Archivio per la Categoria Picconate

Quelli che… vanno in moto!

Posted in Picconate on 15 Agosto 2009 by Saponetto

Frittick …Eh,eh,eh!

Leggo sempre più spesso su vari magazines e forum in salsa motociclistica di divertenti e quasi risibili tentativi da parte di sedicenti psicologi di suddividere e categorizzare i motociclisti in funzione del tipo di moto, delle preferenze di piega a destra o a sinistra (c’entrerà mica la politica?) della marca dello stivaletto preferita o del colore del casco…

Beh, come ben sapete io sono abbastanza rigido verso chi cerca di parlare di cose di cui ignora anche la genesi, e da quell’aitante bastian contrario che sono controbatto dicendo che non esistono categorie di motociclisti, ma bensì tipologie comportamentali intorno alle quali si costruisce tutto il sostrato di luoghi comuni che siamo usi definire “quelli che vanno in moto“… più specificamente, direi che esistono alcune grandi famiglie seppur assai poco definite, tra le quali a volte si sconfina a piacimento con divertente leggerezza dando origine al vasto mare nostrum del divertimento a due ruote.

Ovvero:

Chi ci va per diletto , è quello che non si crea problemi nè complessi, va in moto solo quando gli gira perchè in fondo non è mica un lavoro, e se non ci va perchè fuori fa troppo caldo non muore mica nessuno, tanto poi tira fuori la Smart dal garage e si gode il climatizzatore guardando con finta compassione quelli che svengono appena oltre il suo finestrino lato guida. Appena il tempo cambia, ciccia… infila la moto in garage e tira fuori l’ammiraglia per andare in ufficio, che mica si può sporcare i pantaloni che poi i clienti chi li vuole sentire.

Chi ci va per praticità,  lo fa perchè le due ruote gli garantiscono un incolmabile vantaggio logistico ed un netto risparmio economico e temporale, preferenzialmente per il quotidiano circuito cittadino dove il semplice fatto di trovare parcheggio mezzora prima di quello sfigato che quando piove esce con la Smart lo ripaga di tutte le pippe che gli capitano quando d’inverno si deve mettere la tuta antipioggia o gli finisce il paragambe sugli scarichi bollenti profumando il suo abbigliamento di un insopportabile odore di plastica bruciata.

Chi ci va per abitudine lo fa perchè ha costruito le “sue” abitudini sul costante uso della moto, e adesso gli risulta addirittura difficoltoso entrare in un abitacolo di una autovettura senza avere quasi da subito dei crampi muscolari ed un evidente mal di mare, anche se la vettura è ancora ferma in garage e fuori sta già piovendo, anche se non a sufficienza da tenere a bada quello che ci va per praticità.

Chi ci va per sfida lo fa perchè “sa” che sentirà dolore, patirà freddo, rischierà cadute, e mille altre motivazioni che fermerebbero chiunque altro, tranne lui.  Questo perchè “lui” è sempre in costante sfida con se stesso, che si tratti di piegar di più, di vincere la temperatura rigida, di superare l’ultima tacca del tachimetro, di far più chilometri in un giorno, di superare un crinale con un solo salto, a motore spento o chissà cos’altro, sempre e comunque alla ricerca di un limite, dell’Ultima Frontiera.

Chi ci va per vizio lo fa perchè dopo tanti anni in cui ci è andato per diletto, per vizio, per abitudine o per sfida alla fine è diventato semplicemente motodipendente, e se non riesce ad avvicinarsi ad un manubrio per più di mezz’ora comincia ad andare a caccia di riviste del settore facendo il rumore del motore con la bocca e simulando pieghe più o meno ardite voltando ogni angolo del muro di cinta, e guarda con una certa commiserazione quello che ci va per sfida che passa ogni mattina alle sette e mezzo sapendo che presto anche lui diventerà dipendente, proprio come lui.

Chi ci va per religione è arrivato allo stadio finale… ormai per lui andare in moto non è più una abitudine o un vizio ma la risposta che il Cielo gli manda per dare significato alla propria vita terrena. Asperge di acqua santa pedane e manopole della moto prima di prenderla, fà il gesto benedicente ad ogni curva che affronta e da buon asceta gira sempre con il serbatoio al limite del secco, tò, giusto un pò di vapori, crepi l’avarizia così il santino di San Cristoforo che ha attaccato sul quadrante del contagiri sarà contento di lui…

Come vedete, in realtà non si può non scherzarci su.

Non esiste alcuna categoria ma solo cose e fatti che tutti noi viviamo su due ruote, giorno dopo giorno.

Ecco perchè a giorni anche io giro per diletto, poi per sfida e poi, quando sono stanco, ci vado per praticità, e così via dicendo…  L’unica grande verità, valida per tutte le espressioni dell’umano intelletto, è che qualsiasi cosa si faccia, la si dovrebbe fare sempre con la giusta dose di divertimento, e ponendo questa riflessione in relazione al contorto mondo delle due ruote, essa assume dimensione pressochè assoluta.

Si può essere allo stesso tempo dilettanti, abitudinari, sfidanti, viziosi o finanche religiosi purchè ci sia divertimento in tutte queste forme, ed è altresì bellissimo saltare con gioia e senza vincoli dall’una all’altra categoria proprio perchè andare in moto non cessi mai di essere un gran piacere che ci fa sentire sempre vivi e giovani.

A proposito… dove ho buttato le chiavi della Smart? ;)

…Cavolo, non lo sapevo…

Posted in Picconate on 12 Maggio 2009 by Saponetto

chimp …potete anche ridermi alle spalle!

Sapevo dell’esistenza dei simulatori o, secondo la locale definizione, dei “camafri”, ovvero coloro che pur non sapendo cantare o suonare venivano pagati per muovere le labbra o fingere di poggiar le labbra sui bocchini di trombe ed oboe senza saper suonare, così come una antica tradizione chiama i “piangenti” a corroborare il pathos in un funerale poco movimentato e lacrimogeno, tuttavia confesso di esser letteralmente caduto dalle nuvole nell’atto di apprendere dell’esistenza di una nuova categoria di simulatori: i “POSER”.

Superato il primo attimo di smarrimento, e temendo per assonanza che si trattasse di un oscuro gruppo di consumatori di quelle fregnacce di audio-stupefacenze che andavano tanto di moda tra i teenagers la scorsa estate, mi son premurato di capire di chi o cosa potesse trattarsi e, sorpresa delle sorprese, ho scoperto che una delle più alte concentrazione di “posers” è proprio tra I MOTOCICLISTI !

Già…  parliamo proprio di quelle persone che non appartengono a un certo movimento, idea o abito culturale, ma più che altro fingono di esserne parte integrante, per esempio vestendosi semplicemente secondo i canoni dati da quel movimento senza conoscerlo realmente, al mero fine di assumerne l’identità sociale, qualsiasi essa sia.

E’ stata una autentica rivelazione…

Ho quindi scoperto che  il Moto-Poser è null’altro che la moderna reincarnazione di un personaggio molto ben noto e disprezzato: il “Fasullo“, ovvero il finto pistaiolo, il finto biker, il finto endurista, e via discorrendo…

L’atteggiamento del Moto-Poser (d’ora in avanti lo chiamerò così), è di solito riconoscibilissimo, apparendo quasi sempre come una comica estremizzazione degli aspetti più caratteristici e comunitariamente condivisi del brand motociclistico a cui desidera aderire ma, a causa degli eccessi in cui si produce sia a livello di abbigliamento che di personalizzazione tronfia ed inelegante del proprio mezzo, viene spesso tenuto a debita distanza da coloro che condividono una genuina predilezione per il brand. Ad esempio…

I Biemmevuisti “DOC” ne sopportano a malapena la presenza tollerata solo perchè, a causa degli elevatissimi costi di acquisto delle moto di loro elezione, rigorosamente al top di gamma, i  ”Moto-Posers” garantiscono alla Casa Madre grandi proventi.

Gli Harleysti “Duri” li guardano dall’alto in basso, dopo aver appurato che la rutilante Dyna con cui si accompagnano all’ingresso del motoclub ha da circa un anno sempre i soliti 153 km percorsi sull’odometro, ma li tollerano solo per le congrue quantità di birra offertegli durante i raduni.

I Triumphisti “Puri” li irridono per la protervia con cui insistono nell’affermare di essere musicalmente a conoscenza delle formazioni di tutte le band inglesi dal 1964 ad oggi, e soprattutto per la demenziale tendenza ad usare lo scooteronistico casco “MomoDesign” pur guidando una sciccosissima T100.

I Jap “Vintage” toccano proprio il fondo ridicolizzandoli a furor di popolo, infierendo apertamente sul fatto che non ci si può presentare ad un raduno di V-Max “Eighty” guidando uno scaldabagno T-Max e cercando di far credere agli incavolati astanti che forse aveva male interpretato la locandina della manifestazione.

Una vita dura, quella del Moto-Poser… ma in fondo forse se la va proprio cercando visto che, quale che sia il brand da lui preso a modello di riferimento, non perde occasione per gettarvi pesante ludibrio presentandosi sempre e comunque con un improbabile ed appariscente abbigliamento, agghindato in modo assolutamente non consono e dimostrando ogni volta che apre bocca di non avere alcuna infarinatura, nemmeno la più sommaria, delle fonti culturali, musicali, storiche e filosofiche del brand stesso che, anzi, viene da lui considerato alla stregua di un abitino stagionale da sfruttare e poi buttar via non appena la temperatura torni al di sotto del 25°C, soglia limite che segna la sparizione sistematica di tutti i Fasulli ed i Moto-Poser dalle strade e soprattutto dai bar, loro luogo aperitivo-riproduttivo d’elezione.

