…Eh,eh,eh!
Leggo sempre più spesso su vari magazines e forum in salsa motociclistica di divertenti e quasi risibili tentativi da parte di sedicenti psicologi di suddividere e categorizzare i motociclisti in funzione del tipo di moto, delle preferenze di piega a destra o a sinistra (c’entrerà mica la politica?) della marca dello stivaletto preferita o del colore del casco…
Beh, come ben sapete io sono abbastanza rigido verso chi cerca di parlare di cose di cui ignora anche la genesi, e da quell’aitante bastian contrario che sono controbatto dicendo che non esistono categorie di motociclisti, ma bensì tipologie comportamentali intorno alle quali si costruisce tutto il sostrato di luoghi comuni che siamo usi definire “quelli che vanno in moto“… più specificamente, direi che esistono alcune grandi famiglie seppur assai poco definite, tra le quali a volte si sconfina a piacimento con divertente leggerezza dando origine al vasto mare nostrum del divertimento a due ruote.
Ovvero:
Chi ci va per diletto , è quello che non si crea problemi nè complessi, va in moto solo quando gli gira perchè in fondo non è mica un lavoro, e se non ci va perchè fuori fa troppo caldo non muore mica nessuno, tanto poi tira fuori la Smart dal garage e si gode il climatizzatore guardando con finta compassione quelli che svengono appena oltre il suo finestrino lato guida. Appena il tempo cambia, ciccia… infila la moto in garage e tira fuori l’ammiraglia per andare in ufficio, che mica si può sporcare i pantaloni che poi i clienti chi li vuole sentire.
Chi ci va per praticità, lo fa perchè le due ruote gli garantiscono un incolmabile vantaggio logistico ed un netto risparmio economico e temporale, preferenzialmente per il quotidiano circuito cittadino dove il semplice fatto di trovare parcheggio mezzora prima di quello sfigato che quando piove esce con la Smart lo ripaga di tutte le pippe che gli capitano quando d’inverno si deve mettere la tuta antipioggia o gli finisce il paragambe sugli scarichi bollenti profumando il suo abbigliamento di un insopportabile odore di plastica bruciata.
Chi ci va per abitudine lo fa perchè ha costruito le “sue” abitudini sul costante uso della moto, e adesso gli risulta addirittura difficoltoso entrare in un abitacolo di una autovettura senza avere quasi da subito dei crampi muscolari ed un evidente mal di mare, anche se la vettura è ancora ferma in garage e fuori sta già piovendo, anche se non a sufficienza da tenere a bada quello che ci va per praticità.
Chi ci va per sfida lo fa perchè “sa” che sentirà dolore, patirà freddo, rischierà cadute, e mille altre motivazioni che fermerebbero chiunque altro, tranne lui. Questo perchè “lui” è sempre in costante sfida con se stesso, che si tratti di piegar di più, di vincere la temperatura rigida, di superare l’ultima tacca del tachimetro, di far più chilometri in un giorno, di superare un crinale con un solo salto, a motore spento o chissà cos’altro, sempre e comunque alla ricerca di un limite, dell’Ultima Frontiera.
Chi ci va per vizio lo fa perchè dopo tanti anni in cui ci è andato per diletto, per vizio, per abitudine o per sfida alla fine è diventato semplicemente motodipendente, e se non riesce ad avvicinarsi ad un manubrio per più di mezz’ora comincia ad andare a caccia di riviste del settore facendo il rumore del motore con la bocca e simulando pieghe più o meno ardite voltando ogni angolo del muro di cinta, e guarda con una certa commiserazione quello che ci va per sfida che passa ogni mattina alle sette e mezzo sapendo che presto anche lui diventerà dipendente, proprio come lui.
Chi ci va per religione è arrivato allo stadio finale… ormai per lui andare in moto non è più una abitudine o un vizio ma la risposta che il Cielo gli manda per dare significato alla propria vita terrena. Asperge di acqua santa pedane e manopole della moto prima di prenderla, fà il gesto benedicente ad ogni curva che affronta e da buon asceta gira sempre con il serbatoio al limite del secco, tò, giusto un pò di vapori, crepi l’avarizia così il santino di San Cristoforo che ha attaccato sul quadrante del contagiri sarà contento di lui…
Come vedete, in realtà non si può non scherzarci su.
Non esiste alcuna categoria ma solo cose e fatti che tutti noi viviamo su due ruote, giorno dopo giorno.
Ecco perchè a giorni anche io giro per diletto, poi per sfida e poi, quando sono stanco, ci vado per praticità, e così via dicendo… L’unica grande verità, valida per tutte le espressioni dell’umano intelletto, è che qualsiasi cosa si faccia, la si dovrebbe fare sempre con la giusta dose di divertimento, e ponendo questa riflessione in relazione al contorto mondo delle due ruote, essa assume dimensione pressochè assoluta.
Si può essere allo stesso tempo dilettanti, abitudinari, sfidanti, viziosi o finanche religiosi purchè ci sia divertimento in tutte queste forme, ed è altresì bellissimo saltare con gioia e senza vincoli dall’una all’altra categoria proprio perchè andare in moto non cessi mai di essere un gran piacere che ci fa sentire sempre vivi e giovani.
A proposito… dove ho buttato le chiavi della Smart?
…potete anche ridermi alle spalle!
… ecco, per l’appunto.