizio… le mando un MMS con l’evocativa immagine della biker alticcia che russa rumorosamente distesa sul divano con tanto di giubba e stivali… sotto l’immagine, inserisco il testo: “Pensa un pò te con chi avrei dovuto metterti le corna stasera… :-D ”… la risposta, dopo circa un minuto… “Ciao!_Di nuovo?_Aspirine x domattina al solito posto_ buttale una coperta addosso e nascondi le chiavi dell’Harley_non farla uscire finchè non le passa_ricordi l’altra volta cosa è successo”… Un minuto dopo, altro SMS… “P.S._Forse ha ragione lei_ dovresti farti una Harley”…

Lascio spegnere lentamente il display del cellulare… gli ultimi barlumi di luce dei LED mi illuminano il volto, lo vedo riflesso sulla vetrinetta del salotto… il sottofondo del russare somiglia ormai ad un frinire di grilli e ci sono un paio di dita di Chianti che ancora mi chiamano dal fondo della bottiglia…

Non ho più sonno, ed anche il mio diavoletto è ancora ben sveglio e continua a tirarmi la collottola per farmi girare la testa verso il divano… “Eh,eh… no, vecchio mio… mi spiace, dopo un weekend come questo credimi, non hai molto ancora da offrirmi in materia di tentazioni! Dài, conserva le cartucce per periodi migliori… piuttosto poggia quel forcone e fatti un goccio, che è un peccato lasciarlo”…

Lascia il forcone vicino al divano e si siede girando la sedia.
Poggiando un gomito sulla spalliera si versa il contenuto della bottiglia nel bicchiere, ne beve un goccio e sorridendo sornione mi fa un cenno con la testa… il forcone si è adagiato mollemente sul divano, forse per caso, forse no, in un mirabile pendant con la rumorosa diavolona dormiente…
Mi scappa una risata di compiacimento, mi volto per complimentarmi con lui per il simpatico quadretto ma è già andato via, come sempre… il bicchiere è vuoto, ed anche stavolta ha dimenticato quì il forcone… lo sollevo dal divano delicatamente e lo sistemo nel solito stipetto… tanto sa dove ritrovarlo, quando ripassa di quì…

Riassetto la stanza e tolgo le posate, rubo un frammento di parmigiano rimasto sul tavolo… Mmm, che soddisfazione… il russare ormai è poco più di un sussurro nella notte che si avvia al suo termine.
Giù per la strada due ragazzotti ebbri sghignazzano, biascicando qualcosa di osceno nei riguardi dell’ Harley ferma nel viottolo di casa mentre il camion della nettezza urbana ancora una volta segna il tempo con il battito ossessivo dei suoi meccanismi idraulici… è stato un altro weekend di rari contenuti, non c’è dubbio…

La notte finisce ed io mi sento davvero vivo.
Tocco il touchpad del laptop, lo schermo si illumina… sul forum ormai non c’è più nessuno online… finalmente posso leggermi questa benedetta rivista in santa pace.

E’ domenica mattina… lontano, verso l’orizzonte, il cielo si tinge di indaco… :D

Velocità Warp!

Posted in Miti ed Eroi on 28 Ottobre 2007 by Saponetto

 

cat6.jpg   Devo ammetterlo, mi piace Star Trek…


Fin da quando, ancora piccino all’inizio degli anni ’70, ne vedevo le prime mitiche puntate trasmesse da una TV privata delle Marche che si riceveva solo quando la propagazione delle onde elettromagnetiche era di qualità tale da permetterne la ricezione anche quaggiù…

Quell’emittente non esiste più ormai da vari decenni, ma i tanti ricordi da essa irradiati sono ancora piuttosto vivi… Ricordo molto bene che letteralmente impazzivo ogni qualvolta la nave stellare Enterprise passava a velocità Warp.