Con tutti i loro innumerevoli difetti, anche i Moto-Poser in fondo svolgono una funzione sociale fornendo a tutti coloro che vogliono mantenersi sulla retta via un preciso punto di riferimento negativo da cui tenersi ben lontani… sono in effetti da considerare come “individui senza individualità”, patologicamente incapaci di sentirsi indipendenti e sviluppare un proprio stile personale, non sapendo cosa possa dar loro piacere: la loro unica finalità è lo scimmiottare ciò che i grandi media propalano come bello e socialmente accetto… ma almeno un lato positivo lo hanno anche loro: Si stancano abbastanza frequentemente di recitare le loro parti ed a fine estate normalmente vendono le loro moto, spesso a chi le sa amare per quelle che in realtà sono:  creature dell’emozione.

P.S. …qualcuno ha mica visto dove ho lasciato il mio casco Momo? ;)

…Ed ora una botta di vita! ;)

Posted in Picconate on 8 Aprile 2009 by Saponetto

mangatar_002aecco, per l’appunto.

Scusate, ma non mi ci ritrovo granchè… non voglio fare il “retrò” ad ogni costo,  ma mi spiegate che cappero dovrei rappresentare in versione “manghizzata” gentilmente inviatami da alcuni simpatici avventori “faccialibrari”?

Non voglio discutere sul fatto che questa release del mio look  (come dovrebbe chiamarsi,  a proposito… Saponetto 2.0?… )  possa essere anche più appetibile dell’originale, tant’è che mi risulta così divertente che la uso come avatar, ma cavolo… si vede lontano un miglio che a mia differenza non ha la fronte segnata dal casco, la dentatura non è così bianca e poi mancano tutte le mie amate rughette d’espressione!  :D

Scherzi a parte, era un pretesto per entrere in un discorso tutto sommato molesto… parecchi miei web-contatti sulle varie piattaforme ( Skype, MSN,  SoapBox, AIM, etc.) sono passati a comunicare su Facebook lasciandomi, triste e solingo, a far la guardia al Deserto dei Tartari di Buzzatiana memoria.

La cosa di per sè non è molto importante visto che ognuno di noi è libero di sperimentare quel che vuole e con chi vuole, ma che poi mi si seppellisca sotto montagne di “richieste di amicizia” da parte di chi mi conosce fin troppo bene e, peggio, da parte di chi non ha la più pallida idea del malato mentale grave con cui agogna entrare in contatto… beh, il passo è a dir poco eccessivo!

A causa della solita forma di misantropia digitale ho difatti qualche difficoltà nel prendere contatto con persone che non conosco e di cui non so nemmeno quale sia il reale nome, pertanto prediligo ampie conversazioni in forums tematici, chat singole o anche conference rooms, comunque occupate da anime in grado di comprendere e seguire i mie improvvisi voli pindarici e gli sconquassi emotivi tipici di un’età che ti stritola, teso tra i residui fuochi adolescenziali ed una maturità (vecchiaia?) che si palesa all’orizzonte…

Last but not least, non disdegno certo le lente ma piacevoli corrispondenze via e-mail che spesso riescono a trasmettere più comunicazione di una webcam ad alta risoluzione, ed il sapere che a leggere dall’altro lato del modem c’è una persona che apprezza questo lento fluire di parole, concetti ed emozioni è un potente carburante per il motore che alberga nel mio petto.

Ma… ma…. esatto, non si può.  Almeno nel mio caso, non posso comprendere come una persona la cui vita sociale è a dir poco intercontinentale per esigenze di lavoro possa trovare qualche soddisfazione nel fatto di affidare la propria socializzazione ad uno strumento come un PC, e difatti seppur scavandomi dentro  non la trovo…

Io comunico, scambio dati, opinioni, informazioni e concetti, contribuisco a creare informazioni ed opinioni all’interno o all’esterno del mondo digitale ma, essendo individuo sia dentro che fuori la Rete, sono intrinsecamente refrattario verso l’intero universo dei Social Network.

Occorrerebbe una bella frase aulica… chessò, del genere  “Io comunico, non ho bisogno di contattare”… Troppo stentorea, eh? D’accordo, ve lo concedo.

Comprendo perfettamente che esista la necessità di creare una “forma aliena ed alienata” di comunicazione,  senza vincoli morali ed avulsa dagli obblighi di mutua conoscenza, e questo è forse il primo motore che propelle il Social Network in genere ma, come sono solito affermare, non può esistere alcuna forma di socializzazione se prima di proporsi come elementi sociali non si è prima divenuti individui degni di tal nome.

Inutile e fallace è ogni tentativo di sostituire questo imprescindibile elemento chiamato individualità, così come erronea è la suggestione del poter rimpiazzare un ego mancante con un surrogato di ego collettivo… Una bestemmia sotto ogni aspetto, filosofico, morale e genuinamente umano.

Da ciò nasce la mia refrattarietà al social network… non voglio passare per altero, nè tanto meno mi arrogo la libertà di sentirmi superiore a queste giustissime necessità, anzi, le comprendo così tanto da sottoporre questi miei stessi pensieri alla vostra attenzione confidando che possano divenire prodromi di comunicazione, ma sia ben chiaro che lungi sia da me ch’io possa provar necessità o bisogno di essere “cablato ” o “collegato” con qualcuno la cui essenza è semplicemente digitale.

Quì o mediante un foglio di carta, la comunicazione è la medesima, ma per comunicare occorre avere desiderio di farlo e perchè ciò avvenga, al solito, occorre essere individui.

“Ma che cavolo di moto hai comprato?”…

Posted in Picconate on 12 Aprile 2008 by Saponetto

gsr.jpg …non siete mai stati apostrofati in siffatto modo? Beh, io sì.

C’è gente che insiste nell’esprimere pareri fuori luogo, o peggio nel prendersi la libertà di opinare sugli altrui gusti, un po’ come se noialtri si andasse in giro a direehi, ma come fai ad accompagnarti con quella ragazza lì? od anchema che razza di arredamento hai in casa? al nostro amico / amica che ci mostra la sua nuova fiamma o la sua abilità nell’arredar casa.

Ed invece c’è chi fa peggio… inconsapevoli del fatto che ad un motociclista si può toccare tutto meno che la propria moto, di qualsiasi tipo essa sia, l’insensibile ed insensato figuro ravana senza alcun riguardo negli altrui amori propri, infierendo con frasi del genereaah, quindi non fa neanche i 300… oppurepensavo avesse delle gomme più larghe o, quando è proprio in vena di far male a chi gli si trova intorno, proferendo:Boh, quel giornale diceva che ’sta moto è un polpo

Inutile dire che sotto simili bordate, in grado di affondare anche l’Amerigo Vespucci, l’amor proprio del Motociclista si trova di fronte ad un bivio:

a- soluzione costosa: spulciare i listini ed acquistare i modello più costoso ed esclusivo, anche se sa benissimo che è un cancellone micidiale che richiede la patente C per la sua conduzione.

b-soluzione economica: uccidere l’importuno con un colpo secco alla base del naso.

Ci sarebbe anche una terza possibilità, ovvero legare l’importuno sul sellino posteriore mentre voi vi esibite nel peggior campionario di nefandezze fattibile su strada, ma essendo l’indice di sopravvivenza troppo elevato sareste comunque costretti, in seconda istanza, a lobotomizzare il figuro, quindi lasciamo correre…

Comunque la sia voglia affrontare, la faccenda è seria se il parere non richiesto viene erogato quasi “privatamente”, con un sopracciglio inquisitore alzato il giusto per farci capire che abbiamo acquistato un bidone, ma diventa pericolosa se lo stesso parere viene improvvidamente profferto dinnanzi a testimoni, ben lieti di raccogliere siffatte perle di saggezza e redistribuirle per il comun sapere.

Nel modo più semplice ed immediato, il consiglio più ovvio è NEGARE SEMPRE!

“Ehi, è tuo quel cassonetto dell’immondizia parcheggiato quì fuori?” La risposta dovrà necessariamente essere “Eh? Nooo… pensa, io neanche vado in moto”…
anche se hai quel cavolo di casco appeso alla cintura…
Battute a parte, ci sono persone che si divertono un mondo nel pungolarti e la vera abilità è nel saperle riconoscere subito, così da poterle disinnescare con contromosse del genere Aaah, quella? Bah, è la moto di cortesia del concessionario, sai… ho la Brutale che sta facendo il tagliando e ne ho approfittato per farla kittare… nel frattempo uso questo motino… oppure, quasi francescanamente, E’ vero, mi hai scoperto… ho fregato la moto a mia moglie!

Su, confessate…quante volte vi siete trovati nel ruolo di vittime e quante nel ruolo di carnefici? Ah… così tante nel ruolo di carnefici? …Mmmm, deduco che tutti voi abbiate un BMWk1200LT per i giretti con la consorte ed una MV per i giretti montani con gli amici!