Era la rappresentazione più realistica allora disponibile della violazione delle leggi della fisica da parte dell’ingegno umano ed il semplice assistervi mi provocava scariche di adrenalina davvero potenti,  tant’è che non posso fare a meno di associarvi un altro ricordo di un evento “borderline” accadutomi nel giugno del 1995, quando effettuai il primo (ed unico) “speed test” del mio FJ1200 prima di portarlo a fare il tagliando.
Il rapporto di missione di quel mattino suonerebbe all’incirca così…

Ore 11:35, preso il ticket al casello… sono appena entrato nel raccordo “Pescara Nord” direzione Teramo in terza marcia , velocità d’ impulso, intorno ai 60-70 km/h… sono a poche decine di metri dall’ingresso in corsia , dò giusto un filo di gas così da allineare le farfalle e potermi preparare all’ evento che avverrà entro pochi secondi…
Parto da un regime relativamente basso, intorno ai 2800-3000 rpm, quindi ho già 6 kgm abbondanti disponibili alla ruota ed il mio FJ guadagna badilate di coppia ogni 300 rpm… Controllo volo, ho appena raggiunto la “verticale” del contagiri (6000 rpm)… siamo alla curva di coppia più favorevole al lancio…

Bene, vediamo cosa sai fare, bello… attivare spinta… ed ecco la piena manetta…
Un fremito sul telaio, l’aspirazione sotto la sella muggisce con impazienza la sua fame d’aria ed improvvisamente 11,2 Kgm di coppia motrice si abbattono con violenza sul pneumatico posteriore… dopo una breve pattinata riecco il grip e la spinta diviene in un attimo brutalmente tangibile… sono passati poco meno di 12 secondi dall’ingresso in autostrada ed i 200 orari indicati sono già un evento di un lontano passato, mentre devo letteralmente distendermi sul serbatoio per contrastare in qualche modo il decollo dell’avantreno… cerco di diluire la spinta inserendo la quarta, e poi anche la quinta, e di nuovo 7000, 8000…9000…..9300 rpm… dannazione, meno male che il rettilineo per Teramo è davvero bello lungo… 240, 250, 260…la spinta dell’aria diviene insostenibile nonostante il cupolo dell’FJ svolga magnificamente il suo lavoro…

Schiacciato sul serbatoio, appena davanti alla visiera del casco Arai vedo l’odometro snocciolare con disinvoltura cifre siderali… 270 km/h, il fondo scala dello strumento è ormai raggiunto mentre il contagiri incurante del limite meccanico del suo vicino di cruscotto prosegue la sua spietata salita fin dentro la zona rossa… 9600… 9700… letteralmente full power… beh, più di così non credo si possa… un rapido calcolo mentale e realizzo che in pratica sto viaggiando a Mach 0.28… Eccitatissimo, mentre il plexiglass rinforzato si torce sotto la spinta dell’aria e la turbolenza scrolla con violenza la mia giubba Dainese sbircio appena al di sopra del cruscotto e vedo la strada che mi appare esattamente come il campo stellare sul visore esterno dell’Enterprise durante il passaggio a velocità warp… solo strisce di luce e colore, un lungo nastro grigio scuro al di sotto, ogni tanto qualche oggetto lento che visto con la coda dell’occhio nei retrovisori si palesa essere una vettura… sto procedendo ad una velocità che permette all’FJ di percorrere circa quattro chilometri e mezzo al minuto… chissà se in questo momento c’e qualcosa di più veloce in giro lungo la rete stradale…
Sotto la visiera, in preda all’euforia, grido qualcosa, forse “Velocità Warp”, ma non riesco a sentire la mia voce per quanto è forte il rombo… Lentamente i retrovisori iniziano a cedere alla prolungata, tremenda pressione dell’aria e cominciano a ruotare sul loro asse… mi vedo quasi completamente riflesso in essi… ok, il test è di certo completato con pieno successo…

Riduco la manetta e mi posiziono su una velocità di crociera intorno ai 160 orari per far raffreddare gomme e meccanica, raddrizzo sommariamente gli specchietti e mi preparo a raggiungere l’uscita per Teramo-Giulianova… e riflettendo sul fatto che sono passati solo pochissimi minuti dall’ingresso di Pescara Nord ammetto tra me e me che questa moto è una vera, terribile forza della natura
Urca, sento un freddo tremendo… probabilmente a causa della velocità smodata ho perso troppo calore… accosto e mi fermo in una area di sosta sul bordo corsia per riprendere temperatura grazie al vulcano ardente che pulsa dentro il telaio dell’ FJ… l’aria rovente mi rigenera immediatamente, ma prima di avviarmi definitivamente verso il casello scendo dalla sella, mi appoggio al guardrail e mi fermo a guardare l’FJ… i tubi di scarico in prossimità dell’uscita dalla testata sono ancora incandescenti… che cosa incredibile, ‘sto incrociatore… e carico di orgoglio per esserne proprietario, mi sento di nuovo pronto per passare a Velocità Warp!

Fine Rapporto…controllo volo, chiudo”.


Sono passati molti anni da quel mattino di giugno… e null’altro che io abbia guidato mi ha dato una sensazione di forza e di potenza assoluta come questa breve, selvaggia, insensata corsa sul mio amato FJ1200.
Oggi, dopo tanti anni, ho riscattato il mio passato… nella mia videoteca privata in mansarda ho una collezione completa di tutti i telefilms e films di Star Trek, e nelle mensole al di sopra del mio studiolo fanno bella mostra di se due modelloni
l’orgogliosa Enterprise della Revell con le sue gondole motrici ed il logo “NCC-1701” orgogliosamente ostentato, e naturalmente al suo fianco c’è l’ FJ1200 in scala 1:12 della Tamiya, entrambi occupanti i Posti d’Onore, entrambi legati a doppio filo, nel mio studiolo così come nel mio pazzo cuore.

Ed ancora mi chiedo, in certe notti insonni in cui il ricordo si mescola al sogno producendo qualcosa che sublima nella mente divenendo una sottile gioia interiore, come durante quel mattino mi sia stato possibile viaggiare a quella siderale velocità… :D

Un giorno visiterò l’Ace Cafè…

Posted in Miti ed Eroi on 28 Ottobre 2007 by Saponetto

cat10.jpg  Accidenti… Speravo di trascorrere una settimana a Firenze in totale relax, senza pensare al domani e vivendo solo il presente, evitando accuratamente di pianificare alcunchè… ma al solito, come disse il buon Oscar Wilde… “so resistere a tutto tranne che alle tentazioni!”…
Mi son fermato in una piccola edicola dietro Palazzo Pitti ed oltre a qualche pubblicazione locale di eventi culturali, tentato dalle copertine, ho preso il mio solito pacchetto di viziosità motociclistiche.


Poi l’occhio malandrino è finito su una rivistona dall’aspetto equivoco con in copertina Ewan Mc Gregor in assetto strafigo, in sella ad una motazza offroad… beh, prezzo promozione, carta gustosa, si parla di moto…dai, presa!
Mi piazzo comodamente al sole lungo l’Arno appena dopo Ponte Vecchio, e con il sottofondo di turisti giapponesi che chiocciano gioiosamente ad ogni frase della garrula guida che li mena al loro appuntamento con Gli Uffizi inizio a sfogliare ‘sta rivistona… sì, bella, un casino di pubblicità mirate, tutto molto stilish, bei servizi fotografici, molta moda e glamour, sembra quasi GQ delle moto, e…ah, la storia dell’Ace Cafè di Londra…
Però, questa rivista comincia a prendermi… non sono mica un fighetto modaiolo io, anzi… ma queste cosette mi attizzano lo stesso… l’Ace, la foto del suo piazzale ricolmo di R1, GSX-R, GS, tante belle Signore del tempo che fu, ed i racconti di chi ha creato e vissuto questo mito della storia contemporanea…

Che colpo basso, questo servizio… nella mia scala di valori una visita al mitico ”Ace” ha un valore preponderante anche rispetto al classico giro a Capo Nord… è come porre a confronto un incontro informale in jeans e maglietta con il Messia ed un pellegrinaggio di massa in pullman presso qualche noto santuario… o meglio, è come tornare indietro fino al big bang, il punto di origine della nostra cultura motociclistica europea…