Noooo? ed allora, non so come dirvelo, ma… che cavolo di moto avete comprato? ;)

Si fa presto a dire “sesso”…

Posted in Picconate on 30 Marzo 2008 by Saponetto

cat18.jpg Tanti anni fa, quando avevo ancora tutti i miei capelli ed i livelli ormonali erano ancora prossimi al fuorigiri, avevo una piccola mania molto “borderline”…

Piombavo sul manifesto cone un gheppio, un astore o altro rapace a scelta e con un rapido colpo d’artiglio staccavo il cartellino multicolore che recitava stentoreamente la frase moralizzatrice ATTENZIONE: QUESTO E’ UN FILM HARDCORE!… SE SEI CONTRO NON VENIRE; NON E’ PER TE” liberando le provocanti pudenda improvvidamente celate per riconsegnarle gioiosamente alla vista degli astanti, oltremodo contenti di questo piccolo servizio sociale… e la mia massima soddisfazione, stranamente, non era il bearmi gli occhi dei panorami naturalistici riportati alla luce ma il collezionare decine, centinaia di questi cartellini accuratamente conservati dentro un faldone e comprovanti l’avvenuta violazione di una ridicola morale “anni ‘70” che allora a malapena accettava filmografie del genere “Giovannona Coscialunga”… figurarsi tali esplicite ginnastiche glandolari! :D

Molti anni sono passati da quei giocosi periodi adolescenziali.

Visti i sopra citati precedenti e con la complicità di una morale a dir poco vittoriana, ho incredibilmente acquisito un abito sessuale abbastanza normale, che in questi tempi di assoluto permissivismo e di negazione dello stereotipo di coppia “omologato” mi crea frequentemente occasioni di imbarazzo, soprattutto quando in compagnia di amici ed amiche molto, molto più disinvolti e disinibiti riguardo la materia sessuale, ricevo esplicite bordate sulla mia presunta inadeguatezza di costume”…

Ma cosa pretendono, questi impiccioni? Mica vado a dir loro “no, queste cose non stanno bene, ‘un si puote mica pomicià tra omini o tra fimmine”… ed allora perché insistono a farmelo notare, cribbio?

Dè, s’io fossi un Apollo del Belvedere potrei anche considerarlo un maldestro tentativo di abbordaggio ma essendosi la Natura impegnata parecchio nel trasformarmi in una moderna edizione del Dio Vulcano, ovvero una specie di elfo molto pelato, molto basso, molto tarchiato e molto peloso a cui piacciono le donne che vanno in moto sportiva, le forge per lavorare i metalli e gli ottimi vini dell’Olimpo, in tutta sincerità non capisco per quale motivo dovrei aggiornare le mie vedute… A voi va bene così, ed a me…invece pure! :D

Ne parlavo tempo fa con mia moglie in seguito ad una chiacchieratissima puntata di un famoso programma settimanale di intrattenimento in cui le correnti di pensiero in materia sessuale venivano eviscerate, esposte e messe a confronto per il divertimento (o il ludibrio…) dei telespettatori… perché si sente un così forte bisogno di esplicitare le proprie preferenze sessuali? No, l’outing non è di certo una questione di richiami d’amore o di specchietti per le allodole, è qualcosa di più deteriore e non funzionale al procacciarsi amicizie…

E’ qualcosa che non è attinente all’essere uomini o donne o all’avere preferenze omo, etero o mix-together, è una cosetta che personalmente trovo molto fastidiosa e che si estrinseca nell’ostentazione gratuita di una versione populistica dell’identità sessuale.

Non ho mai trovato alcuna differenza strutturale o formale tra il classico, obsoleto “machetto” stile anni ’60 che importuna le passanti con frasi improvvide e poco eleganti e gli show che molte “associazioni” di omo, etero, o fate-un–po’-voi-sessuali organizzano per accentrare l’attenzione dei media su di loro… sono entrambi eventi inopportuni in quanto mettono in berlina un elemento importante della nostra vita personale e sociale che, per sua stessa natura, non dovrebbe avere alcuna necessità di essere esposto, pubblicizzato o strumentalizzato rientrando a pienissimo diritto nel campo delle intangibili ed inopinabili libertà personali.

Allo stesso modo non ho mai sopportato il mercato del sesso in tutte le sue forme, perché oltre l’immonda pratica della schiavitù sessuale, un abominio in qualsivoglia forma essa si applichi, esso ingenera una immagine del maschio che, egoisticamente parlando, non mi compete né tantomeno accetto reputandola riduttiva ed irrispettosa di tutte le cose che porto nel mio animo.

Non voglio essere “usato” o “omologato” glandolarmente per il solo fatto di essere maschio, e non mi va di essere guardato con sospetto o pregiudizio per il solo fatto di essere dotato di una “propaggine riproduttiva esterna”.

La percepisco come una violazione della mia libertà.

Giocare con gli altrui livelli ormonali non è, come cercano di spacciarlo, una specie di “servizio alla nazione”, è solo l’affermazione proterva del fatto che essere nati maschi debba insindacabilmente comportare l’obbligo di recitare una parte in uno show che è passato di moda nell’attimo stesso in cui la necessità di ripopolare il pianeta è venuta meno.

Vale a dire, circa qualche secolo fa… ;)

Quindi divertitevi, godete della vostra reciproca presenza qualsivoglia preferenza voi abbiate, ma abbiate almeno il buon gusto di non imporre le vostre necessità a chi vi circonda.

Ridurreste semplicemente una cosa bellissima e piacevole ad un oggetto di basso merchandising, come gli occhi tristi delle ragazze da night.

E crescete un pochino, checcavolo… :(

Sto diventando modaiolo!

Posted in Picconate on 2 Dicembre 2007 by Saponetto

cat18.jpg Sono passato indenne (o quasi) attraverso l’adolescenza, non mi sono sballato né ho ecceduto in vizi e stravizi (vabbè, qualche tazza di Chianti fuori ordinanza ma nulla di più…), sono cresciuto e sono entrato nella società, ho messo su famiglia e credo di essere ritenuto dai più una persona rispettabile o giù di lì, coltivo i miei piccoli ed innocenti hobby, pratico l’aeromodellismo, colleziono teste disseccate di pigmei, coltivo alcune piante carnivore in mansarda, leggo libri di arti esoteriche ed ascolto musica classica ma da un po’ di tempo c’è qualcosa che turba la mia pace interiore…E’ qualcosa di vizioso e lascivo che si agita dentro di me e che si ravviva ogni volta che mi avvicino ad un negozio di accessoristica o abbigliamento per moto, che mi spinge ad abbonarmi a certe lussuriose riviste di bike-style e da un po’ di tempo mi fa considerare come motociclette anche certi “cosi” americani a cui pensavo non mi sarei mai avvicinato troppo per non correre il rischio di beccare qualche schizzo d’olio proiettato da un motore con qualche guarnizione lesionata dalle vibrazioni…
All’inizio non ci facevo caso, lo ammetto… pensavo fosse soltanto uno dei periodici sconvolgimenti emozionali a cui, chi più chi meno, tutti noi andiamo incontro durante le varie fasi della nostra vita e pertanto non gli ho dato più peso del dovuto, però ormai la faccenda sta divenendo fin troppo seria…

Seguo sulle riviste del settore le recensioni sui capi di abbigliamento più “in”, guardo con voluttà i caschi con le serigrafie più in voga e gli occhiali con la “griffe” più richiesta, ed ormai osservo con malcelato piacere le cromature di queste cosacce su due ruote che alcuni insistono a chiamare “moto” ed ormai temo che questo diffuso malessere possa evolvere in qualcosa di ben più temibile…

…Sto diventando modaiolo…

Quel che mi lascia completamente basito è che NON SO in quale occasione possa aver contratto ‘sto contagio… non frequento abitualmente gente che gira in Harley, Bmw o Triumph, sono molto attento ad applicare una politica di “understatement” ad oltranza nel mio look che mi fa spesso apparire come un clochard non troppo male in arnese, uso i guanti per almeno tre stagioni senza particolari complessi per il fatto che appaiano lisi o sbrindellati, ed in pratica li cambio quando i buchi sono così estesi da impedirne l’uso invernale e non un attimo prima… anche perché come spesso dico, “fa vissuto”…

Ed invece, guarda un po’ cosa mi doveva capitare… acquisto una giubba al bimestre, ed ormai “tactel, pelle, cordura, alcantara e kevlar” sono dei mantra che ripeto ossessivamente mentre carezzo perversamente le nocche in carbonio del paio di guanti che mi è rimasto attaccato alle mani durante l’ultimo giro presso il mio pusher di articoli motociclistici…
Stivali, neanche a parlarne… un paio di ogni marchio, sennò qualcuno può dire che sono di parte, e caschi a profusione… integrali, jet, demi-jet e compound, uno per ogni giorno della settimana, accessori di ogni tipo, giungo addirittura ad acquistare improponibili covers in denim per il casco che, per qualche oscuro gioco ormonale, mi appaiono adesso bellissime… e c’è mia moglie che mi guarda
ormai preoccupata, fortemente combattuta tra il desiderio di proteggere il bilancio familiare passando in banca per farmi ritirare la firma congiunta e quello, più sofferto, di richiedere alla locale ASL un trattamento sanitario obbligatorio per tentare di farmi riguadagnare la perduta sanità mentale…Che problema… e la cosa peggiore è che ne sono conscio!
Avverto il conflitto tra una parte ancora razionale che inorridisce ogni qual volta acquisto corbellerie e l’altra che fattasi forte di questo mio momento di estrema debolezza interiore, non fa che inondarmi le meningi di “che bello, che bello” provocando emissioni di saliva non controllabili… non riesco a fermarmi, vedo già avvicinarsi il bivio che segnerà una volta e per sempre il mio futuro motociclistico!

Lontano, in fondo ad una delle due vie, mi vedo seduto su un BMW GS1200 full-optional con giubba, casco e guanti griffati, navigatore Garmin per arrivare al bar e Bluetooth acceso per parlare con mammà… bello, alto, abbronzato ed addirittura con una folta chioma!
Ah, quale benefico effetto genera l’essere modaioli!

Girando lo sguardo, in fondo all’altra via mi vedo seduto su una Harley FatBob con Kit Screaming Eagle, filtro Kuryalkin, casco “scodellato” Bell e gilet multicolore in pelle, egualmente bello, alto, abbronzato ed anche in questo caso con la folta chioma!… ma non lo avevo già detto?

Insomma, altro che bivio… in realtà non c’è proprio scelta!

In entrambi i casi dovrei divenire bello, alto, abbronzato ed addirittura con una folta chioma, ed essendo notoriamente ipotricotico (pelato…) mi troverei a dover gestire una immagine non veritiera e poco pertinente alle due fisionomie modaiole più diffuse.

Ed allora?… allora basta modaiolo, basta Vogue Moto, basta frangette e manopole cromate, basta accessori alla tedesca, e torniamo alla moto pura e dura… nessun rischio di collasso bancario (quasi…) ed una sobrietà di look decisamente francescana mi apriranno di nuovo la strada verso la salute mentale… :D

Ho montato un navigatore…

Posted in Picconate on 29 Novembre 2007 by Saponetto

cat18.jpg   Peste e corna…

Me ne stanno dicendo di tutti i colori, mi bollano come “impedito”, dicono che ormai son buono solo per il triciclo o,  peggio ancora, che “se non son più buono a trovare la strada, è il caso che mollo la moto e inizio a girare in autobus”… ma che ci posso fare se mi piacciono i gadgets tecnologici ?

Sì, lo confesso, ho acquistato un navigatore satellitare… devo tagliarmi la testa?…
Mi solletica l’idea di un aggancio costante, sicuro e sempre disponibile a dirti “ciao, adesso ti trovi qui”… però ho i complessi di colpa.
Da un certo punto di vista non dovrei pormi questo problema, tanto prima usavo la cartina e facevo il punto ad ogni incrocio, adesso mi fermo o rallento lo stesso all’incrocio e leggo sul display il punto navigazione, però sento egualmente che sto commettendo un peccato e mi sento sporco… ;)

Mi sembra quasi di violare l’essenza del viaggio avventuroso in cui l’unico obiettivo era arrivare, sacrificando ad esso ogni comodità riempiendo la borsa da serbatoio di cartine, bussole, gnomoni e sestanti che manco Vasco da Gama e Cristoforo Colombo messi assieme ne avevano tanti, rimpiazzandolo con un obiettivo moralmente più modesto ma decisamente più divertente…viaggiare e divertirsi, che tanto l’arrivo è assicurato.

Credo di aver trovato un buon compromesso che mi aiuta a non soffrire troppo quando la voce guida mi avvisa sensualmente che tra trecento metri dovrei girare a sinistra… metto il navigatore nella finestra trasparente della borsa da serbatoio, proprio dove in precedenza tenevo la cartina…

Cavolo, però devo dirlo… è comodo!
Pur non avendo ancora vinto del tutto la diffidenza verso un sistema che magicamente ti guida con tutta la precisione che il suo chipset Sirfstar III è in grado di darti, devo proprio dire che è bello e rassicurante sapere che è lì anche se non lo tieni acceso, piccolo e discreto nel tuo marsupio o nello zaino,  pronto a tirarti d’impaccio in situazioni “complicate” o, più semplicemente, quando ha solo urgenza di arrivare a destinazione. Tecnicamente non mi sono mai posto grossi problemi … prediligo da sempre i palmari ai sistemi stand-alone delle varie case, tutti sempre un po’ troppo ingombranti e con richieste di energia davvero esose… al momento uso un Acer N311, piccino, piattissimo, accoppiato ad un software di navigazione MioMap V3.3 che garantisce grande precisione a tante ore di autonomia… potrei portarlo nel taschino della camicia senza accorgertene, ed affidarmi alla sola voce guida che mi parla melliflua attraverso il Bluetooth nel casco…


Però il fascino del display che scorre sotto i miei occhi come la strada sotto le ruote, unito al vedere il cursore che mi rappresenta in questo universo traslato, ha un peso preponderante nell’esperienza della guida assistita.

L’aver preso in fiera un catalogo di quasi mille pagine del noto produttore di supporti per sistemi di navigazione on-bike Touratech mi ha inoltre chiarificato che c’è con ogni evidenza una precisa esigenza psicologica di avere la chiara visualizzazione di se, ed il traslare gestalticamente il proprio essere all’interno di questa matrice digitale rappresentata sul display comporta una caduta di tensione emotiva che si materializza da un lato in un maggior piacere di guida conseguente alla sicurezza di marcia, e dall’altro, come nel mio nefasto caso, in una sottile insoddisfazione che mi spinge a cercare palmari con display sempre più grandi e performanti, nell’evidente tentativo di riguadagnare l’ ”effetto cartina” e placare i miei complessi di colpa…

Tornando brevemente ai miei detrattori, proprio quelli che mi bollano come “impedito” alla guida, li trovo stranamente sempre davanti agli stand in cui sono in esposizione navigatori di ogni forma, foggia e fattura che occhieggiano ammiccanti come sirene omeriche lasciando attoniti tutti coloro che,  ipnoticamente bloccati dinnanzi ai loro display multicolori, ancora pensano che avvenga una specie di intervento magico o soprannaturale a causare l’apparizione della cartina con su un puntino che dice, rassicurante, “tranquilli, siete qui”… :D

La cambio o la personalizzo?

Posted in Picconate on 5 Novembre 2007 by Saponetto

cat18.jpg   L’eterno problema… ti impegni, fai straordinari a rotta di collo, salti i pasti e riduci il riscaldamento domestico, risparmi sull’abbigliamento a tal punto che uscendo di casa per recarti a lavoro vieni sistematicamente agganciato da qualche volentario della Caritas che ti invita presso la più vicina sede, vendi le tue collezioni di Topolino che da trenta e più anni conservi come fossero incunaboli, tutto pur di risparmiare quel tanto di soldini che basta a garantirti l’acquisto di una nuova cavalcatura e poterti affrancare dalla pressione psicologica della moto anzianotta… è un attimo delicato quello in cui ti rechi in concessionaria, la vedi, il concessionario sorridendo ti asciuga la saliva dal lato della bocca, firmi e paghi, torni a casa felice come una pasqua, spegni il motore, levi la chiave dal quadro e……Un attimo dopo, la moto è già vecchia…Non serve guardare i listini per leggere dati confortanti sul valore dell’usato, né ti aiutano le melliflue voci che ti sussurrano che la tua motina croccante non è ancora nel listino degli usati, lo sai…sei vittima del Morbo.
Non serve scrutare le altrui targhe per valutare la differenza numerica con la tua al fine di vedere di quanti giorni la tua cavalcatura sia divenuta “vissuta”, lo sai… sei proprio vittima del Morbo.
Non serve che giri nervosamente per le concessionarie guardando con occhio vitreo chi firma contratti o, se davvero vuoi farti male, chi ritira la motina nuova, e tu sei lì che osservi invidioso quello stato estatico che sai a te precluso… e per l’ennesima volta lo sai, …sei senza dubbio vittima del Morbo.

…Il Morbo della Moto Vecchia, ovviamente…

Questa tremenda affezione toglie l’appetito, sia alimentare che sessuale, e fa sì che la casa si riempia di depliants posti nei punti strategici di casa, ovvero
-vicino al water closet per consultazioni religiosamente concentrate,
-sul tavolino in sala per l’ostentazione strategica in accompagnamento alle riviste più patinate del settore, finalizzata all’ottenimento del beneplacet all’acquisto da parte di: ragazza, genitori, vicino di casa in visita natalizia, postino che consegna una raccomandata o vu’cumprà del momento, oppure nei casi più estremi …
-nel posto letto dell’amata compagna che in queste circostanze è libera di percuotere con violenza il povero neuroleso, ed aggiungerei anche che lo fa a ragion veduta …

La diagnosi è sempre infausta, e senza scomodare il Dr. House direi che ci sono due correnti di pensiero dominanti riguardo le possibili cure…

La prima, prediletta dai più esosi, viene somministrata da volenterosi concessionari ed è decisamente costosetta, consistendo in nulla più che cambiare la moto al massimo ogni sei mesi.
Molto satisfatoria, (per il concessionario, soprattutto…) è particolarmente consigliata nei casi di trentaquattrenni scapoli e figli unici, e mostra picchi di remissione prossimi al 100% per coloro che all’interno di questa particolare eziologia beneficiano di ricche donazioni da parte di genitori e/o parenti, unicamente spinti dalla voglia di vedere questo noioso scempiattone allontanarsi e smetterla una buona volta di importunarli, visto che soffrendo di sindrome di Peter Pan conclamata non vuole crescere né tantomeno metter su famiglia come fanno tutte le persone serie… :D

La seconda terapia dicono costi decisamente meno, tant’è che viene spesso suggerita a coloro che versano in economie non floridissime ma che non riescono a sopportare i dolori che il Morbo causa ai loro cuori… a suo favore c’è da dire che è in effetti piuttosto efficace, se non si considera il suo principale effetto collaterale… dà dipendenza!