Mi risveglio da questo limbo onirico quando una anziana coppia di turisti inglesi con improbabili scarpe rosse mi chiede se posso fargli una foto con lo sfondo di Ponte Vecchio… non so come avvenga ma questi inglesi sembrano avere un avanzatissimo sistema di rilevazione cerebrale che li aiuta a scegliere in mezzo ad una folla immensa sempre e -solo- coloro che parlano la loro lingua… La lettura mi ha messo di ottimo umore e sono più che disponibile… Eseguo diversi scatti che oso definire artistici, alcuni anche dal basso ed una foto con cui catturo una luce radiosa che rende lo sfondo degli Uffizi un autentico evento mistico… ah, questa sì che è una foto che scalderà i loro animi durante i prossimi freddi inverni!
Ringraziano per le foto, ne approfitto e scambio quattro chiacchiere con loro… sono di Londra e festeggiano il loro quarantesimo anniversario con questo viaggio a Firenze… lui mi fa un cenno col dito e gli mostro la rivista in cui occhieggia un segnalibro con l’immagine dell’Uomo Vitruviano di Leonardo, infilato nella pagina del servizio sull’ Ace… Una nuvola solitaria appare nel cielo terso.

Il vecchio Inglese solleva lo sguardo dalla rivista, si ferma a guardare con attenzione la nuvola e poi, come se fosse la cosa più ovvia del mondo dice “ah, noi abitiamo ad un quarto di miglio dall’Ace Cafe… se ti piacciono le moto -Serie- credo proprio che dovresti andar lì per dare un’occhiata, sai”…
Mi pianta addosso uno sguardo divenuto improvvisamente scuro come il serbatoio di una Norton Commando e la parola –Serie- pronunciata con una voce composta dal rombo senza tempo di mille scarichi urlanti tuona dentro il mio animo mentre una emozione spietata come un artiglio d’acciaio mi arpiona la mente…
per un attimo ho paura, poi improvvisamente la rivista, l’incontro, le foto, lo sguardo, la voce, la nuvola, sublimano in una oscura e fiera consapevolezza…

Un motociclista degli anni ’50 che passa il testimone mistico della sua vita su strada ad un altro incontrato in una città straniera mentre legge una rivista di moto che parla esattamente di casa sua… il cuore perde un battito, poi un altro… guardo il cielo mentre la nuvola solitaria copre per un attimo il disco solare lasciandone in evidenza i raggi dorati, come in un dipinto del Beato Angelico.

Forse, solo per un attimo, sono morto ed il senso della vita mi si è palesato.


Nessun futuro è possibile se non hai un presente da vivere.

Nessuna vita è utile se non trasferisci chi sei a chi viene dopo.

L’eternità rimane comunque tale, anche senza di te.

Live to Ride.

Questa dura verità mi squarcia l’animo dolorosamente e senza pietà e con ogni probabilità lui si avvede del velo che mi copre improvvisamente gli occhi… Fino ad un attimo prima non me ne sarei accorto, ma ora vedo che sua moglie ha lo stesso sguardo che ha la mia Amata quando la bacio prima di uscire in moto, e la luce negli occhi di quest’uomo, adesso lo so, è la stessa che avrò io tra una ventina di anni o forse più.

Qualcosa in me è cambiato per sempre, lo sento.
Forse i motociclisti subiscono lo stesso fato dei vecchi soldati che si dice non muoiano mai ma spariscano lentamente senza mai svanire del tutto… cambiano i corpi, cambiano i mondi, cambiano le moto ma lo spirito è sempre uno, lo stesso, immortale.


Live to Ride.

Quanto sono vicino, adesso, a questi due vecchi inglesi che vivono insieme a me l’ attimo magico di un settembre fiorentino… lentamente il tempo riprende a scorrere, e la nuvola prosegue il suo lungo cammino…

Li saluto ed auguro loro una felice permanenza a Firenze, la mia amata città di adozione.
Mi salutano un’ultima volta, poi li vedo allontanarsi mano nella mano lentamente lungo Ponte Vecchio, fino a sparire come ombre tra le ombre in un angolino buio all’imbocco di Viale Guicciardini.
Sono ancora fermo in mezzo a Ponte Vecchio con le riviste in mano e gli occhi pieni di lacrime… Ho voglia di corrergli dietro e salutarli ancora una volta, magari per vedere se davvero siano spariti ma mi trattengo… non avrebbe alcuna utilità… So già la verità.
Quel che accade dal principio dei tempi e che doveva accadere qui ed oggi ha avuto luogo.

Forse li incontrerò di nuovo tra tanto tanto tempo, quando percorrerò lentamente in moto la Circular Road nel West London… due vecchi fantasmi che rombano sulla loro tonante Commando e mi salutano sorridendo dal lato opposto della strada, indicandomi l’ingresso che conduce all’ Eterno piazzale dell’Ace Cafè.

Forse quel giorno incontrerò anch’io un giovanotto a cui piacciono tanto le moto, e mentre consuma con gli occhi una rivista compirò anch’io quel che va fatto.
Rientrando a casa mia moglie si chiederà perché ho gli occhi lucidi, e non sarò in grado di raccontarle nulla… ma lei capirà egualmente e mi abbraccerà.

Forse tendo a lavorare troppo di immaginazione.

Forse no.

Mi sento dentro un fumetto di Joe Bar Team…

Posted in Miti ed Eroi on 28 Ottobre 2007 by Saponetto

cat11.jpg Non so se vanno ancora di moda tra i motociclisti, ma fino a qualche anno fa erano l’unico, autentico “leit motiv” stilistico a due ruote a cui riferirsi.

I personaggi di Joe Bar Team con i loro jeans sdruciti e le giubbe in pelle che avevano visto troppe primavere, le loro contraddizioni culturali ed i loro assurdi francesismi che facevano sbellicare dalle risate… ogni qual volta li si leggeva si ritrovavano volti ed eventi vissuti in prima persona e partiva sempre il sorrisetto complice leggendo delle gare sui 400 metri con partenza al semaforo, della staccata assassina di Jeannot con la sistematica uscita di strada che “tanto-non-succede-mai-nulla”, al limite ci si ritrova tutti in ospedale nei lettini, con gessi e flebo ma con ancora la voglia matta di “tirarsi la staccata” sulla sedia a rotelle lungo la corsia dell’ospedale…
Questa è la grande, vera forza esorcistica di questo fumetto, la gestalt che fa tracimare le nostre paure interiori oltre il livello della coscienza e le sublima su carta così da poterle leggere, affrontare e magari riderci sopra di gusto insieme, come in una grande terapia di gruppo…
Mito, cultura pret-a porter o semplicemente una illuminata trasposizione di esperienze reali e tangibili facenti parte del background di chiunque apprezzi l’essere un “Homme à la Motò” alla edith Piaf, questo piccolo grande fumetto è stato per me una autentica palestra di vita, una guida vivente all’interpretazione di un mondo a cui, tanti anni fa, mi avvicinavo timidamente.

Ed, Jeannot, Manchzek e Guido, veri super-eroi della balla cosmica e profeti del rischio decerebrato, sono stati disegnati su così tanti caschi e carene che sono divenuti parte ormai imprescindibile di qualsiasi argomento a base motociclistica… In fondo chi non si è mai sentito almeno una volta Ed mentre tenta una staccata che sa di non poter completare indenne, o Jeannot mentre “tira su” la sua Mach III nel bel mezzo di un incrocio completamente invaso da macchine e pedoni?
Anch’io conservo gelosamente nel mio armadietto dei balocchi un casco Jet “condito” con aletta parasole e occhialoni in pelle vintage, il tutto fatto ad immagine e somiglianza di quello di Ed…

Al di là del messaggio esteriore che molti soloni bollerebbero superficialmente come amorale e gratuitamente incentivante atti di delinquenza, il valore positivo aggiunto è nel poter mostrare gli effetti nefasti di comportamenti socialmente esecrabili che, attuati in un “ambiente di laboratorio” come può essere la striscia di un fumetto, assumono funzione istituzionale sensibilizzando i lettori verso la qualità e la sicurezza della guida…

L’emulazione diventa pertanto correzione, ed in tal senso sono in molti ad essere convinti che da quando queste strisce a fumetti si sono diffuse sui periodici del settore moto diversi incidenti stradali siano stati evitati, come se con la loro pubblicazione fosse stata aperta una immensa scuola guida unita ad una sessione di psicoanalisi collettiva… “PsicoMotoScuola del Joe Bar Team”… eh,eh… e suonerebbe anche bene!