E’ la famigerata terapia del Dr.Custom, un laido individuo che ha fatto la sua fortuna proponendo la sua soluzione finale composta di parti speciali a gogò, di kit che moltiplicano per tre i cavalli vapore mixati con set di sospensioni race-proven di assoluta efficacia e naturalmente, in caso di recidiva del morbo, applicando in situ l’intero pacchetto di sostituzione infrastrutture e plastiche, con cui si debella una volta per tutte il germe nefando… almeno stando a quel che dice il depliant del Dr. Custom e comunque per un periodo garantito di non oltre sette-otto mesi dall’installazione…

All’inizio è molto, molto abbordabile, si inizia sempre col portatarga, un grande classico del “poca spesa, tanta resa”, magari accompagnandolo con un bel parabrezzino fumè che sta di un bello lì sul faro… questo primo step è abbastanza efficace, non è certo nulla di definitivo ma riduce sensibilmente i sintomi del Morbo fornendo allo sventurato paziente il tempo tecnico per poter meglio analizzare il problema e decidere come affrontare la terapia, garantendo nel contempo qualche sera di tranquillità da passare in garage, palpando voluttuosamente l’accessoristica appena montata al fine di allontare l’aura di vecchiaia dal motacchione proferendo, in un tipico rituale mantrico, frasi inneggianti al quanto sia bello avere una moto solo tua, fatta a tua immagine, e via dicendo…

In realtà tutti sanno che è una iniezione di analgesico e nulla più… buon effetto ma scarsa durata della copertura antibiotica, soprattutto se si tratta dei primi “aggiornamenti”… tant’è che si torna rapidamente a sperimentare la sintomatologia iniziale…
Il passo successivo è spesso il copriradiatore in alluminio, più efficace se accompagnato da una sapiente tinteggiatura delle ali del radiatore anche se ha una durata davvero esigua, tanto che per prolungarne l’effetto viene normalmente proposto con il kit coperchi in magnesio o, per chi vuole strafare, in fibra di carbonio.

Assai poco amata, strano a dirsi, è l’applicazione dei “funghetti”, amabili paratelaio che fanno tanto “sicurezza passiva” per chi ne riconosce il valore ma sono spesso invisi dai più, essendo funestati dalla strana fama di essere articoli “menarogna”, ovvero facilitanti l’impatto con l’asfalto… ovviamente si tratta di leggende metropolitane e nulla più, ma occorrerà ancora molto tempo perchè si possano vedere set di paratelaio inseriti d’ufficio nella farmacopea ufficiale per il Morbo della Moto Vecchia.

Da questo punto in avanti la terapia entra nelle sue fasi terminali, con un drammatico incremento dei costi terapeutici e soprattutto una evidente riduzione dei periodi di latenza tra un intervento e l’altro… Parafanghi in carbonio, tubi freni in acciaio ed ergal, kit forcelle e mono WP, centraline PCIII con filtro e scaricozzo Yoshi, è un rincorrersi di acquisti su eBay, lavori di installazione in officina, modifiche “personali” ed orridi confronti tra le moto nelle copertine e la propria, in un pietoso parossismo che giunge al suo infausto esito, sempre…

“Uè, ma sei scemo? Hai speso più di 5200 Euro di accessori e modifiche su ’sta povera moto? Macchè personalizzazione, tiè, gnocco, guarda qua che con 3700 Euro ti portavi a casa questa, con 4200 quest’altra che fa proprio paura, e con soli …”

Il dramma è ormai al suo epilogo… una volta cacciato di casa l’amico eccessivamente sincero (meno male che ce ne sono ancora abbastanza in giro…) ed osservata per una mezz’ora la moto stracarica di orpelli ormai inutili, subentra l’amara consapevolezza della non curabilità e dell’ inevitabile infausto esito e, in solitudine, inizia un pianto isterico accompagnato da gridolini che oltre a richiamare parenti, amici e vicini di casa da tempo preoccupati per la tua salute mentale, rappresenta da sempre il più classico dei segnali di “apertura cassa” per tutti i concessionari di zona, ormai ben preparati a riconoscere a prima vista chi è appena passato attraverso l’inferno della personalizzazione estrema… :D

Assaggiare l’Asfalto…

Posted in Picconate on 31 Ottobre 2007 by Saponetto

cat18.jpg  A meno che non si tratti di estimatori del supermotard che vivono normalmente ben oltre il limite di aderenza dei loro pneumatici,  questo è uno di quegli argomenti che per default non si dovrebbe trattare… E’ un po’ come parlar di corda in casa dell’impiccato.

Quando capita di affrontarlo alcuni di noi cercano di cambiar discorso, altri più discreti raggiungono la tasca più vicina per sfregare le preziose “orchidee” sistemate nei dintorni, altri apertamente esorcistici affrontano il discorso in modo altero e distaccato citando i coefficienti di aderenza delle proprie gomme e sentendosi quasi offesi dall’argomento trattato, altri ancora carezzano nervosamente il proprio talismano preferito ma tutti,  indistintamente, sanno che la dura Legge dell’Asfalto punisce senza pietà chi non si adegua ad essa.

Il cornetto portafortuna, la zampa di lepre attaccata al manubrio, il talismano di nonna, ma anche la gomma più performante e l’assetto ultrasoft da bagnato sembrano impotenti a combattere il brecciolino traditore, la brina nefasta, la scia di nafta generosamente distribuita dall’ Autocisterna del Destino o, in certi casi di estrema esaltazione degna dei martiri protocristiani nelle arene, la totale ed irrecuperabile perdita di aderenza di entrambi i pneumatici quando, come noialtri usiamo dire, “ci si dà dentro al massimo”…

Che si tratti di ruvido asfalto da pista o di una semplice rotonda umidiccia siamo tutti chiamati a confrontarci con questo demone nero che ogni giorno la Strada della Vita ci pone davanti, e l’impegno richiestoci nel fronteggiarlo è tale che sudiamo copiosamente anche in pieno inverno, quando ci vediamo chiamati improvvisamente e senza possibilità di procrastina a rinnovare il nostro voto sudditizio a questa legge a cui sembra non esservi scampo…

Ed allora cosa fare, se non prenderla con filosofia?
Beh, ad esempio si potrebbe andar pianino quando l’umido mattutino rende l’asfalto una specie di guazzetto mal condito, però alla lunga uno si stanca e passa allo scooterino o, in casi più gravi, al mezzo pubblico… oppure si potrebbero allungare i duomi dei funghi paratelaio di qualche centimetro (almeno una ventina, in pratica ottenendo delle rotelle…) e magari posizionare qualche protezioncina bella resistente nei punti sensibili, ad esempio il codone, la forcella, il forcellone, i carters, le tubazioni, etc… trasformando di fatto uno snello GSR 600 in un Guzzone Quota 1000 a Carburatori con annesso kit “Panzer” di protezione perimetrale in tubi di acciaio inox 18/10, e chi come il sottoscritto ha rischiato un’ernia nel semplice tentativo di sollevarlo dal cavalletto laterale sa bene di cosa parlo… :(

Ci sono comunque tipologie motociclistiche che appaiono meno soggette al Bacio dell’Asfalto… i Customari ad esempio ritengono di essere fisiologicamente immuni dagli scivoloni, probabilmente perché con le loro selle a meno di 60 cm dal suolo hanno una percezione del danno riportabile decisamente ridotta (è il noto effetto “chiappa a terra”) rispetto ad una maxi enduro con assetto “desert ready” ed una sella a 115 cm da terra, dal cui ponte di comando si vede l’asfalto scorrere ad una distanza tale che occorre rubare gli stivali di Gene Simmons dei Kiss per poterlo raggiungere, almeno con la punta…

Qualcuno mi dirà che “fa parte del gioco”, o che è “inevitabile come i brufoli sul viso di un  quattordicenne”…certamente, però dovendo scherzarci sopra mi sento in dovere di obiettare che seppure anche la vita stessa sia dichiarata una malattia a trasmissione sessuale con indice di mortalità pari al 100%, sembra che finora nessuno abbia mostrato intenzione di lasciarle compiere il suo naturale decorso senza prendere qualche precauzione utile ad allungarlo a dovere… e non è una questione di fede, credetemi… all’epoca mi ero pressochè convinto che essendoci un intertempo statistico di circa sei o sette anni tra una scivolata seria e l’altra bastasse semplicemente cambiare la moto prima dell’incorrere di questa scadenza… Ridevo spesso, ma ancor più spesso avevo i pantaloni strappati ed i glutei abrasi…

Colto da un crollo di fede e prostrato dalle spese per l’ abbigliamento e per i pezzi di ricambio ho mollato questa religione farlocca e mi sono dedicato a rimedi più efficaci… da allora uso con soddisfazione il famoso “stile felpato” di joebariana memoria, ben affinato con il mio leggendario FJ,  ed a parte qualche innocuo “svarione” all’uscita delle curve più ostiche posso dire di essere ragionevolmente sicuro di rimanere in piedi.

Applicare questa disciplina amplia di parecchio il raggio di azione della tua moto e moltiplica le soddisfazioni derivanti dall’utilizzo esaustivo, però come controparte dispensa a piene mani molto stress ed alla fine ti ritrovi spesso a guidare una supertourer sulle pedane come fosse una esile moto da trial, nel tentativo di contenere al massimo i pericolosi trasferimenti di carico in caso di una inevitabile staccata sull’umido… con il risultato che rimani in piedi, sì, ma il giorno dopo questa grande performance acrobatica ti ritrovi con i tendini dei polpacci massacrati e con i glutei stirati per eccessiva tensione muscolare… :(

Vorrei poter dire,  soprattutto a me stesso, che c’è una magica panacea che curi definitivamente le perdite di aderenza e che soprattutto immunizzi pilota e motociclo da ogni contatto indesiderato con l’asfalto, ma al momento non c’è, almeno rimanendo nell’ambito delle due ruote… se siete disposti ad aggiungerne -almeno- una, il raggio di scelte commerciali si amplia notevolmente…
Venghino siori venghino... Tre ruote di sicurezza assoluta, pubblicizzate come foriere di funambolismi sul bagnato assolutamente incredibili ed il tutto condito con artifizi tecnologici atti ad eliminare anche la necessità del mettere il piedino a terra alle fermate, quell’ultimo atto ancestrale che da sempre costituisce un richiamo al mitologico Anteo, che riprendeva forza grazie al contatto con la terra…

Ok, tutto chiaro parliamo dell’Ape rovesciata, vero? No, grazie, non interessa… ma volendo, anche quattro ruote fanno allo scopo… già, ed un bel quad?

Gran motore, si derapa e si piega lo stesso, niente piede a terra al semaforo, se ci “dai dentro” si fanno lo stesso le “penne”  e ti  passa una volta per tutte ogni timore di scivolata… eppoi, c’è ancora il manubrio! L’onore è salvo… :)

Basta metterci su due specchietti in carbonio,  uno scaricozzo tonante, fare l’ assetto racing… oh, è quasi come avere due GSX-R attaccate, nevvero? … OK, d’accordo, avete ragione, ho capito… queste non sono più moto, ma il fine giustificherà o no il mezzo?…

No? …E allora usate la vettura quando diluvia,  brutti incontentabili che non siete altro… ! :D

Mi hanno detto che alla mia età dovrei lasciar perdere…

Posted in Picconate on 28 Ottobre 2007 by Saponetto

.cat7.jpg  .. Ed ormai accade quasi ogni giorno…

Parto da casa, giubba in pellazza nera, casco integrale Dainese nero, guanti neri, stivali neri, moto nera con copriserbatoio nero, sguardo rapace… e c’è sempre la vicina che mi guarda passare e mi sfodera il suo sguardo a metà tra il compassionevole e l’inorridito…

” ’stu povero guaglione, a ll’età sua ancora su’ss’ affare… Ma pecchè, pecchè” ?…

Vabbè, in fondo me lo dicono anche in ufficio… “I capelli li hai “finiti” da un pezzo, c’hai la panza da commenda (…ma de che?…una volta, forse…) fai un lavoro che richiede una immagine di serietà… ecco, forse dovresti mollare ‘sto trespolo su cui ti muovi, chessò, ‘un te potresti comprà un SUV, o ‘na cosa simile che te diverti lo stesso?”

Li guardo con l’occhio compassionevole dell’iniziato che dall’alto della sua missione interiore osserva i popolani, e replico soave … “ma voialtri avete una idea del cosa sia per me il, ehm…divertimento che questo trespolo mi dispensa?”

Mi guardano con gli occhi straniti e si scambiano occhiate per capire se almeno uno di loro ha decodificato le mie parole, ma se non sei in sella, sei out… non possono capire, pertanto rispiego il concetto in una lingua a loro comprensibile…
“S’io fossi Celentano direi che la moto è rock, se fossi Enrico Fermi direi che è una bomba atomica, se fossi Dante la chiamerei Beatrice… S’io fossi Boccaccio… bah, fermiamoci qui, già immagino la sovrapposizione di scarichi aperti e vulve”…!
Sghignazzano, e salutandomi fanno uno strano gesto, qualcosa tipo un dito battuto contro la tempia… chissà cosa vorrà dire…

Certo, il muro dei 40 anni appare spesso nell’inconscio collettivo come una specie di moloch, o peggio un erto scoglio contro cui i sogni e le aspettative giovanili sembrano destinati ad infrangersi per affondare nell’aspro mare della vita…
Ma se davvero così fosse, un tranquillo quarantacinquenne dovrebbe ritenersi ormai fuori da ogni gioco ed inevitabilmente destinato ad una triste mezz’età senza svaghi e senza soddisfazioni, a parte quelle “omologate” per questo periodo della vita, pertanto robetta senza significato tipo una Mercedes SLR croccante in garage, una bella amante etiope, un conto in banca a nove zeri, una gita in panfilo a Montecarlo… sapete, queste cosette noiosissime e ben lontane da quei grandi valori che sono a noi tanto cari…
Volete mettere l’avventura vissuta con gli amici, il giro di grappa su un passo montano ormai ampiamente sottozero, la notte insonne passata nel garage mentre cercate di rimontare la maledetta pinza del freno che non ne vuol sapere di rientrare, lo sguardo strabico di una BMW K1200R che vi occhieggia vogliosa dal salotto, il non saper scegliere il colore della cravatta per fare pendant con il serbatoio dell’ Harley XL1200R che avete appena acquistato, l’andare a far shopping con una KTM Superduke R ed accorgersi sempre un attimo troppo tardi che la scatolona da 6 bottiglie di Bacardi non entra proprio nel sottosella (quale?…) o, peggio del peggio, sostenere lo sguardo schifato del barista quando gli dite che usate una GSX-R 1000 ufficiale “pronto gara” solamente per raggiungere il bar?


… Aaah, questa è vera vita!

Ovviamente scherzo però siamo ormai in parecchi, tra noi “motardoni”, a doverci confrontare quotidianamente con l’impietoso calendario, anche se non ancora al punto da dover lottare con le rughette sotto il collo o con le temibili zampe di gallina che nonostante qualche amica pietosa insista a definirle “fascinose”, non appena giri l’angolo e sei lontano da sguardi indiscreti ti buttano giù il morale peggio di una raffica di Negroni presi di primissimo mattino…

E non possiamo certo ignorare quei “cigolii” al ginocchio che si fanno sempre più insistenti fino al punto che nonostante tutti i tuoi sforzi per essere silente, svegli sistematicamente la tua dolce metà semplicemente scendendo dal letto producendo un “CREEEAK” degno di un film horror di quart’ordine…
O vogliamo tralasciare la tua amata cervicale, un gentile ricordino di quando giravi d’inverno a -4 °C in scooter vestito solo della tua t-shirt con i Led Zeppelin stampati sopra, dicendo che “tanto a me non succede nulla” e che adesso, per legge di contrappasso, ti duole a tal punto che non riesci a tirare la leva del freno senza lacrimare copiosamente…

Non c’è da scherzare, sono segnali chiari, magari non di vecchiaia incipiente ma di certo sono indicativi del fatto che si dovrebbe iniziare ad avere un po’ più di attenzione e di rispetto per sé stessi… Cosa fare, quindi, a parte regalarsi un bel mesetto in una beauty farm ed “intonacarsi” di crema superidratante a base di acido ialuronico antirughe, naturalmente da ricoprire accuratamente con una abbondante “mano” di cera al silicone della RallyCarnauba, da lungo tempo consociata della Arexons-Roc?
Bah, io insisto sempre sul fatto che se per obbligo contrattuale con il Padreterno siamo costretti ad invecchiare, nessuno tuttavia ci vieta di farlo nel modo migliore, ovvero restando al nostro “peak performance” il più a lungo possibile…

Un pò di moto (a piedi, cosa pensavate?…), alimentazione razionale, buone compagnie e soprattutto stimoli emotivi fino all’overdose… e cosa c’è di meglio del nostro amato motociclettone per rifornirci quotidianamente di tutta l’adrenalina necessaria per rimanere giovani e pimpanti almeno fino ai 130 anni?

Come? Ah, già… me ne dimentico sempre… sesso!:D
Non so se tra dieci o venti anni sarò ancora in sella… lo spero fortemente, ma so di certo che se lo sarò avrò magari qualche ruga in più sul viso ma dentro sarò ancora lo stesso ragazzino ultraquarantenne di oggi…

Mi scappa una citazione inventata or ora di sana pianta…

Come recita la Prima Legge dei Motociclisti Arrugginiti, “Se proprio devi cigolare cigola pure, ma cigola alla grande!” :D

La paura del tagliando… ovvero, e adesso cosa faccio?

Posted in Picconate on 28 Ottobre 2007 by Saponetto

cat8.jpg  Un periodo di grande tensione attanaglia periodicamente i cuori di tutti quei motociclisti che “acquistano nuovo” o “sotto garanzia della Casa”… Si preannuncia in alcuni casi con il lampeggiar molesto di un led sul cockpit, in altri casi con un aperto invito sul display di mezzi più sofisticati oppure, in modelli più spartani e/o retrò, con l’apparire sull’odometro della cifra critica…

E l’ora del Tagliando Mannaro!