Tornando con i piedi per terra, Joe Bar Team ha insegnato ad intere generazioni cosa significasse “andare in moto” tra la fine dei mitici ’60 e l’inizio dei torbidi ‘70… Volendo rivestirlo di un’ aura di seriosità che probabilmente anche il suo autore Christian DeBarre troverebbe eccessiva, sento di potermi riferire a questo fumetto come ad un mirabile esempio di “conservazione attenta e rispettosa del grande spirito di libertà e speranza nel domani che ogni motociclista degno di tal nome dovrebbe esternare in ogni occasione”.

Che genio, Christian DeBarre… :D

Jack Kerouac non aveva capito un tubo…

Posted in Miti ed Eroi on 28 Ottobre 2007 by Saponetto

cat12.jpg Qualche sera fa stavo rileggendo “On the Road” di Jack Kerouac.

Un bel racconto, davvero innovatore sia nella forma espressiva che nella dimensione di atemporalità che traspare dagli eventi narrati.
Questa persona nobile e bella scrisse alcune decine di anni or sono qualcosa che avrebbe cambiato il mondo e lasciato un messaggio di libertà e di autodeterminazione di tale portata da ridefinirne anche lo stesso concetto…
Peccato che fosse in realtà null’altro che un triste pensatore totalmente prigioniero del suo desiderio di affermazione, tanto da passare di pubblicazione in pubblicazione nell’esclusivo tentativo di scuotere l’opinione dei publishers piuttosto che le coscienze a cui diceva di essere empaticamente connesso e dalle quali affermava di trarre diretta ispirazione.
Morì piuttosto giovane, distrutto da questo bisogno di successo e da una quantità industriale di alcool di qualità dozzinale… La morte dello stesso Re Lucertola, Jim Morrison, appare qualcosa di molto meno volgare…
Un ben triste epitaffio per il profeta della beat generation.

Ogni volta che leggo Kerouac, particolarmente le sue ultime opere nelle quali ormai, nel bene e nel male, descriveva il mondo solo attraverso la sua percezione, ripenso al suo messaggio ed al fatto che molti giovani hanno accettato in toto questo approccio verso il mondo e sono semplicemente morti nel corpo o nello spirito, solo perchè non hanno capito o non hanno accettato che Kerouac -non- era il Messia.

Kerouac indicava la strada, anzi la Strada con la maiuscola, ma non avvisava i suoi lettori del fatto che sarebbero stati totalmente soli lungo l’impervio percorso che parte dalla libertà del pensiero e conduce all’autoaffermazione, e soprattutto senza poter sperare in alcun aiuto.

Oggi un simile messaggio sarebbe probabilmente null’altro che l’ennesimo promo di una delle tante band musicali in cerca del successo o magari un bellissimo spot pubblicitario di qualche raffinata automobile tedesca…
Oggi tocca a noi leggere Kerouac e la nostra responsabilità è molto maggiore di quella di quei poveri ragazzi che quarant’anni fa hanno scelto di annichilare le proprie coscienze inseguendo un ideale di libertà che non era loro, e che gli volava sempre qualche passo avanti sfiancando ed annichilando le coscienze fino a stroncarle… una orrida carota…

E noi siamo pronti a raccogliere questo pesante testimone? Cosa facciamo?
Difendiamo le nostre anime, incontriamo amici vecchi e nuovi, giochiamo la nostra partita con la vita, ruggiamo contro il mondo piatto una rabbia così forte che piega gli orizzonti, cerchiamo sempre nuove strade per poter avere un ricordo in più nel taschino ogni sera che il Cielo ci manda, insomma continuiamo a cercare di rimanere liberi, per quanto una vasta gamma di scelte obbligate possa ancora chiamarsi Libertà.

Coscienza collettiva, messaggio globale, anima universale… perchè nessuna di queste grandi idee contiene l’unica forza che ne permetterebbe l’attuazione?
Perchè non è moralmente accettabile che sia l’individuo e non lo stereotipo del suo pensiero a plasmare il mondo ed a condurlo ancora un passo avanti?
Perchè si ritiene ormai che un CD suoni meglio di una esibizione dal vivo?
Il mezzo, forse, si sta sostituendo al fine…

Noi andiamo in moto.
Ci piace l’ambiente, le sue sensazioni ed i contatti, la vibrazione delle anime e dei corpi mentre giriamo per strada e riusciamo quasi ad eccitarci sessualmente quando vediamo questo lungo serpentone di moto rombanti che sembra violare la grande strada che si chiude all’infinito davanti a noi, come una vulva tra le morbide, lunghissime gambe di una bella donna che ti invita su di lei.
Una immagine eccessiva per le coscienze più malleabili, ma cosi ovvia e scontata da apparire semplicemente offensiva per chi conosce il vero motivo che ci fa tradurre questa sensazione in un antico, potente stimolo ancestrale.