Alcuni motociclisti più versati per il fai da te oppure del tutto menefreghisti delle clausole di garanzia si trincerano dietro la frase “ la mia moto non la tocca nessuno al di fuori di me”, si armano di chiavi, olio motore , filtri, candele, grassi di varia densità, fluidi DOT 3, 4, e 5, guanti da lavoro, Bibbia e S.S. Rosario ed iniziano le attività preferibilmente di sabato mattina, prestissimo così se gli serve qualcosa di urgente hanno il tempo di andare a comprarlo…
La prima vite “spannata” sul tappo del serbatoio dell’olio freni causa frequentemente la rapida e prematura fine della Bibbia e del suo sacro contenuto con annesso S.S. Rosario, ma la grande esperienza operativa maturata nel fare a pezzi le moto di vari avventori ed amici inconsapevolmente circuìti dalla rassicurante frase “tranquillo, lo facciamo in un attimo nel mio garage” fa superare di slancio queste piccole difficoltà, almeno finchè uno sguardo all’orologio rende drammaticamente evidente il fatto che l’ora di pranzo è passata da un pezzo ed il lavoro è ancora fermo alla rimozione del serbatoio… uno sguardo alla moto mezza aperta, un altro all’orologio e subito il panico si impadronisce del malcapitato che a questo punto può solo chiedersi… “ Riuscirò a finire tutto per domenica sera?”…
Altri meno attrezzati o con minore disponibilità temporale, oppure più semplicemente con minore voglia di ammattirsi o di sporcarsi le mani, prendono il cellulare e chiamano il concessionario per prenotare il tagliando.
Semplice nevvero? … invece no… L’attimo successivo al chiudere la linea e rimettere il telefono nella sua custodia è sempre testimone di uno strano fenomeno… un tremor diffuso associato alla lacrimazione spontanea, frequentemente del solo occhio sinistro, accompagnata da frasi sconnesse del genere “Mio Dio cosa ho fatto…” od anche “Ed ora cosa faranno alla mia povera moto…” che tradiscono il travaglio interiore che da questo momento in avanti non lascerà riposare il motociclardo fino al momento in cui il meccanico riconsegnerà il beneamato mezzo nelle sue manine tremule …

Altri, statisticamente da ricercare tra gli spin-off di queste due precedenti categorie dominanti, sono quelli che a detta loro “gestiscono in modo intelligente il chilometraggio”… in realtà sono degli asceti sado-maso che pur di risparmiare alla moto (ed a se stessi) lo stress da tagliando si sottopongono ad una terribile disciplina mentale che porta i loro odometri a fermarsi sistematicamente ai 999,9 Km percorsi, nonchè a muoversi da quel momento in avanti con mezzi di fortuna quali skateboards, rollerblades, pogosticks e similari… pensate, addirittura le autovetture, evitando tuttavia con cura le biciclette perché ricordando troppo la moto lasciata ferma in stato di ibernazione causerebbero scompensi emotivi poco controllabili…

Sono ovviamente i contatti preferiti dai sempre numerosi avventori alla ricerca dell’ ”ottimo usato, condizione da vetrina, qualsiasi prova” visto che dopo alcuni mesi di questa tortura psicologica (s)vendono la moto a prezzi ridicoli pur di liberarsi dalla sofferenza di vederla ferma in garage al solito, insuperabile chilometraggio di 999,9 Km. …Sono pazzi.
Seppur con seri ritardi e tantissimi tentennamenti il tagliando viene comunque molto spesso fatto dal concessionario, anche se a volte con preoccupanti discese verso il ridicolo…

E’ ormai cronaca il rapporto di servizio del meccanico di una nota concessionaria locale che durante l’esecuzione di un tagliando, all’atto di sollevare il serbatoio per cambiare le candele ed il filtro dell’aria si è trovato davanti un filo di ferro con fac-simile di piombo ministeriale e targhettino di inviolabilità firmata dal proprietario… più banalmente ci sono diversi rapporti di servizio che riportano la presenza di misteriosi geroglifici simili a quelli spesso incisi sui citofoni ed usualmente attribuiti ai topi di appartamento.
Questi glifi sono tuttavia eseguiti su candele, filtri, tubi della benza e genericamente su tutte le parti asportabili usualmente coinvolte nell’ esecuzione del tagliando.
E’ precisa opinione degli inquirenti che questa arcana simbologia sia utilizzata per avere conferma (o smentita) dell’avvenuta sostituzione delle suddette parti asportabili… Urca, manco fossero i ragazzi di C.S.I. …!

Il parossismo del “terrore da tagliando” viene comunque raggiunto alla riconsegna, quando si passa in rassegna la moto con lo scanner laser alla ricerca della più piccola traccia di graffi sulla vernice o peggio di una bozza sul serbatoio ben mimetizzata dalla penombra del locale, e nei casi più gravi (orrore, orrore…) il terribile graffio sullo stelo della forcella che invalida definitivamente la moto e getta nello sconforto più nero il cliente… e restiamo volutamente nel generale per evitare di turbare le coscienze…

Scendendo nuovamente nei casi “live” citiamo cosa accade in diverse concessionarie di un noto brand statunitense all’ atto della riconsegna del cavallo… Chi li conosce per ragion di marchio e li frequenta se ne è ormai fatto una ragione, però si deve ammettere che non è granchè piacevole vedersi riconsegnare uno scooterino da 16,300 Euro più accessori completamente ricoperto da una saporita “besciamella” di grasso e polvere preparata con tanta cura che sembra preparata per l’occasione dal buon Vissani…

Brava gente, per carità, ma perché incaponirsi nel mettere in fattura anche il consumo della spazzolina metallica per ripulire gli elettrodi in iridio delle candele se la voce successiva in fattura è relativa alla sostituzione delle stesse? Ehm, Gabibboooo, dove diavolo sei…?

Eccessi a parte, il tagliando è uno psicodramma per tutti ed è recitato a livello più o meno intenso e con molta partecipazione soprattutto da parte del concessionario che cerca di spillarti un adeguato numero di rosei biglietti da cinquanta euro millantando fantomatici interventi difficilmente dimostrabili ma sempre molto, molto costosi…

Per questo motivo sempre più utenti a due ruote si iscrivono a corsi specializzati per apprendere i rudimenti della nobile arte della recitazione.
E’ infatti entrato di forza nell’ “approccio standard da tagliando” il piagnisteo isterico che segue la presentazione del conto, accompagnato da sintomi di malore diffuso, rash cutaneo e manina rigorosamente tremula che compie con fatica il penoso atto della ricerca del portafogli in cui saranno -rigorosamente- assenti bancomat, carte di credito, postamat ed altre forme di valuta “rapida” a favore di cartamoneta di piccolo, piccolissimo taglio e naturalmente monetine a profusione così da prolungare quanto più possibile l’inevitabile pagamento cercando di abbattere per sfinimento le pretese del vampiro…


Io prediligo le monete da 10 EuroCent… usualmente dopo i primi quindici minuti di mantra contereccio, il concessionario ben sfiancato dall’accorto lavoro di logorio concede qualche spicciolo di sconto…
Sapete, serve per lavar via la besciamella dalla moto… :D

La moto serve ancora per acchiappare?

Posted in Picconate on 28 Ottobre 2007 by Saponetto

cat9.jpg   Alcuni giorni fa stavo fornendo assistenza psicologica a mio nipote, preso tra il fuoco delle spinte ormonali e l’altrettanto rovente fuoco della passione per le due ruote, entrambi tipici della critica età dei 14 anni.


Per il primo problema non potevo far molto, oltre che ascoltare eventuali dubbi o perplessità sull’annosa, irrisolvibile questione delle api e dei fiori e della loro pratica applicazione copulatoria… per il secondo forse potevo essere di maggiore ed immediato aiuto… almeno così pensavo…Che moto scegliere? Automatica o “marciata”? E se la scelta cadrà sulla “marciata”, sarà una stradale, una enduro o una naked? Sarà a causa delle sue cattive frequentazioni, sarà perché bazzica un po’ troppo spesso sotto il mio garage, sarà che il GSR gli piace parecchio, alla fine la sua scelta è caduta su una naked, la Drakon 50 della Malaguti.

Bel “cinquantone” nervoso, un moderno erede dei leggendari “tuboni” degli anni ’80 con pinza radiale, scarico sottosella e look aggressivo ma soprattutto, come ha esordito improvvisamente descrivendolo… con una sella degna di tal nome!

Un dubbio improvviso… che importanza ha la sella, rispetto al telaio, i freni ed il motore? … Soffrirà mica di emorroidi ‘sto nipote, che si preoccupa così tanto della sella?
Il mio sguardo dubbioso doveva essere così evidente che il nipotino, pazientemente, si è ritenuto in dovere di spiegarmi che voleva riunire questa dicotomia perfetta tra sesso e moto, motivando la sua scelta con la inoppugnabile frase: “Con questa sella posso andare in giro ad acchiappare!”…

Folgorato da questa applicazione di perfetta strategia d’acquisto finalizzata alla totale soddisfazione del cliente ho potuto solo controbattere al giovine motosuino che forse il sellino posteriore del Drakon è un pochino duretto per queste acrobazie glandolari e che, probabilmente, avrebbe dovuto considerare mezzi appena più accoglienti per i morbidi glutei delle pulzelle da trasportare verso le più o meno improbabili alcove di cui un quattordicenne tipo può disporre…

La risposta è stata talmente ovvia che mi son vergognato di aver posto la domanda…

“ma che stai dicendo, ‘o zio? A me serve –prima- una moto che sia anche talmente ganza da attirar fighe, del sellino –posteriore- mi importa mica tanto…”
Hmmm… Nonostante ai miei tempi gloriosi fossi riuscito a consumare un fortunoso amplesso acrobatico con mia gloriosa XJ750 durante un giro notturno lungo una amena stradina dell’Umbria peraltro piuttosto rettilinea, mi sono sentito del tutto inadeguato a ribattere alcunchè, sopraffatto dal peso di questa consapevolezza pruriginosa che mi fulminava attraverso le labbra di un prepubere…

Ancora oggi dopo decenni e decenni la motocicletta, di qualsivoglia cilindrata essa sia, adempie ancora in modo mirabile ad una delle sue funzioni basilari:

Agevolare l’Accoppiamento… ;)

Non c’è stato alcun pistolotto morale né il tentativo di dissuadere il ragazzo da questi turpi e peccaminosi intenti… preso da una forza superiore ho iniziato a fischiettare il motivetto di ”Il Cerchio della Vita”, e mentre il giovine satiro mi guardava sorridendo soddisfatto, ho preso il cellulare ed ho chiamato il mio vecchio amico che lavora nella concessionaria Malaguti per fissare un appuntamento, così da far vedere dal vivo al nipotone la sua futura cavalcatura e, qualora giudicata papabile quale promotrice di copula, negoziarne al meglio l’acquisto.

Lo spirito del pilota, evidentemente, deve venire a patti con il testosterone. :D

MotoClub… only for Your eyes…

Posted in Picconate on 28 Ottobre 2007 by Saponetto

cat14.jpg   E’ inutile… non riesco a far parte di un motoclub, non posso farci nulla… Lo so bene perchè in passato sono stato iscritto ad alcuni motoclub locali, ma non c’è stato nulla da fare… duravo sempre molto, molto poco.

Il semplice fatto di vedere la scheda di pianificazione delle uscite mensili mi ha sempre provocato la lisciatura immediata dei peli pubici… figurarsi poi cosa mi suscita il votare le iscrizioni (e chi cappero crediamo di essere per giudicare se un appassionato può o non può entrare a far parte di un accidenti di motoclub?…), telefonare ai soci per chiedere di saldare le quote annuali, eleggere ed essere eletti nel direttivo con tutti i codazzi di gelosie, rimbrotti e mugugni, avere rapporti di circostanza con le istituzioni dovendo apparire comunque come enti morali, associazioni sportive, etc….
Tutto ciò mi rende nervoso oltre il consentito… scusate, ma il divertimento dov’è?… queste cose le faccio già per lavoro, e figurarsi se me le porto anche in moto…

Ormai i miei pochi amici sanno che sto in gruppo se la compagnia apprezza le cosette liberamente improvvisate ed assolutamente non pianificate, sennò saluto cordialmente, cambio strada e vado da solo in piena libertà… Io sono fatto così, se voglio divertirmi cerco di fare quel che mi diverte e non quel che mi dicono sia divertente.
Sono ovviamente molto ben disposto verso un sano spirito di gruppo e verso il fatto di avere una insegna o una patch perchè genera sempre un’aura di fratellanza e porta comunque ad un divertimento sano, ma è condizione sine qua non che qualsiasi iniziativa debba rimanere in un ambito piacevole, ludico, condivisibile ed assolutamente non costrittivo.


Chi ritiene di poter compensare una vita piatta e monotona con il momento sociale in cui può dire a sé stesso “qui sono qualcuno” non trova in me un facile interlocutore… Io voglio divertirmi e di certo anche loro vogliono altrettanto, ma il loro divertimento non comporta automaticamente il mio, anzi lo limita seppure involontariamente.

Ed allora via, che loro continuino a giocare ai dirigenti che io invece gioco al motociclista… così rimaniamo tutti felici e contenti!

Tanto per rimanere in argomento, di recente in azienda hanno creato di sana pianta un “Motoclub Aziendale”… la solita, scontatissima iconetta del Joe Bar Team sul volantino in bacheca, quattro parole per presentare il direttivo (urca, hanno tirato su un direttivo ancor prima di aprire i battenti…), un paio di convenzioni con aziende locali…
però, ne hanno fatte di cosette underground…


Dopo quasi una settimana il neoPresidente è passato a parlarmi ed a chiedermi se volevo aderire al motoclub… “ma dai che manchi solo tu, e vedrai quanti giretti organizziamo, siamo in tanti, eppoi vuoi mettere le convenzioni? … bla, bla, bla!… Scommetto che già immaginate come è andata a finire, vero? :D

Ascolto con calma l’editto, prendo qualche nota su iniziative e convenzioni economiche di cui questo novello motoclub gode e poi con la voce più calma che la mia formazione aziendale mi consente replico…

“Ti ringrazio per il gentile pensiero ma pur apprezzando la vostra lodevole iniziativa sociale atta a riunire sotto un’egida le tante persone che vanno in moto in questa Azienda, non ho intenzione di entrare a far parte di qualcosa che per mia esperienza so essere non rispondente al mio ideale di divertimento motociclistico”…


“Ma scherzi? Guarda, se è per la quota associativa, noi…”

“Lascia perdere le quote ed ascoltami: se questo motoclub fosse nato dall’idea di libere persone che condividono una grande passione, prima di darvi una ragione sociale di certo si sarebbe formato un solido gruppo di amici appassionati che prima di mettere su carta bollata cariche, attività e calendari avrebbero dovuto farsi molte chiacchierate e bevute, e prima ancora moltissime uscite in moto condendo magari il tutto anche con delle salutari litigate… In quel modo il motoclub sarebbe nato dalla consapevolezza del cosa fare, con quale spirito farlo e con chi farlo che solo la condivisione di idee tra amici può dare, e non dall’idea di voler dare una identità a chi -ce l’ha già- e se la tiene ben stretta.”…

“ma quindi che fai, ci stai snobbando? Ma come la pensi ?”…

“Spero di essere più comprensibile… e visto che ti inalberi smetterò anche di farti la morale perché non mi compete… Il semplice fatto che vi sentiate spinti per qualche motivo a chiedere a qualcuno di iscriversi al motoclub invece che trovarvi ad accogliere una libera ed autonoma richiesta di iscrizione non vi dice proprio nulla ?


Non realizzate che state remando nella direzione opposta a quella che perseguivate quando giravate allegramente per strada sulla vostra moto, liberi?

Mi spiace che ciò possa turbarvi ma ero, sono e rimarrò un lupo solitario.
La mia vita è questa, se vi piace possiamo fare ancora della strada assieme, altrimenti… ognuno prosegua per la sua via… spero di poter tornare a parlare con voi di moto, di birre e di amicizie piuttosto che di cariche, di direttivo e di ruoli”…

Inutile dire che da quel giorno parecchia gente mi guarda strano, ma che ci posso fare?

Come al solito, nulla di nuovo sotto il sole… :|

Cosa le moto pensano di noi…

Posted in Picconate on 28 Ottobre 2007 by Saponetto

cat17.jpg   Ad un certo punto diventa quasi una abitudine…

Pensi di avere ormai conseguito una certa pratica, in fondo sono diversi anni che vai in moto ed anche se c’è sempre quella parte insana del tuo cervello che ti dice “vai, vai, vai” ogni volta che sali in moto e non viene soddisfatta finchè le tue rètine non vedono la scritta “14” sullo sfondo rosso del tuo contagiri, ti senti sempre irrealmente sicuro di ciò che fai, perché in fondo proprio questo è il vero, potentissimo psicotonico che la moto offre generosamente a chi la pilota.

Sempre disponibile, da assumere a grandi dosi prima, durante e dopo i pasti, consigliato anche prima degli amplessi visto che funziona di certo meglio di certi “aiuti” azzurrognoli… questo veleno dolce e sottile entra in circolo e ti rende dipendente.
Sei dannatamente sicuro, anzi non capisci come mai ci siano così tante persone che insistono perché tu frequenti un corso di guida… probabilmente non capiscono che sei così sicuro perché a loro differenza, tu hai una precisa idea di quale effetto la moto ti provoca ogni volta che le sali in sella e dai gas…

Ma ti sei mai chiesto quale effetto facciamo NOI alle nostre moto?
Si sentirà anche lei esaltata, adrenalinizzata da un giro in pista o da una bella discesa da un passo montano condita da scintille dovute all’attrito delle pedaline sull’asfalto?
O penserà invece qualcosa del genere: “…se non la pianta con questo sottocoppia gli tiro l’albero a camme in fronte…”, oppure “…ma te guarda ‘sto gnocco come prende la curva, si vede che non è lui che si gioca il canotto di sterzo con ‘sti giochetti!…” o peggio, in casi estremi… “Ecco, lo sapevo, per colpa di questo ebete che non sa frenare e pensa di essere Schwantz alla prossima staccata voliamo fuori, ed io non posso fare NULLA, NULLA PER EVITARLOOO!…”

…dite che esagero?

Sicuramente, però se la vostra beneamata moto sembra stranamente rifiutarsi di fare le vostre “solite” strade montane o di prendere certe scorciatoie che solo voi ed il vostro gruppetto di amici folli conoscete ed invece funziona magnificamente su altri percorsi più civili, e se per completare il quadro il vostro meccanico di fiducia non saprà come risolvere il problema, ricordatevi quanto scritto…

Avrete una spiegazione poco razionale ma assolutamente condivisibile dello strano evento… :D