Cosa c’è nel nostro essere motociclisti che dovrebbe affrancarci dall’essere null’altro che un mucchio di individui che pensano e fanno la stessa cosa, ovvero credere con tutte le forze di essere ancora liberi?
Kerouac ha mandato a morte molti giovani che non riuscivano a pensare con le loro teste. Easy Rider, parallelamente, ha causato più morti di quante ne avrebbe potuto causare una bomba a grappolo statunitense lanciata su un popoloso villaggio del Vietnam, mandando al macello interi battaglioni di ragazzi e ragazze che grazie a quel messaggio si erano convinti che la morte cercando la libertà assoluta fosse l’unica vera affermazione di libertà…
Libertà da cosa? Libertà dal nulla, attraverso il nulla.

Nulla è ancora cambiato, dopo decine di anni… anche oggi nel 2007, nonostante si disponga di Internet che ci connette alla Mente Universale spesso non sappiamo distinguere la libertà del pensiero dalla sua applicazione di massa, l’atto puro di volontà nietzschiana dal deteriore stereotipo culturale che ipocritamente ci assicura che saremo felici e realizzati solo facendo qualcosa che altri ci dicono di fare.
Non voglio essere forzosamente speculativo nelle mie riflessioni, ma diversi anni di vita e di moto mi hanno insegnato quella che io credo sia una piccola verità: si guadagna la libertà o almeno la sua comprensione quando si fanno proprie fino in fondo le leggi che ne regolamentano la sua applicazione tra gli uomini.

Per questo motivo considero la moto un Mezzo di Trasporto Superiore… mi piace considerarla così perchè a differenza di altri veicoli che pongono chi guida come oggetto, una parte statica dell’ambiente che si muove contestualmente ad esso, la moto “costringe” il pilota a riguadagnare il suo pensiero soggettivo, lucido e coerente, ad essere elemento vivo e mobile, a risvegliare la mente prospettica ed astratta che dovrà salvarti la vita quando sarà necessario proiettarla ben oltre ciò che gli occhi vedono, e soprattutto ad allenare tutti i sensi a captare di nuovo messaggi e sensazioni che il bombardamento sensoriale che subìamo quotidianamente tende a porre in secondo piano, se non a rimuovere intenzionalmente…

E’ una specie di strano essere meccanico che sembra estrarti con forza l’anima all’atto della partenza per reinstallartela all’arrivo, cambiata, ripulita e di nuovo in grado di leggere tra le righe di questa strana, assurda realtà… e tu aspetti solo di poter lasciare che esso afferri nuovamente la tua anima nelle sue sapienti mani di acciaio e cromo, così che la ricarburi a puntino…
Kerouac certamente si offenderà e si rivolterà nella tomba, ma la libertà che lui osannava ha la stessa composizione chimica del veleno che spinge certi genitori a distruggere la vita dei propri figli cercando di farne ciò che loro non sono riusciti a divenire.

Null’altro che la solita maledetta carota… posta sempre troppo avanti per essere addentata, che alla fine inevitabilmente uccide l’asino per fame ma prima ancora uccide la sua anima per la disperazione.

Ecco perchè continuo a preferire Robert Pirsig ed il suo “Zen” alla “Strada” di Jack Kerouac… Pirsig non può essere frainteso, a differenza di Kerouac.

Il messaggio è talmente chiaro da risultare ovvio, per non dire karmico…

Viviamo per continuare a scegliere, e ad ogni nostra scelta l’universo di scelte possibili si rinnova.

Forse, questa è l’unica vera libertà che c’è rimasta.
Se così fosse, continuiamo a scegliere.

Bene. :|

C’è davvero Dio nel mio carburatore?

Posted in Miti ed Eroi on 28 Ottobre 2007 by Saponetto

cat18.jpg A causa di una forma mentis piuttosto ” old style” che mi impone il rispetto per le cose e le persone come base per una vita sociale, mi ritrovo spesso a pensare che se quanto dicono alcuni saggi orientali fosse vero, che ogni cosa esistente ha un’anima cosmica che la unisce all’Assoluto, forse anche quel pezzaccio di ferro parcheggiato nel garage potrebbe averne una…

Se avesse un’anima potrebbe avere anche una coscienza e sviluppare un pensiero libero ed autonomo… ma allora si offenderà mica quando le salgo in sella così senza preavviso, e con i jeans di ieri per giunta un po’ sdruciti?
E se malauguratamente andassi soggetto ad un po’ di flatulenza mentre sono in sella mi porterebbe il muso e per ripicca si spegnerebbe in piena accelerazione lasciandomi con le pive nel sacco?Più crudelmente, inizierebbe a commentare ironicamente le mie pieghe ridicole, a dileggiare la mia eccessiva prudenza nella guida ed a rinfacciarmi i due-e-passa centimetri che mancano al bordo gomma facendomi apparire sul display frasi poco carine e tutt’altro che edificanti ?Ma no, che cosa vado a pensare… la moto è solo un prodotto dell’industria, un freddo elemento del mondo ipertecnologico di oggi… è come un televisore, un telefono cellulare oppure un forno a microonde… Oh, cacchio, ho dimenticato il garage aperto e adesso la moto prenderà freddo…

EBBASTA!…

E’ inutile, non c’è nulla da fare… non posso fare a meno di considerarla una cosa viva, e non c’è il pensiero del saggio orientale ad illuminarmi così come non è il Grande Respiro Cosmico che accende le sue candele, perchè ci sono io su questa sella.

E’ la mia vita che dà il movimento a questa moto, è il mio pensiero che la guida, è la mia emozione che ruota l’acceleratore, è la mia intera essenza che viene assorbita dal telaio, dal motore e dal manubrio e mi viene restituita bonificata e sicuramente nobilitata, visto che il solo essere in sella monda tutti i miei pensieri dalle incertezze e dai dubbi della vita quotidiana.

Percepisco questo contatto come una sorta di gestalt mistica, una piccola illuminazione interiore che mi fornisce qualcosa di cui ho assoluto bisogno e che mi dà una percezione fortemente prospettica della vita.

Non pretendo di trovare la via per l’elevazione spirituale seguendo il cablaggio della moto né tanto meno la strada per un viaggio interiore come Robert Pirsig scrisse nel suo “Lo Zen e l’arte della Manutenzione della Motocicletta”, però quando sono in garage vicino alla moto, e la sfioro con dolcezza mentre la pulisco o faccio piccola manutenzione, percepisco il mio stato mentale come molto prossimo al trascendente, se non addirittura al sacro.

E’ un autentico stato di coscienza alterato, in cui il tempo interiore rallenta fino a permetterti di apprezzare ogni movimento ed ogni sensazione, sentire la frizione esercitata sulla filettatura della vite che stai serrando con cura, ed avvertire la tensione sui bracci del telaio quando sospendi la moto sui cavalletti.

Ecco, il tuo lavoro prosegue finchè, in un battito d’occhio, la Porta dell’Anima si apre e raggiungi la chiara percezione che la tua individualità è solo una illusione, e che basta davvero poco per espandere il tuo essere oltre il limite fisico.
Mentre svanisci come individuo, lentamente, il tuo Essere penetra la moto e fonde in essa, e tu diventi la benzina nel serbatoio, che scivolando nei corpi farfallati entra nei collettori e dopo un lungo tunnel oscuro irrompe nell’alveo luminoso dell’Atman della Moto, il vero Respiro Cosmico che genera i Kgm di coppia ed innalza avantreni e cuori oltre la soglia del Nirvana…

Non so come e perchè avvenga, ma quando avviene alla fine mi ritrovo vispo e felice come se avessi messo le mani sulle tette della Venere di Milo, e non mi sento affatto in colpa.

Credo che dovrò parlarne con il mio sacerdote… anche lui va in moto, quindi se avrò un po’ di fortuna forse non mi scomunicherà… :D